Toro, il flop dei secondi tempi mai grave come adesso

Dopo l’intervallo il Toro implode troppo spesso, quando invece dovrebbe accelerare e lanciarsi all’attacco: segna di meno e incassa il 75% dei gol

Parlare di coitus interruptus sarebbe fin troppo aulico e in fin dei conti inappropriato per questo Toro, che ci appare molto più terra terra nel senso di seduto. I granata tendono a fermarsi già in una fase molto precedente, a metà strada nel (presunto) terreno di conquista. E questa predisposizione autocastrante tende a manifestarsi troppo spesso: una annichilente ricorrenza. Guardiamo anche solo alle ultime 7 partite, da fine dicembre: contro l’Udinese in casa (1-1) gli assalti si erano rarefatti nel corso della ripresa in un labirinto di difficoltà, sino a rasentare il disastro finale (gol beffa di Zarraga all’81’ su papera di Milinkovic-Savic, con pareggio miracolistico di Ilic a 2 minuti dal termine). La successiva trasferta a Firenze rappresentò persino una fossa delle Marianne, sotto questo punto di vista. Dopo un primo tempo giocato con buona personalità, anche costruendo opportunità, la squadra di Juric iniziò a implodere abbassando la propria statura tattica e caratteriale, concedendo troppo e attaccando troppo poco. La rete decisiva del viola Ranieri all’83’ finì così per risultare un esito quasi prevedibile.

Torino, i numeri che preoccupano

Contro il Napoli, come a inizio dicembre contro l’Atalanta, uno dei pochi Gronchi rosa della stagione: vantaggio conquistato nel primo tempo, poi una ripresa in discesa per via dell’espulsione lampo di Mazzocchi e della dissoluzione di quel Napoli, infilzato altre 2 volte. A Marassi, la settimana dopo, la nuova epifania del vorrei ma non posso: equilibrio sostanziale, sofferenze ripetute e più Genoa che Toro, nel complesso dell’atletismo offensivo e dei pericoli generati. Quindi la trasferta in Sardegna: 2 a 0 dopo la prima frazione (Zapata&Ricci), poi una ripresa costellata da qualche contropiede sprecato in un crescendo cagliaritano emerso sull’onda dei nervi e di sostituzioni tutte votate all’attacco, tanto più dopo la rete di Viola al 77’. Brividi da paura e mischioni continui in area, fino alla liberazione finale. Infine, le ultime due partite: 0 a 0 in casa con la Salernitana e 1 a 1 a Reggio Emilia. Un solo tiro nello specchio contro i campani ed è tutto dire: la Salernitana ha incassato 47 reti in questo campionato, in media 2 a incontro.

Delusione Juric contro il Sassuolo

Ma ciò che più ha gambizzato l’entusiasmo e le speranze è stato l’atteggiamento stesso della squadra di Juric: compassata, lenta, prevedibile, in un calo del desiderio coinciso con il depauperamento della lucidità e degli affondi. Soltanto un grande giro in tondo, prolungato, con scarsa verve e nemmanco il sostegno di un vero forcing disperato, come si dice, quando tenti il tutto per tutto per spaccare la crosta difensiva. E col Sassuolo, l’altra sera? Proprio quando ci si doveva attendere la ricerca della zampata nella ripresa, con un baricentro più alto e un predominio crescente contro una formazione falcidiata da assenze pesanti e reduce da 3 ko di fila, il Torino è nuovamente imploso in un grigiore complessivo, senza nerbo e quindi anche senza sale, con l’unico acuto di quel colpo di testa al 96’ di Zapata vanificato da Consigli. Un’altra occasione persa, ma perché innanzi tutto non abbastanza cercata: questa l’amara, sconfortante sensazione che resta.

Incubo secondo tempo

Motivazioni caratteriali (uno spirito al ribasso), atletiche (la stanchezza sui volti dei più: né si può sperare che il solo Bellanova crei pericoli correndo su e giù per 90 minuti) e tattiche (sostituzioni per lo più conservative e scelte di gioco monocordi) ci paiono alla radice di questa ricorrenza perdente sul piano del rendimento, con l’aggiunta di una panchina globalmente modesta, quanto a indice di qualità. Gli assalti spumeggianti e orgogliosi della prima stagione di Juric sono ormai solo un ricordo. Nei secondi tempi il Torino segna appena di meno statisticamente (10 reti contro le 11 dei primi 45’), ma soprattutto incassa molto di più: 15 reti subite dopo l’intervallo (il 75%), solo 5 nella frazione iniziale (il Torino è la squadra che ha subito meno gol nei primi 30’ di gioco: 2). E ogni flop acuisce il pregresso, rendendo più grave il trend proprio perché inibisce le speranze di rimonta in classifica. I granata hanno il poco esaltante record di 0 a 0 (già 5), il terzultimo attacco del campionato e il medesimo numero di punti della prima stagione di Juric. All’epoca, però, vedevamo sovente in campo 11 garibaldini. Adesso, nei secondi tempi, più riservisti, se non proprio dei pensionati.

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