© AS Roma via Getty ImagesTORINO - L’ombra di Daniele De Rossi è sempre più evidente, tutt’attorno al profilo in bilico di Marco Baroni. Lo scrivevamo sul giornale di ieri, a maggior ragione dobbiamo ripeterci oggi. Ed evocando concetti ancor più ampi e nello stesso tempo... concentrici. Su queste colonne si era già ricordato ripetutamente il legame di stima molto forte che lega Urbano Cairo a De Rossi, non a caso incontrato dal presidente del Torino già prima di ingaggiare Baroni, al tramonto della scorsa primavera. Ebbene, da ieri pomeriggio, in crescendo, sono decollate ulteriori voci nel mondo del mercato, tra dirigenti e procuratori, sul possibile approdo di De Rossi in granata, al posto di Baroni. Poi, in serata, un ulteriore sviluppo, in ogni caso dirimente, fondamentale. Ovvero la fumata bianca delle trattative tra il tecnico e i vertici della Roma per la risoluzione del contratto, che legava De Rossi alla sua squadra del cuore (squadra dell’anima, squadra della vita: la Maggica). Legame contrattuale terminato, d’ora in poi anche ufficialmente: con il tecnico che ha rinunciato a 4 milioni, alla fine, pur di poter tornare in gioco. Si ricorderà: nel giugno del 2024 De Rossi aveva firmato il rinnovo, sino al 2027, con un ingaggio netto da 3 milioni di euro a stagione più bonus. Di qui il peso e il significato della notevole rinuncia economica, frutto di grandi motivazioni. Importante sottolineare poi un altro aspetto: le trattative per la rescissione con la Roma non sono partite all’improvviso nella giornata di ieri, ma erano in corso già da alcune settimane, proprio per il grande desiderio di Daniele di rimettersi in gioco, di tornare ad allenare. Tuttavia negli ultimi giorni il tecnico ha impresso un’ulteriore accelerata alle discussioni, sino ad accettare una risoluzione un po’ meno... favorevole del previsto, dal punto di vista economico. Tutto molto indicativo, sì, a conferma delle sue motivazioni: enormi, crescenti.
Cairo pensa a De Rossi
I nuovi contatti con i vertici del Torino sono sulla bocca di tanti, nel mondo del mercato. Confidenze ufficiose, pissi pissi, indiscrezioni. Cairo è tornato a pensare a De Rossi con grande... intensità, per non dire altro. La situazione di Baroni è sempre più a rischio: raccontano come la sua autorevolezza professionale sia stata minata (davanti agli occhi del presidente e del suo dt Vagnati) dalla crisi profonda di risultati e dai problemi emersi senza soluzione di continuità, anzi apparsi sempre più grandi fino alla sconcertante sconfitta di Parma, dopo l’incredibile tracollo con l’Atalanta. Sabato, Lazio-Toro. Sì, la Lazio, proprio l’ex squadra di Baroni, che il tecnico ha perduto definitivamente dopo l’addio all’Europa, con Claudio Lotito che voleva di nuovo Maurizio Sarri. Poi la sosta per le nazionali, quindi il Napoli a Torino, sabato 18. Un calendario spaventoso, per questo Torino di Baroni, già terribilmente in bilico fin d’ora, con la possibilità che quella di sabato a Roma possa essere la sua ultima partita da allenatore granata. Puntualizzando subito, però, che se Baroni dovesse mai pagare con l’esonero, non si ridurrebbero in nessun modo le gravi responsabilità a monte della società, di Cairo e del suo scudiero sportivo Vagnati. Innanzi tutto per il mercato scombiccherato e incoerente ancora una volta condotto dal Torino Fc, in un’estate che ha visto la rosa per l’ennesima volta smontata e rimontata in una rivoluzione al solito dannosa. Baroni, insomma, pagherebbe anche colpe non sue. E il fatto che sia il 17° allenatore di Cairo, in 20 anni, non è certo un dettaglio numerico: i risultati sono quasi sempre fallimentari o comunque quasi sempre deludenti, ma soltanto il presidente non cambia mai.
