TORINO - Mai una sosta lunga (dopo il GP di Melbourne non si corre sino a fine mese, il GP dell’Azerbaijan è in calendario il 30 settembre) giunge così utile per la Ferrari. Perché quanto è emerso in Australia è che poco alla volta - e ancora prima che arrivino le tanto attese modifiche - alla Ferrari stanno cominciando a capire la difficile SF-23: sotto questo aspetto, la sosta permetterà agli ingegneri di proseguire il lavoro di sviluppo e arrivare a Imola (ma qualcosa forse ci sarà già a Baku) con una monoposto rivista. E tuttavia la sosta sarà importante perché permetterà una sorta di reset anche sul fronte piloti. Ieri Charles Leclerc ha commesso un errore del tutto evitabile all’inizio della gara e Carlos Sainz lo ha imitato in chiusura. Nel primo caso, s’è gettata al vento una potenziale buona corsa che, alla luce del rendimento dell’unica Rossa superstite, avrebbe forse potuto portare un risultato positivo; nel secondo caso è stata sprecata la possibilità di conquistare dei punti che, in questo momento di assoluta penuria, sarebbero stati quanto mai utili.
Il nodo contratti all'orizzonte
La situazione di Leclerc, al netto del fatto che un errore lo si può sempre commettere, sembra il segnale di uno stato d’animo tutt’altro che sereno. Il monegasco non aveva messo in conto di compiere un passo indietro rispetto al 2022 e accusa il colpo, le sue espressioni facciali e il suo body language sono più eloquenti delle sue dichiarazioni. Leclerc sente il peso delle stagioni che scorrono, ora è nel penultimo anno del contratto con la Ferrari, sa che non vincerà il titolo (non quest’anno) e comprensibilmente non è tranquillo. Sainz è in una situazione simile, ieri ha sprecato una gara segnata da un’eccellente rimonta. Anche lui dovrà discutere il contratto, magari guardandosi in giro. Il reset servirà anche a loro, per scacciare le troppe ombre che gravano sui rispettivi stati d’animo e provare ripartire. Perché nel disastro “australiano” entrambi ci hanno messo la firma. E questo non va per niente bene.
