Cairo: "Non ho ricevuto offerte per il Toro. Stadio? Spero in un accordo". Poi fa il punto sui costi

"Bisognerà capire anche che investimenti fare e valuterò a che prezzo". Ma si confonde sulle ipoteche, sulle date: e rimanda

TORINO - Vendo o non vendo. Compro o non compro. Dipende, come sempre. Più surreale di molte altre volte questa conferenza stampa di Cairo con D’Aversa al fianco: l’ultima scommessa del presidente per cercare di salvare la pellaccia in A. È uno dei momenti più drammatici. Il fallimento del progetto sportivo ventennale è sotto gli occhi di tutti. Ma era un vero progetto? Viene da dire di no. È piuttosto un tirare a campare. C’è un imprenditore che da lustri e lustri somma successi a successi in un crescendo fin inimmaginabile del business, con le sue aziende. E poi c’è un presidente (del Torino) che invece mette assieme record negativi, disastri, errori in serie, omissioni, incoerenze, fughe. Diceva Juric: «Qui al massimo si galleggia». Ma ora, con la squadra allo sbando e la classifica che c’è, sembra persino un miracolo stare a galla. Conferenza surreale. E con la solita litania dei 2 settimi posti in 20 anni... E i 60 mila tifosi per Toro-Mantova, 2006...

Conferenza stampa surreale e polemica sullo stadio

Surreale, sì: per esempio quando Cairo ha cominciato a dire che lo stadio non è più gravato dalle ipoteche soltanto «da gennaio». Gli avevamo chiesto se non fosse clamorosamente tardi (come sempre tardi per tutto), anche per le trattative sullo stadio col Comune. Il sindaco Lo Russo e l’assessore allo Sport, Carretta, ancora di recente avevano parlato di una soluzione da trovare entro l’estate, invocando una mossa da parte di Cairo. Per la serie: lo vuole comprare sì o no, lo stadio? E Cairo, ieri, pareva disceso da Marte: «Il Comune ha detto di essere disponibile a vendere lo stadio solo da gennaio, perché prima c’erano le ipoteche». No, presidente. Proprio no, gli abbiamo detto. Le ipoteche sono state levate dal sindaco, d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, a inizio luglio: con tanto anche di comunicati ufficiali e dichiarazioni (e tante volte lo stesso Cairo tra l’estate e l’autunno aveva parlato della sua «volontà di discutere al più presto col sindaco dell’acquisto dello stadio, ora che non ci sono più le ipoteche»). Ma ieri insisteva, incredibilmente: «No, assolutamente! Le ipoteche sono state tolte solo adesso, di recente». E noi di nuovo a dirgli: no, presidente! No. Da luglio. Per cui il Torino di Cairo è in clamoroso ritardo, come quasi sempre su quasi su tutto. Ma sembrava di avere di fronte quel Cairo di qualche anno fa, quando “presentò” il giardino a Torino intitolato a Mazzola arrivando a dire che non aveva neanche le scarpe, Valentino, quando Novo lo prese. Ma se giocava in A nel Venezia! E aveva anche vinto una Coppa Italia, in laguna! Forse Cairo non aveva imparato bene la storia, all’ultimo. Su Wikipedia?

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Torino

Strategie sul futuro dell’impianto e trattative in corso

Tergiversare, tirare a campare: il Torino Fc. «Va beh…. Comunque sia, stiamo parlando di uno stadio che prima non era disponibile per la vendita, per le ipoteche. Dopodiché ci siamo incontrati col sindaco ed è cominciato un rapporto per vedere quali possano essere le valutazioni... C’è anche un tema della perizia dello stadio... molto più recente... (la perizia chiesta dalla Giunta alla Praxi per una possibile base d’asta, ndr). È tutto un discorso in fieri, non dipende tutto da noi, non so ancora il valore della perizia, dovremmo saperlo a breve...». Prima aveva già dribblato, alla sua maniera: «C’è un lavoro sotto traccia... me ne occupo io... ma ho anche incaricato il nostro consigliere Bellino... mi sta coadiuvando nella valutazione per arrivare a presentare un’offerta… per vedere se troviamo un punto d’intesa col Comune... stiamo valutando anche come si potrebbe cambiare lo stadio… quale formula per l’eventuale acquisto… se per 99 anni… Bisogna conoscere lo stadio in tutti i suoi aspetti… capire anche gli investimenti da fare se dovessimo averlo in proprietà… Come fu per il Delle Alpi alla Juve... capire come potrebbe essere il legame commerciale… e quindi poi si arriverebbe a un’offerta di cui parlare col Comune… intanto facciamo una valutazione... quale può essere il valore dell’impianto... ho visto che lo stadio di Udine è stato venduto a 4,8 milioni... quello di Bergamo a poco più di 8... questi sono i valori di riferimento... e poi bisogna capire quali interventi straordinari vanno fatti, le manutenzioni che doveva fare il Comune... anche il tema della metratura commerciale... tutto va valutato... poi arriveremo a un’offerta... spero che sia possibile trovare un accordo col Comune proficuo per entrambi... siamo molto legati a questo stadio... saremmo ben felici... stiamo lavorando per presentare un’offerta accettabile che tenga conto anche delle valutazioni fatte per gli stadi in Italia...». Eccetera. Tutto così. Un girare in tondo, vien da dire. Un tergiversare da luglio: e dopo 20 anni! Forse per poi chiedere al Comune una nuova deroga sull’affitto oltre la scadenza del 31 dicembre? O per cercare di farsi dare lo stadio non diciamo gratis ma quasi?

Possibile vendita del club e scenari futuri

E prima o dopo venderà il Torino: oppure no. «Un anno fa dissi che ero disponibilissimo a vendere. Se ci fosse stato qualcuno più bravo di me, più disponibile a fare investimenti milionari, avrei dato la disponibilità. Ma a oggi non ho avuto offerte. Più che dire pubblicamente che sono disponibile a considerare una vendita, non so cosa fare». Forse perché chiede troppo? Forse perché in realtà non vuole vendere? Forse perché non crea i presupposti, anzi? Ha dato un mandato a vendere il club?, gli abbiamo chiesto. «Non potete sapere se un mandato c’è o no. Sono cose riservate».

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TORINO - Vendo o non vendo. Compro o non compro. Dipende, come sempre. Più surreale di molte altre volte questa conferenza stampa di Cairo con D’Aversa al fianco: l’ultima scommessa del presidente per cercare di salvare la pellaccia in A. È uno dei momenti più drammatici. Il fallimento del progetto sportivo ventennale è sotto gli occhi di tutti. Ma era un vero progetto? Viene da dire di no. È piuttosto un tirare a campare. C’è un imprenditore che da lustri e lustri somma successi a successi in un crescendo fin inimmaginabile del business, con le sue aziende. E poi c’è un presidente (del Torino) che invece mette assieme record negativi, disastri, errori in serie, omissioni, incoerenze, fughe. Diceva Juric: «Qui al massimo si galleggia». Ma ora, con la squadra allo sbando e la classifica che c’è, sembra persino un miracolo stare a galla. Conferenza surreale. E con la solita litania dei 2 settimi posti in 20 anni... E i 60 mila tifosi per Toro-Mantova, 2006...

Conferenza stampa surreale e polemica sullo stadio

Surreale, sì: per esempio quando Cairo ha cominciato a dire che lo stadio non è più gravato dalle ipoteche soltanto «da gennaio». Gli avevamo chiesto se non fosse clamorosamente tardi (come sempre tardi per tutto), anche per le trattative sullo stadio col Comune. Il sindaco Lo Russo e l’assessore allo Sport, Carretta, ancora di recente avevano parlato di una soluzione da trovare entro l’estate, invocando una mossa da parte di Cairo. Per la serie: lo vuole comprare sì o no, lo stadio? E Cairo, ieri, pareva disceso da Marte: «Il Comune ha detto di essere disponibile a vendere lo stadio solo da gennaio, perché prima c’erano le ipoteche». No, presidente. Proprio no, gli abbiamo detto. Le ipoteche sono state levate dal sindaco, d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, a inizio luglio: con tanto anche di comunicati ufficiali e dichiarazioni (e tante volte lo stesso Cairo tra l’estate e l’autunno aveva parlato della sua «volontà di discutere al più presto col sindaco dell’acquisto dello stadio, ora che non ci sono più le ipoteche»). Ma ieri insisteva, incredibilmente: «No, assolutamente! Le ipoteche sono state tolte solo adesso, di recente». E noi di nuovo a dirgli: no, presidente! No. Da luglio. Per cui il Torino di Cairo è in clamoroso ritardo, come quasi sempre su quasi su tutto. Ma sembrava di avere di fronte quel Cairo di qualche anno fa, quando “presentò” il giardino a Torino intitolato a Mazzola arrivando a dire che non aveva neanche le scarpe, Valentino, quando Novo lo prese. Ma se giocava in A nel Venezia! E aveva anche vinto una Coppa Italia, in laguna! Forse Cairo non aveva imparato bene la storia, all’ultimo. Su Wikipedia?

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