Torino, l’umiliazione dei tifosi Il rischio della catastrofe B

I granata hanno perso otto partite delle ultime undici: il trend, dunque, è di quelli pericolosissimi e ha creato una evidente sfiducia nella squadra
Torino, l’umiliazione dei tifosi Il rischio della catastrofe B© © TVRG Roberto Garavaglia/ag. Aldo Liverani

L’umiliazione che i tifosi non meritano. Lo sprofondo agonistico di una squadra che si fa palleggiare in faccia e trasforma una partita di Serie A in un blando allenamento per gli avversari. L’imbarazzo per l’imbarazzo dei giocatori del Como che, nei minuti finali, si passano il pallone per non infierire oltre il già deprimente 6-0. L’irritante mancanza di rispetto nei confronti della maglia, della gente, perfino del campionato. Il menefreghismo di chi finge di non comprendere la portata di quattro sconfitte consecutive e il rischio, per nulla remoto, di essere risucchiati in zona retrocessione. C’è una fine alle sofferenze dei tifosi del Toro? Un fondo oltre il quale non è più possibile scavare, scoprendo altri abissi di disonore della storia e disprezzo dell’amore di chi, nonostante tutto e tutti, non abdica alla fede?

Trend pericoloco e fantasmi del passato

Sostengono i saggi del pallone che perdere uno a zero e perdere sei a zero, in campionato, sia la stessa cosa: sempre zero punti vale la sconfitta. Non hanno tutti i torti, ma proviamo ad analizzare la situazione del Torino FC. 
Il Torino ha perso otto partite delle ultime undici: il trend, dunque, è di quelli pericolosissimi, perché ha creato una evidente sfiducia nella squadra e il senso di una avvilita rassegnazione che non promettono niente di buono sul fronte psicologico. A Como, per intendersi, hanno sofferto pure le grandi (e qualcuna ci ha pure perso), quindi lo scandalo non è la sconfitta in sé, ma il modo orripilante con il quale è arrivata, con la totale assenza di anima da parte della squadra granata, e il fatto che sia l’ennesima di una serie. 
Il Torino sembra trovarsi nella stessa situazione psicoagonistica del finale della scorsa stagione, quando, raggiunta la tranquillità, Vanoli aveva perso il controllo della squadra che aveva iniziato le vacanze con un mese e mezzo di anticipo. Una circostanza che aveva frustrato le già frustratissime illusioni europee dei tifosi, ma non aveva fatto rischiare la retrocessione. Ripetere l’avventurosa esperienza con un intero girone davanti potrebbe costare di più che un calcio al cuore dei tifosi, perché la zona B non è esattamente lontanissima. Anzi. Il Genoa, il Lecce e la Fiorentina, indipendentemente dai risultati, paiono squadre decisamente più vive, convinte e pronte a quella battaglia brutta, sporca e cattiva, altrimenti nota come lotta per non retrocedere.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Torino

Nessuna identità di gioco

Il Torino di questa stagione non ci ha capito nulla fin dall’estate. La mancanza di un progetto coerente ha molti esempi, ma vale la pena ricordarne uno solo. Ceduto Ricci con ricca plusvalenza, si è proceduto per un mese e mezzo di mercato senza sentire l’esigenza di un regista, per poi scoprire, all’improvviso, quanto fosse indispensabile e, a fine agosto, gettarsi su Asllani, ritenuto imprescindibile. Oggi Asllani è fuori rosa e si cerca di trovare il modo di restituirlo all’Inter. La squadra, insomma, non solo non è stata rinforzata dalla campagna acquisti estiva, ma è stata indebolita e ora ne paga le conseguenze. 
Il Torino non ha un’identità tattica. Per i primi due mesi della stagione, Baroni ha cambiato quattro volte il sistema di gioco, frullando le idee della squadra che, ancora oggi, fatica a trovare punti di riferimento o sicurezza nei movimenti. Sì, è vero, ci sono stati exploit (l’ultimo in Coppa Italia contro la Roma) nei quali la squadra è riuscita a esprimere qualcosa di buono, ma la totale mancanza di continuità di queste prestazioni lascia pensare a estemporanei allineamenti planetari nelle performance dei giocatori più forti, non certo per un progetto che offra garanzie per i prossimi quattro mesi.

Una squadra allo sbando

Il Torino è una squadra allo sbando. Nel senso che l’impressione che si ha da fuori, soprattutto nelle ultime quattro sconfitte (anzi, otto!), è di un gruppo che non segue più l’allenatore, consciamente o inconsciamente sfiduciato. Una squadra che crede nel suo tecnico e in quello che può darle continuando a guidarla mette in scena una reazione completamente diversa da quella di ieri. E non solo sul 2-0 per il Como, ma anche sul 3-0, sul 4-0 e sul 5-0. L’inconsistenza caratteriale mostrata al Sinigaglia è un segnale che va colto. E non per dare tutte le colpe a Baroni, ma per salvare il salvabile. Sulla distribuzione delle colpe, da Cairo a Vagnati a Baroni, si può discutere e si deve discutere, ma ora la priorità è la salvezza del Toro. 
Siamo entrati nell’anno in cui si celebrano i cinquant’anni dell’ultimo scudetto. È vero che la beffarda punteggiatura della recente storia del Torino è data da perfidi scherzi del destino e mortificanti sputi sulla storia di uno dei club più gloriosi al mondo, ma a tutto deve esserci un limite e quella ricorrenza, anche solo simbolicamente, deve rappresentare la linea del Piave della sopportazione del popolo granata. 

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L’umiliazione che i tifosi non meritano. Lo sprofondo agonistico di una squadra che si fa palleggiare in faccia e trasforma una partita di Serie A in un blando allenamento per gli avversari. L’imbarazzo per l’imbarazzo dei giocatori del Como che, nei minuti finali, si passano il pallone per non infierire oltre il già deprimente 6-0. L’irritante mancanza di rispetto nei confronti della maglia, della gente, perfino del campionato. Il menefreghismo di chi finge di non comprendere la portata di quattro sconfitte consecutive e il rischio, per nulla remoto, di essere risucchiati in zona retrocessione. C’è una fine alle sofferenze dei tifosi del Toro? Un fondo oltre il quale non è più possibile scavare, scoprendo altri abissi di disonore della storia e disprezzo dell’amore di chi, nonostante tutto e tutti, non abdica alla fede?

Trend pericoloco e fantasmi del passato

Sostengono i saggi del pallone che perdere uno a zero e perdere sei a zero, in campionato, sia la stessa cosa: sempre zero punti vale la sconfitta. Non hanno tutti i torti, ma proviamo ad analizzare la situazione del Torino FC. 
Il Torino ha perso otto partite delle ultime undici: il trend, dunque, è di quelli pericolosissimi, perché ha creato una evidente sfiducia nella squadra e il senso di una avvilita rassegnazione che non promettono niente di buono sul fronte psicologico. A Como, per intendersi, hanno sofferto pure le grandi (e qualcuna ci ha pure perso), quindi lo scandalo non è la sconfitta in sé, ma il modo orripilante con il quale è arrivata, con la totale assenza di anima da parte della squadra granata, e il fatto che sia l’ennesima di una serie. 
Il Torino sembra trovarsi nella stessa situazione psicoagonistica del finale della scorsa stagione, quando, raggiunta la tranquillità, Vanoli aveva perso il controllo della squadra che aveva iniziato le vacanze con un mese e mezzo di anticipo. Una circostanza che aveva frustrato le già frustratissime illusioni europee dei tifosi, ma non aveva fatto rischiare la retrocessione. Ripetere l’avventurosa esperienza con un intero girone davanti potrebbe costare di più che un calcio al cuore dei tifosi, perché la zona B non è esattamente lontanissima. Anzi. Il Genoa, il Lecce e la Fiorentina, indipendentemente dai risultati, paiono squadre decisamente più vive, convinte e pronte a quella battaglia brutta, sporca e cattiva, altrimenti nota come lotta per non retrocedere.

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