Vigna, il tifoso granata che restaurerà il Filadelfia: “Amo il Torino, non spio”

L’imprenditore edile: “La nostra storia non può cadere a pezzi”

Vigna, il tifoso granata che restaurerà il Filadelfia: “Amo il Torino, non spio”

I tifosi granata per il Torino. O meglio: il Toro – inteso come quell’insieme di valori e ideali – ancora una volta al centro dei pensieri e delle azioni dei torinisti di fede. Come Gian Luca Vigna, co-titolare dell’azienda Fiammengo Federico Srl e granatissimo, che si è offerto di mettere in sicurezza una delle vecchie gradinate Anni 20 del Filadelfia (il cosiddetto “moncone” che si affaccia sull’omonima via e che sta cadendo a pezzi). A Tuttosport, l'imprenditore ha raccontato come è nata l’idea, ma non solo.

Vigna, lei è un privato che ha scelto di dare il suo apporto per il Filadelfia. Com’è nata l’idea?
«Avevamo proposto anni fa di mettere a posto uno dei due monconi, ma poi è andato tutto scemando per varie vicissitudini interne alla Fondazione Filadelfia. La presenza di Luca Asvisio in Fondazione, unita alla mia entrata nel Circolo Soci Torino Fc, ci ha spinti a riproporre l'idea, nonostante l’altra metà della Fiammengo sia di fede bianconera». Ride.

In che modo interverrete sul moncone e quanto tempo ci vorrà per ultimare i lavori? «L'intervento ha un costo abbastanza elevato, anche perché c’è il vincolo della Soprintendenza. Prima metteremo in sicurezza la struttura, poi a metà febbraio continueremo con gli altri interventi per i quali servono prodotti che non riescono ad agire con le basse temperature. Tutto, ovviamente, dopo il nulla osta della Fondazione. Tengo a precisare che non cerco assolutamente pubblicità: lo faccio perché la fede granata è più forte di tutto e mi spiace vedere un pezzo di storia ridotto in queste condizioni. Iniziamo con un moncone e poi vediamo».

Il suo è il gesto di un tifoso appassionato. Ci racconta del suo passato granata? «Qualche giorno fa ho ritrovato la vecchia bandiera con cui andavo allo stadio con mio padre. Erano i tempi di Leo Junior, che a 14 anni era il mio idolo insieme con Zaccarelli. Quando puoi dare una mano, cerchi di farlo. In questo caso è proprio un afflato sentimentale. Provo ancora una grande emozione nel vedere lo stemma del Toro, anche se in campo non dà spesso soddisfazioni. Fino allo scoppio della pandemia siamo stati sponsor, ma dopo abbiamo mollato. Non è detto che non torneremo, anche se in sostanza ero diventato accompagnatore dei clienti, e non era nemmeno facile riempire il palco visti i risultati».

Tutti gli approfondimenti nell'edizione odierna di Tuttosport

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