Como, cura Roberts: garantisce Titì Henry

L’ex bomber, socio dei lariani, l’ha consigliato al club dopo che è finita la deroga per Fabregas
Como, cura Roberts: garantisce Titì Henry© /Agenzia Aldo Liverani Sas

Soffia un vento gallese sul Como, ma il cuore resta spagnolo (e il cervello indonesiano). Ha debuttato con una vittoria agevole, 4-0 allo Spezia, il nuovo Como targato Osian Roberts, il tecnico – nome suggerito da Thierry Henry, che del Como è un socio – chiamato a guidare la squadra fino al termine della stagione. A lui si è pensato prima del termine della deroga concessa a Cesc Fabregas. L'ex campione del mondo ha guidato la squadra per sei partite, prima di Natale, dopo l'esonero di Moreno Longo, parso lì per lì al limite del surreale, dopo una vittoria e dopo 7 punti in tre partite. Roberts ha potuto debuttare solo sabato scorso, dopo aver risolto qualche intoppo burocratico.

Roberts, stessa linea di Fabregas

Ma il suo ingaggio non significa cambiamento di linea. Che è dettata ancora da Fabregas, con Roberts – lo ha detto in sede di presentazione – che si inserisce come capoallenatore in uno staff: «Ho avuto responsabilità nella mia carriera come direttore tecnico, spesso ho avuto l'ultima parola. La formazione? La faccio io, certamente». Le sue idee ricalcano quelle della gestione di Fabregas: possesso palla, con l'idea di dominare la partita. Ma anche aperture importanti, per velocizzare la manovra: «Quando si può far male in tre passaggi, perché impiegarne trenta? La squadra deve capire quando si può». Un lavoro partito dopo la sostituzione di Longo, non immediato. La squadra, in questo senso, ha fatto fatica ad essere dominante nel recente passato. Ma a Cosenza e (soprattutto) in casa con lo Spezia si è avuta l'idea di una trasformazione.

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Como, occhio ai moduli

Occhio quindi ai moduli, perché quello è il punto di partenza. Con Fabregas, la squadra ha giocato con un 4-2-3-1, un 3-2-4-1 in fase di impostazione. Ma andava in qualche modo valorizzato il “talismano” Alessandro Gabrielloni al fianco di Cutrone, entrambi in grande forma. A Cosenza c’è stata la novità delle due punte, con Cutrone più esterno a sinistra.   Contro lo Spezia, al debutto di Roberts, si è visto un 4-4-2, piuttosto netto, ma sempre 4-2-3-1, con Cutrone dietro a Gabrielloni, in fase di ripiegamento. Ora, la vera sfida è trovare gli equilibri che consentano un modulo a trazione anteriore, con i quattro uomini offensivi, autentica “fissa” di Fabregas.

Como, l'idea Belotti e la Serie A

Con Da Cunha ormai depositario della fascia sinistra, è a destra che si sono via via alternati gli equilibratori: Iovine, Vignali, Cassandro, fino a Blanco, rispolverato sabato dopo una vita in panchina e in tribuna. C’è curiosità sulle scelte di mercato, dove la società sta agendo ma senza ansie. Sistemate solo le uscite (Filippo Scaglia e Tommaso Arrigoni al Sudtirol, Luca Vignali allo Spezia, Alberto Cerri vicino all’Empoli), si sta chiudendo con l’attaccante l’italoamericano Nicholas Gioacchini. Piacciono sempre il giovane centrocampista offensivo scozzese Rocco Vata del Celtic e il mediano olandese Thom Haye. L’idea “Gallo” Belotti? Una suggestione di inizio mercato. Ma solo il fatto di aver bussato alla porta di un attaccante di Serie A, fa capire che in riva al Lario non si è disposti a scherzare. E che la Serie A, possibilmente senza passare dai playoff, è un obiettivo reale.

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Soffia un vento gallese sul Como, ma il cuore resta spagnolo (e il cervello indonesiano). Ha debuttato con una vittoria agevole, 4-0 allo Spezia, il nuovo Como targato Osian Roberts, il tecnico – nome suggerito da Thierry Henry, che del Como è un socio – chiamato a guidare la squadra fino al termine della stagione. A lui si è pensato prima del termine della deroga concessa a Cesc Fabregas. L'ex campione del mondo ha guidato la squadra per sei partite, prima di Natale, dopo l'esonero di Moreno Longo, parso lì per lì al limite del surreale, dopo una vittoria e dopo 7 punti in tre partite. Roberts ha potuto debuttare solo sabato scorso, dopo aver risolto qualche intoppo burocratico.

Roberts, stessa linea di Fabregas

Ma il suo ingaggio non significa cambiamento di linea. Che è dettata ancora da Fabregas, con Roberts – lo ha detto in sede di presentazione – che si inserisce come capoallenatore in uno staff: «Ho avuto responsabilità nella mia carriera come direttore tecnico, spesso ho avuto l'ultima parola. La formazione? La faccio io, certamente». Le sue idee ricalcano quelle della gestione di Fabregas: possesso palla, con l'idea di dominare la partita. Ma anche aperture importanti, per velocizzare la manovra: «Quando si può far male in tre passaggi, perché impiegarne trenta? La squadra deve capire quando si può». Un lavoro partito dopo la sostituzione di Longo, non immediato. La squadra, in questo senso, ha fatto fatica ad essere dominante nel recente passato. Ma a Cosenza e (soprattutto) in casa con lo Spezia si è avuta l'idea di una trasformazione.

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