© ANSASoltanto pochi giorni fa, la proprietà aveva parlato di Serie A da raggiungere in tre anni. Nello scorso turno, per i ragazzi di Abate era arrivata la bella vittoria nel derby con l’Avellino (2-0), con cui la Juve Stabia si conferma come il secondo club campano per importanza, dietro al Napoli. Un risultato che ha portato le Vespe stabiesi al 7° posto, in piena zona playoff, con gli stessi punti di una corazzata come il Venezia e sulla scia della scorsa grande annata, la migliore nella storia della Juve Stabia, chiusa al 5° posto in B e in semifinale playoff, sconfitta (con qualche rimpianto) dalla Cremonese, poi salita in A. Insomma, tutto lasciava presagire che per la Juve Stabia anche questa potesse essere un’altra stagione formidabile. E invece no. Per il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, il club di Castellammare di Stabia è subordinato alla camorra, in particolare ai clan D’Alessandro e Imparato. E per questo, a causa di presunte infiltrazioni mafiose, è stata disposta l’amministrazione controllata del club, in base a una legge nata ai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino e riformata più recentemente. Il provvedimento, susseguente a un equivalente di sequestro per “violazione del Codice antimafia”, è stato richiesto dalla Direzione nazionale antimafia ed è stato eseguito dalla polizia della Questura di Napoli. È il terzo caso in Italia, dopo quelli di Foggia e Crotone in C. Questo però, per i fatti contestati, sembrerebbe più grave. Al punto che, per bonificare l’attività del club, la magistratura potrebbe chiedere alla Figc il rinvio di alcune gare della Juve Stabia, cosa non accaduta per Foggia e Crotone che non hanno subito provvedimenti del genere.
L'indagine è nata a febbraio
Per Melillo, gli spostamenti della squadra, la sicurezza, il beveraggio e le gestione dei biglietti erano tutti nelle mani della camorra. L’indagine è nata a febbraio, quando da un normale controllo s’è scoperto che una persona ritenuta legata al clan degli Imparato si occupava della sicurezza. Da notare che nella scorsa annata la tifoseria della Juve Stabia era stata colpita da 38 misure di Daspo: 22 di loro, sarebbero riconducibili ai clan D’Alessandro e Imparato. Ma, sempre secondo gli inquirenti, anche i Daspo di fatto non funzionavano. Perché c’era chi alterava i dati dei soggetti sottoposti al provvedimento di esclusione dallo stadio per consentire loro di entrare lo stesso al Menti. Non solo, si contesta anche una massiccia diffusione di biglietti omaggio coi quali diversi camorristi avrebbero assistito gratuitamente alle partite della Juve Stabia. Il club campano domenica è atteso dalla trasferta di Padova. La prima partita interna invece, dovrebbe giocarsi mercoledì 29, quando al Menti sbarcherà il Bari. E chissà se per quella data i fatti contestati saranno stati nel frattempo sistemati.
