"Il Napoli poteva vincere la Champions: è il migliore": Spalletti, il tributo del talismano. E Conte...

"Il patto Scudetto e quelle decisioni arbitrali ai quarti contro il Milan...", parla un fedelissimo del tecnico oggi alla guida della Juve: "Ti tocca il cuore e voli in campo"

Chi vince a Napoli diventa leggenda. Tra questi c’è Mario Rui. Vice capitano del terzo scudetto (7 assist in 22 presenze in campionato, prima della frattura del perone rimediata ad inizio aprile), fedelissimo alfiere di Luciano Spalletti. Ora svincolato, ma con un pezzo di cuore ancora al Diego Armando Maradona: per i tifosi è ancora un idolo. Mario Rui, quanta voglia di calcio le è rimasta dopo quasi un anno senza squadra? “Tantissima. Anche se mi sono disconnesso un po’ dal calcio, mi sto godendo la famiglia. Continuo ad allenarmi tanto e penso di essere molto vicino a ricominciare”. In Italia o all’estero? A tante squadre di Serie A farebbe ancora comodo uno come lei.“Si, ci sono state delle opportunità anche in Serie A, ma l’anno scorso facevo molta fatica a vedermi in un club diverso dal Napoli. Non me la sono sentita di firmare per altre squadre, penso che ripartirò dall’estero: sto molto bene fisicamente e penso di poter ancora dare qualcosa al calcio, per cui aspetto solo la chiamata giusta”. Lei a Napoli è immortale: è stato il vice capitano del terzo scudetto. Che effetto le fa? “Immortale è una parola forte, forse troppo grande per me. Sono stato fortunato: lo scudetto lì è una gioia immensa, indescrivibile. È travolgente. Principalmente ricordo che le basi per quel trionfo le mettemmo in ritiro: erano andati via tanti giocatori importanti per la squadra. A Dimaro ci siamo uniti e compattati, abbiamo fatto un patto. C’era tanta gente che dubitava di noi, tranne Spalletti. In ritiro ci siamo uniti e siamo diventati un gruppo fortissimo, stavamo proprio bene insieme”.

"Spalletti il migliore. Ma tra lui e Sarri..."

A proposito di strani effetti, ora c’è Luciano Spalletti alla Juve. Che reazione ha avuto quando l’ha saputo?“Non mi sono stupito: è il migliore, l’allenatore più affidabile. Alla Juve avevano bisogno di un grande allenatore. Col mister abbiamo trascorso tanti momenti stupendi: trovarne uno migliore di lui libero era impossibile”. È stato l’allenatore che le ha dato di più in carriera? “Farei fatica a scegliere tra lui e Sarri. Maurizio mi ha formato tecnicamente e tatticamente, mi ha trasmesso delle conoscenze calcistiche che mi sono portato dietro dappertutto. Spalletti invece è il più completo che io abbia mai avuto, penso sia il migliore per come riesce a gestire ogni aspetto del gruppo: dal campo allo spogliatoio, fino alla comunicazione”. C’è un episodio che rende inscindibile il vostro rapporto? “Mi portò a Roma, ma mi feci subito male in ritiro. Ero a terra psicologicamente, non mi sentivo mai bene dal punto di vista fisico. Lui prima della partita contro il Palermo mi ha detto ‘ti darò fiducia, anche se non stai bene. Te lo meriti per come stai lavorando’. Mi ha voluto bene, non mi ha abbandondato nei momenti più complicati: gli ho dato tutto me stesso, ma lui mi ha ripagato con il suo rispetto e la sua stima”.

 

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"I discorsi di Spalletti ci emozionavano"

Ricorda un suo discorso alla squadra? Quando è riuscito ad emozionarla? “Il bello di Spalletti è questo: lui preparava ogni discorso pre-partita per farci vivere un’emozione forte. Sapeva toccare il cuore, entravi in campo e volavi. Il merito di quello scudetto ritengo sia suo all’80%: basti pensare che dormiva a Castelvolturno, era il suo bunker. Ha sacrificato tutto per la squadra, anche la sua vita privata”. C’è Napoli-Juve, lei ha conosciuto da vicino anche Antonio Conte. Quali differenze ha notato rispetto a Spalletti“Mi ha colpito tantissimo Conte, ma ho avuto poco tempo con lui. Non lo conoscevo, pensavo fosse un allenatore difensivo. Invece da subito ha trasmesso una mentalità vincente, in ritiro ha subito imposto la sua missione: voleva che il Napoli fosse padrone del gioco. Lui e Spalletti sono onesti e diretti: caratteristiche rare da trovare nel calcio”. Lo scudetto dello scorso anno è da considerare un miracolo di Conte? “No, non è stato un miracolo. Metà di quella squadra aveva già vinto con Spalletti, anche se i giocatori venivano da un’annata molto complessa. Penso abbia avuto lo stesso peso di Spalletti nel nostro scudetto”.

"Io alla Juve? Lo dirò quando smetto"

Quanto è rimasto impressionato da McTominay l’anno scorso? “Si vedeva subito che fosse arrivato un campione, aveva una marcia in più. Ha avuto l’intelligenza di sapersi ambientare benissimo, ha trovato anche dei ragazzi splendidi che l’hanno accolto”. Vede un Napoli da scudetto? E pensa che la Juve, con una vittoria, possa tornare in corsa? “Secondo me la Juve con una vittoria può tornare in corsa per lo scudetto, anche se è molto difficile. Il Napoli penso che stia facendo bene: ha più competitività in ogni reparto e sta uscendo più forte dall’emergenza infortuni. Gli azzurri vanno temuti, pure in Europa”. Cristiano Giuntoli ha mai pensato a lei per la Juve“Ne riparliamo quando smetterò di giocare a calcio: ho troppo rispetto per il Napoli e qualsiasi mia parola può ferire. Passo”.

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"Alla Roma di Spalletti più talenti che al Napoli"

Pensa di essere stato sottovalutato in Italia? “No, non mi sono mai sentito così. Sono sempre cresciuto, anno dopo anno. Ho lottato sempre, mi sono evoluto, non ho mai ascoltato tanto il mondo esterno: è stata la mia forza”. Il giocatore più forte con cui ha condiviso il campo? Totti nell’ultimo anno di carriera aveva dei colpi assurdi. Ma in quella Roma c’erano dei campioni incredibili: penso a De Rossi, Salah, Nainggolan. Anche il Napoli che ho vissuto aveva dei fuoriclasse: Hamsik, Reina, Albiol, Koulibaly. E poi Kvara e Osimhen: sono stato fortunato”. Più forte l’ultima Roma di Spalletti o il Napoli del terzo scudetto?“Aveva più talento quella Roma, ma il mio Napoli aveva uno spirito incredibile. E pensare che per un momento abbiamo sognato anche di vincere la Champions League: ci abbiamo creduto, quando arrivi ai quarti ci speri e a livello di prestazioni facevamo paura a tutta Europa. Passò il Milan, anche con qualche episodio arbitrale spiacevole ai nostri danni”.

"Isco e Zielinski i più sottovalutati"

A proposito di scudetto, quanto era forte il legame Spalletti-Osimhen? “È stato decisivo. Ecco, Victor è uno che può giocare in qualsiasi top club del mondo. Sarebbe un problema per la Serie A se tornasse. Penso alla Juve: con uno così davanti il valore della rosa cambierebbe drasticamente”. Qual è l’uomo più sottovalutato con cui ha giocato? Isco nelle giovanili del Valencia: era veramente un fenomeno. Al Real Madrid ha vinto di tutto e di più, ma a livello individuale poteva fare ancora di più. E poi penso a Piotr Zielinski: giocatore straordinario e ragazzo splendido. Con le qualità che ha poteva essere nei top 5 centrocampisti al mondo”. Quanto finisce Napoli-Juve? “Non lo so, ma sarà una partita importante per il campionato. Il Napoli può dare un segnale alle altre, la Juve può tornare in corsa per lo scudetto se vince. E sarebbero dolori per tutti: in panchina c’è Spalletti, uno che ha già vinto. Vuol dire tanto”.

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Chi vince a Napoli diventa leggenda. Tra questi c’è Mario Rui. Vice capitano del terzo scudetto (7 assist in 22 presenze in campionato, prima della frattura del perone rimediata ad inizio aprile), fedelissimo alfiere di Luciano Spalletti. Ora svincolato, ma con un pezzo di cuore ancora al Diego Armando Maradona: per i tifosi è ancora un idolo. Mario Rui, quanta voglia di calcio le è rimasta dopo quasi un anno senza squadra? “Tantissima. Anche se mi sono disconnesso un po’ dal calcio, mi sto godendo la famiglia. Continuo ad allenarmi tanto e penso di essere molto vicino a ricominciare”. In Italia o all’estero? A tante squadre di Serie A farebbe ancora comodo uno come lei.“Si, ci sono state delle opportunità anche in Serie A, ma l’anno scorso facevo molta fatica a vedermi in un club diverso dal Napoli. Non me la sono sentita di firmare per altre squadre, penso che ripartirò dall’estero: sto molto bene fisicamente e penso di poter ancora dare qualcosa al calcio, per cui aspetto solo la chiamata giusta”. Lei a Napoli è immortale: è stato il vice capitano del terzo scudetto. Che effetto le fa? “Immortale è una parola forte, forse troppo grande per me. Sono stato fortunato: lo scudetto lì è una gioia immensa, indescrivibile. È travolgente. Principalmente ricordo che le basi per quel trionfo le mettemmo in ritiro: erano andati via tanti giocatori importanti per la squadra. A Dimaro ci siamo uniti e compattati, abbiamo fatto un patto. C’era tanta gente che dubitava di noi, tranne Spalletti. In ritiro ci siamo uniti e siamo diventati un gruppo fortissimo, stavamo proprio bene insieme”.

"Spalletti il migliore. Ma tra lui e Sarri..."

A proposito di strani effetti, ora c’è Luciano Spalletti alla Juve. Che reazione ha avuto quando l’ha saputo?“Non mi sono stupito: è il migliore, l’allenatore più affidabile. Alla Juve avevano bisogno di un grande allenatore. Col mister abbiamo trascorso tanti momenti stupendi: trovarne uno migliore di lui libero era impossibile”. È stato l’allenatore che le ha dato di più in carriera? “Farei fatica a scegliere tra lui e Sarri. Maurizio mi ha formato tecnicamente e tatticamente, mi ha trasmesso delle conoscenze calcistiche che mi sono portato dietro dappertutto. Spalletti invece è il più completo che io abbia mai avuto, penso sia il migliore per come riesce a gestire ogni aspetto del gruppo: dal campo allo spogliatoio, fino alla comunicazione”. C’è un episodio che rende inscindibile il vostro rapporto? “Mi portò a Roma, ma mi feci subito male in ritiro. Ero a terra psicologicamente, non mi sentivo mai bene dal punto di vista fisico. Lui prima della partita contro il Palermo mi ha detto ‘ti darò fiducia, anche se non stai bene. Te lo meriti per come stai lavorando’. Mi ha voluto bene, non mi ha abbandondato nei momenti più complicati: gli ho dato tutto me stesso, ma lui mi ha ripagato con il suo rispetto e la sua stima”.

 

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