Papà Sottil: "Sì, mio figlio sogna di allenare il Toro"

Claudio, padre del tecnico dell'Udinese: "È nel suo destino dopo il vivaio e la coppa vinta con Mondonico". Ora la prima contro i granata
Papà Sottil: "Sì, mio figlio sogna di allenare il Toro"© www.imagephotoagency.it

No, per lui non sarà una partita normale. «Conoscendolo, in queste notti farà fatica a chiudere occhio», sentenzia papà Claudio. Per Andrea Sottil la sfida contro il Toro è un tuffo nel passato. Con la sua Udinese è diventato l’allenatore rivelazione della Serie A, ma il ritorno alle origini provoca emozioni uniche. Per la prima volta affronta i granata da allenatore: non era ancora mai successo. Eppure la sua storia è molto legata al Toro. Nasce a Venaria Reale nel 1974, ma la sua alba calcistica è a Savonera, una piccola frazione che collega il suo paese natale a Druento. Claudio Sottil, classe 1949, racconta: «Quando Andrea era piccolo si era formata una squadra d’oratorio a Savonera, nella quale giocava anche Fabio Artico (l’ex direttore sportivo dell’Alessandria, ndr). Ma ad un certo punto, mentre gli si stava incurvando un po’ la schiena, ha iniziato a fare karate per correggere la postura. Si divideva fra il calcio e le arti marziali. Poi il tecnico Ezio D’Herin», in quegli anni un punto di riferimento importante nel calcio dilettantistico piemontese, «convinse Andrea a prendere parte ad un torneo in Svizzera col Venaria. E da quel momento è iniziata la scalata». La prima porta che si apre, per Sottil, è quella del Filadelfia. Andrea ha 11 anni e l’amichevole disputata dal Venaria contro il Toro gli cambia la vita. Il padre ricorda nitidamente quel giorno: «Metà Anni 80. Io ero a capo di un’officina meccanica, ma per quell’amichevole al Filadelfia presi un permesso dal lavoro: era un momento che sognavamo da tempo. Quel giorno sugli spalti c’erano anche i giocatori della prima squadra Caso e Schachner, che insieme all’avvocato Cozzolino, storico responsabile del vivaio granata, guardarono la gara. Al fischio finale, sapevo che il Toro avrebbe preso Andrea: disputò un partitone. A quell’età aveva caratteristiche uniche: il colpo di testa, il modo di muovere il pallone e il tempismo negli interventi in scivolata, figli degli anni di karate. Cozzolino fece una testa così a Schachner su Andrea, aveva notato subito il suo potenziale».

Sottill, passione Torino

Claudio Sottil entra al Filadelfia e non esce più di lì, metaforicamente parlando: «Ho tifato Toro per tutta la vita, quello era un luogo magico, con allenatori che ti insegnavano a giocare a calcio e a stare al mondo: Naretto, Dalla Riva, Vatta e Rampanti su tutti, ma anche Marchetto, che ti formava dalla A alla Z sui fondamentali. Da quel Toro erano usciti e ancora uscivano campioni, giocatori che in Serie A facevano subito la differenza. Lì si respirava calcio come da nessun'altra parte in Italia, era l'ambiente ideale per diventare dei professionisti». Sottil vinse lo Scudetto Primavera nel 1992, al termine di una doppia finale epica contro la Reggina. Di quella stagione il padre Claudio ricorda però un altro momento: «All’ultima giornata c’erano due sfide: Milan-Toro e Juve-Brescia. Per andare in finale Andrea doveva vincere e contemporaneamente i bianconeri dovevano perdere in casa: andò esattamente così. Io ero a Sesto San Giovanni con un amico a vederlo e mi fumai un intero pacchetto di sigarette per la tensione». E chissà quanti se ne sarà divorati nel giorno dell’esordio di Sottil in prima squadra, con la maglia del Toro. Il babbo non dimentica: «Il 6 dicembre 1992 è una data storica per tutta la nostra famiglia. Ricordo la felicità di mia moglie Olga, che teneva moltissimo ai progressi di Andrea. Torino-Foggia 1-1 resta indimenticabile per noi. Dobbiamo ringraziare Emiliano Mondonico per aver permesso a nostro figlio di realizzare il suo più grande desiderio». Il rapporto fra Andrea e il "Mondo", infatti, era stupendo: «Ancora oggi, parlando in sua memoria, lo considero il suo secondo padre: Mondonico chiamava sempre lui e il suo amico Della Morte (oggi tecnico dell’Under 15 del Toro, ndr) in prima squadra. Lo voleva sempre con lui perché gli piaceva il suo carattere combattivo in campo. Andrea fuori dal prato verde era un tenerone, ma dentro diventava una bestia. Marcava gente come Gascoigne e Caniggia senza paura, nonostante fosse giovanissimo». Claudio aggiunge un aneddoto su Mondonico: «Andrea, oltre a conquistare la Coppa Italia col Toro, ne vinse una con la Fiorentina contro l’Atalanta proprio di Mondonico, che a fine partita gli disse: “Sottiletta, vieni a Bergamo con me l’anno prossimo”. Lui ci andò di corsa: avevano un legame unico».

Sottil, la scelta Udinese

Poi Andrea migrò verso Udine. Il padre benedice quella scelta: «Parliamo di una grande piazza, da giocatore Andrea ha amato l’Udinese alla follia. E da allenatore ha detto subito di sì: non si aspettava questa chiamata in estate. Lo hanno scelto per le caratteristiche dei giocatori: fisici, dinamici, arrembanti. Proprio come lui, che ha fatto tanta gavetta: non mi stupisce che sia così in alto, ha una fame allucinante». Dopodomani Udinese-Toro, ma Claudio non fa sconti ai granata: «Tiferò per Andrea. Sono stato in difficoltà solo per Udinese-Fiorentina: speravo in un 3-2 finale, però con doppietta di mio nipote Riccardo»: e ride. Ma un giorno Sottil tornerà a Torino? «Domenica sarà molto emozionato, com’è normale che sia: ha sempre sognato di allenare il Toro e ora se lo ritrova di fronte. Non ha mai avuto la possibilità di tornare dopo che Calleri cedette lui e Cois alla Fiorentina nel ‘94: per il futuro chissà, ma dire mai. Ma per Andrea oggi esiste solo l’Udinese e conoscendolo sarà ancora infuriato per il ko col Monza in Coppa Italia: è un martello».
Un ringraziamento, poi, Claudio Sottil lo riserva ad Antonio Comi: «Quando smise di giocare, Andrea era sempre nervoso, sua moglie non vedeva l’ora che si levasse un po’ dai piedi, cercava una panchina. Fu Comi a consigliarlo al Lucento», storica squadra dilettantistica torinese: «Gli affidarono i Giovanissimi ’96 e la sua carriera è decollata da lì». Nel 2011, dai dilettanti, intraprende un viaggio che lo porta nel giro di 11 anni alla Dacia Arena. Il padre è orgogliosissimo di suo figlio: «Dopo la vittoria contro la Roma, in tanti pensavano che l’Udinese in alta classifica fosse un caso. Ma ha battuto anche Fiorentina, Inter e Sassuolo, fermando poi Atalanta e Lazio: sono troppi casi ormai, vuol dire che Andrea allena una squadra forte, a cui è riuscito a dare una grande organizzazione». In cielo, Mamma Olga e Mondonico saranno fieri di lui.

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