Il Sassuolo sogna il colpo Grosso. Gioco di parole un po’ scontato e al tempo stesso immediato per fotografare il brillante momento della formazione neroverde, arrampicatasi a ridosso della zona Europa grazie ai 13 punti ottenuti nelle ultime 7 giornate. Un rendimento che ha fatto volare la squadra allenata dal campione del mondo dai bassifondi della classifica all’ottavo posto in un mese e mezzo. Mica male per una neopromossa, è proprio il caso di dirlo. Merito del grande lavoro effettuato in questi mesi da Fabio Grosso che, risultati alla mano, è tra i suoi ex compagni del trionfo di Berlino quello che sta facendo meglio in panchina. Due promozioni dalla Serie B alla Serie A nell’ultimo triennio, prima col Frosinone e poi con la formazione emiliana. Entrambe guidate al salto di categoria attraverso cavalcate caratterizzate, oltre che dalle numerose vittorie, dalla brillantezza del gioco proposto. Idee offensive all’insegna di quel 4-3-3 diventato negli ultimi due lustri un vero e proprio marchio di fabbrica dalle parti del Mapei Stadium. Il primo a vararlo in maniera vincente, portando il Sassuolo nel 2016 addirittura alla fase a gironi di Europa League, era stato Eusebio Di Francesco.
Reparto offensivo super
Anni ruggenti bissati poi dal ciclo targato Roberto De Zerbi, il cui triennio aveva avuto l’effetto di consolidare la società della famiglia Squinzi alle spalle delle big. La retrocessione in B del maggio 2024 sembrava aver fatto calare il sipario sulla favola a tinte neroverdi e invece Giovanni Carnevali, coadiuvato dal ds Checco Palmieri, ha avuto l’ennesima intuizione geniale per la panchina del Sassuolo: Grosso, appunto. Un anno e mezzo dopo l’arrivo del tecnico pescarese, gli emiliani hanno dapprima riconquistato la massima serie e ora sognano in grande. L’obiettivo Conference - come è normale che sia in questa fase - nessuno si azzarda a citarlo, anche perché il traguardo dichiarato e da centrare a ogni costo resta la salvezza. Nel calcio, però, l’appetito vien mangiando e tra le squadre che, almeno sulla carta, dovrebbero occupare la colonna di destra della graduatoria nessuna ha un reparto offensivo forte e variegato come quello a disposizione di Grosso. Da Berardi a Laurienté passando per Pinamonti fino a due giovani talenti come Fadera e Volpato. Un’abbondanza da formazione che gioca ogni tre giorni e non soltanto una volta a settimana, visto che in rosa ci sono pure Cheddira e Moro.
Le ultime esperienze di Grosso
Un settebello offensivo che parecchi club più blasonati non vantano. Ecco perché il Sassuolo si è già messo alle spalle compagini più quotate come Lazio, Atalanta, Torino e Fiorentina e ora spera di acciuffare il Como, avanti di due punti dopo aver speso però 250 milioni negli ultimi 18 mesi. Tornando a Grosso: dopo l’ottimo cammino alla guida della Primavera della Juventus (lanciati tra gli altri Kean e Fagioli) è passato tra i professionisti alla guida di Bari e Verona. Esperienze in chiaroscuro ma altrettanto formative che gli sono valse la chiamata del Brescia in Serie A. Col vulcanico Cellino, però, i tecnici spesso durano meno di un gatto in tangenziale e così Grosso dopo sole 3 partite è stato esonerato. Un brusco stop che però non ha spento le ambizioni dell’ex terzino che, dopo la parentesi al Sion, nel marzo 2021 è approdato a Frosinone, trovandovi l’habitat ideale per sviluppare le sue idee calcistiche. Salvezza in corsa e promozione per prendere il volo verso Lione. Un’esperienza sofferta culminata con la terribile aggressione subita a Marsiglia dai tifosi dell’Om che gli è costata 15 punti di sutura. Un incubo spazzato via grazie al Sassuolo, che ora si gode il suo nuovo profeta della panchina.
