Toro-Milan, ritorna la Maratona e si va verso il pienone (ma con tanti milanisti)

Capieza di nuovo al 100%, come nel pre-Covid, cori e striscioni: timori per le commistioni fuori dal settore ospiti, ricordando gli "esperimenti"
Toro-Milan, ritorna la Maratona e si va verso il pienone (ma con tanti milanisti)© Manuela Viganti/Agenzia Aldo Liverani sas

TORINO - Oggi sono settecentottantanove, domenica saranno settecentonovantadue: i giorni trascorsi dall’ultima volta che lo stadio Olimpico, fu Comunale e oggi Grande Torino, aveva potuto riempirsi a piacimento, al limite potenziale della sua capienza. Era domenica 8 febbraio 2020, il Covid aveva già cominciato a mordere la nostra salute fisica e mentale, a minare le nostre abitudini e le nostre dinamiche sociali, i luoghi pubblici stavano per essere chiusi o comunque limitati nella loro frequentazione, come gli spostamenti liberi e le relazioni umane, ovunque vi fosse rischio di assembramenti, parola che di colpo assunse un’accezione sinistra. I granata ospitavano la Sampdoria (era il debutto di Longo in panchina dopo i tracolli di Mazzarri: finì 3-1 per i doriani di Quagliarella e dell’allora indiavolato Ramirez) e sugli spalti vennero registrati 20.446 spettatori - tra paganti, abbonati e imbucati -, quasi ottomila in meno del massimo consentito certificato dal Torino FC, affittuario dell’impianto, ma comunque tanti.

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La relazione Cairo-tifosi

Tantissimi, poi, se rapportati ai successivi deserti, inizialmente legati alla pandemia ma via via sempre più connessi anche alla delusione per le prestazioni del Toro e alla progressiva disaffezione della tifoseria. Una tifoseria minata nella sua essenza tradizionale dalla gestione Cairo; che ha narcotizzato l’amore popolare, annullato lo spirito di condivisione fra la gente granata e la società (non più) di riferimento, frazionato in mille rivoli di dissenso (per intensità e modalità di protesta) quello che un tempo era un blocco unico e unito di passione al punto da essere celebre in tutto il mondo del calcio, frustrato quasi ogni fiducia nella possibilità di un riscatto, di una redenzione, di un salto finalmente verso l’alto dopo diciassette anni di gestione all’insegna della mediocrità più o meno aurea.

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Non sempre il tifo granata ha sostenuto a dovere la squadra

Emblematica, al riguardo, la scarsissima affluenza anche quando la squadra di Juric ha riacceso qualche entusiasmo nel gioco e nei risultati - specialmente in casa, non più terra di conquista - prima della recente crisi comunque mitigata dalla grande prova con l’Inter e dalla fresca vittoria di Salerno. Le diecimila presenze (e avessi detto) si sono superate in pochissime circostanze: appunto contro i nerazzurri di Inzaghi, nella partita-fregatura dell’accoppiata Guida & Massa, quando si andò oltre i 15 mila con la capienza al 75 per cento; poi nel derby d’andata (12 mila e rotti), ancora contro la Samp (ma per l’invasione dei bambini delle Academy granata, bella da vedere ma poco impattante a livello sonoro, e comunque non pagante) e in occasione della sconfitta con il Cagliari. Il tecnico croato ha patito quei vuoti, ha avvertito il problema, ha rivolto più appelli alla gente, integrandoli alle sferzate verso la dirigenza proprio per far capire ai tifosi che lui e loro vogliono, vorrebbero la stessa cosa: un Toro degno di essere considerato di nuovo un top club; e se non proprio top almeno degno di rispetto, considerazione e - perché no - timore. Almeno sul campo.

Ci saranno tanti tifosi rossoneri

Quello che incuteva a tutti, pure ai più forti e potenti, quando era trascinato e rappresentato dalla "curva più bella" (d’Italia, d’Europa, del mondo a seconda dei sondaggi nel nostro Paese o all’estero): la Maratona. La Curva Maratona, ecco. Il coronavirus non è del tutto debellato, tuttavia le misure di prevenzione si sono allentate; così non soltanto lo stadio potrà di nuovo riempirsi, volendo, al 100%, ma molti esponenti della tifoseria organizzata o comunque reduci della vecchia guardia - che per un motivo o per l’altro in questi due anni si erano chiamati fuori - torneranno domenica ai loro posti. Con tanto di striscioni (di recente ridotti ai minimi termini, se non inesistenti, come i tradizionali e robusti cori di sostegno) su quei gradoni un tempo cuore pulsante del granatismo urlato all’unisono in faccia al mondo, a prescindere da idee politiche o fazioni di altra natura. Due curve rumorose e colorate - di là c’è la Primavera, culla del “nuovo” tifo - sono fondamentali per accrescere la forza del Toro in campo, che si affollino anche gli altri settori o meno. Stavolta, va da sé, si dovrebbe fare il pieno (o quasi) ovunque. Il bello - o il brutto: dipende da come verrà gestita la problematica - è che buona parte del pubblico sarà di fede milanista. La squadra di Pioli, al di là del balordo 0-0 col Bologna, è in testa alla classifica e sogna lo scudetto. Su Torino - come esorcizzato, ma senza troppa convinzione, dallo stesso Juric sabato scorso ("speriamo che quelli del Milan non vengano in troppi") - convoglieranno migliaia e migliaia di tifosi rossoneri, decisi a occupare non soltanto il settore ospiti (già esaurito), complici le deboli restrizioni nell’acquisto libero dei biglietti; si prospetta una certa commistione, in prossimità del cosiddetto “spicchio” per i trasfertisti e nei distinti centrali. Sul web circolano insistenti appelli in tal senso, invitando ad accaparrarsi in fretta i tagliandi ancora disponibili.

Non è una partita rose e fiori

Torino-Milan non sarà in sé una partita particolarmente ad alto rischio, però nemmeno è mai stata rose e fiori. E in ogni caso il tristissimo precedente del famigerato "esperimento sociale" (definizione dell’ex questore De Matteis, dopo le retate e i Daspo - poi in gran parte revocati - ai danni dei Torino Hooligans) nell’autunno del 2019, in occasione dei match contro Napoli e soprattutto Inter, impone riflessioni e accortezza, oltre che misure di sicurezza all’altezza. Il ritorno della “vecchia” Maratona può essere un regalo per il presente e ancor più una ricchezza per il futuro: questo nell’auspicio di una compattezza ritrovata nella tifoseria, ora condizionata da pregi e difetti dello spontaneismo sparso e isolato, nonché da una dimensione più famigliare, peraltro ricercata e privilegiata ormai da quasi tutti i club nel calcio moderno. Lo stadio pieno sarà già di per sé una festa. Ma anche le feste vanno organizzate e gestite bene. Altrimenti, se mischi un po’ di tutto, senza fare selezione e prevenzione, spesso finiscono in rissa pure quelle.

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