Juric, che imbarazzo a Torino Channel!

Sulla tv della società di Cairo, l'allenatore esplicita la sua rabbia per i giocatori fisici "che ci mancano dall'inizio dell'anno" e per le carenze cui "dovrebbero pensare altri". Poi il siparietto con l'intervistatrice

TORINO - La scena è stata tra l’esilarante e l’imbarazzante, anche se poi - ripensandoci - alla fine della fiera fa soltanto venire il nervoso, ai tifosi del Toro. Nervoso come era Ivan Juric, nel dopo partita dell’Olimpico, quando per contratto doveva rispondere alle domande di Torino Channel, con la giornalista inviata dalla web tv del club di Cairo comprensibilmente impegnata a gestire - con calma e bravura, va detto - i condivisibilissimi deragliamenti dialettici del tecnico croato.

Il video galeotto di Juric-Vagnati

Un rischio costante che deve provocare non poca ansia, in chi lavora alle dipendenze del presidente editore più inviso alla piazza granata in oltre un secolo di glorie e delusioni, imprese e fallimenti, cadute e risalite. Pur avendo aperto gli occhi a qualcuno, non è che ci fosse bisogno del video rubato la scorsa estate con l’allucinante litigata/rissa tra lo stesso Juric e Davide Vagnati per sapere, o anche solo intuire, quale fosse (e ancora sia, malgrado i velenose bene imposti dall’alto) la natura delle dinamiche e delle relazioni interne al Torino Fc, sull’asse allenatore/ds o dt, quel che l’è/proprietario.

Contento? No: Juric è arrabbiato

E insomma, Roma-Torino è finita da poco, i granata nel solito finale smoscia-entusiasmi si sono fatti acchiappare dai mourinhiani che dopo il gol di Linetty l’avevano buttata in caciara sicuri prima o poi di rabastare qualcosa (e infatti vedi, rigore di Belotti a parte, anche la discutibile posizione di Ibanez in fuorigioco a due passi da Milinkovic-Savic sul tiro vincente di Matic; discutibile ma che quasi nessuno ha discusso) e a Juric girano a elica. Gli viene chiesto se reputi il risultato comunque corretto e lui parte con il rammarico, il dispiacere, ponendo l’accento sulla fisicità e sui cambi di spessore mancati nel finale per contenere gli assalti giallorossi (fisicità la cui carenza, non colmata sul mercato dopo le partenze - soprattutto - di Pobega e Mandragora, è stata denunciata per mesi e mesi dall’allenatore e da Tuttosport) e “portare a casa una vittoria meritata come questa sul piano del gioco”. “Bisogna avere una struttura fisica completamente diversa per reggere - chiarisce meglio il concetto Juric - e abbiamo perso per questa ragione”. Perso, dice, anziché pareggiato, facendo capire come non ottenere quasi mai nel risultato quanto legittimato attraverso il gioco rappresenti per lui una sconfitta. Per lui e per chi vive il Toro come un’ambizione e non come un tirare a campare tra la mediocrità e il medio cabotaggio, cioè, adeguandosi all’accontentismo imperante da 17 anni.

Carenze e doveri di Cairo

“Dominare così all’Olimpico e non fare tre punti per me è un’occasione sprecata” rimarca. Insomma, bravi, bella prestazione, ragazzi fantastici, ma non c’è per niente da essere contenti, il senso. Al che la collega, vedendo la faccia di Juric e annusando l’aria che tira, con garbo e diplomazia prova a ricondurre il discorso sui binari del buon consuntivo nelle ultime partite, per la serie: tutto sommato c’è da essere soddisfatti arrivati a questo punto, no? E qui parte lo spettacolo vero: a cominciare dalle smorfie eloquenti di Ivan il Credibile. “Siamo arrivati al punto che va tutto bene ma…”. Ma? “Ma cioè in questo momento per me c’è molto rammarico perché vedo la squadra giocare alla grande però ci mancano le cose per fare di più. E’ dall’inizio dell’anno che non le abbiamo (zac, ndr) e ci devono pensare bene altri a come fanno le cose (arizac, ndr bis)”.

Massì, fate voi di Torino Channel

Si percepiscono il fastidio di Juric e il gelo che si crea attorno a lui, per quanto la giornalista sia lesta a farlo durare un istante brevissimo, ripartendo alla carica: potete giocarvela contro tutti però, questo lo avete dimostrato… E lì Juric, un po’ per gentilezza nei riguardi dell’intervistatrice un po’ perché si rende conto che sta parlando al canale tematico della società, si lascia andare a un sorriso che probabilmente in un altro contesto non gli sarebbe mai venuto fuori. “No, mettila tu sul binario tuo, quello che vuoi tu, che va bene, dai, hai ragione te…”. Ride lui, ride lei. “Massì, cioè, sono arrabbiato, dai. Poi siamo su Torino Channel e allora…”. Lo sguardo rivolto all’insù, dove ci sta l’insegna della tv, altre risate, un ultimo consuntivo più composto ma parimenti significativo, tra ulteriori “rammaricato” e “dispiaciuto”. La verità è che “io vorrei sempre il massimo, ma dopo le partite ti rimane questa sensazione di voler fare ancora di più, ancora meglio” anche se i ragazzi sono stati stupendi e ci mancava questo e quello, e qui e là. “Bene, dai, non mi fraintendere, tutto bene…” (altri sorrisi sardonici) “ma è che quando perdi o pareggi così io ci rimango male veramente”. Poi finisce più o meno a tarallucci e vino con i programmi per le vacanze mondiali, tuttavia resta il mantra del “vogliamo alzare l’asticella”, facendo rendere di più i giocatori e migliorando i metodi di lavoro guardando anche a come fanno all’estero. Già, perché per lui il Toro è un top club, e a quei livelli vorrebbe riportarlo. Lui. Buon Mondiale, va là. Qui Torino Channel e l’incavolatura di Juric, a voi la linea.

Juric e il Torino che vuole diventare grande: «Ci devono pensare altri»
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Juric e il Torino che vuole diventare grande: «Ci devono pensare altri»

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