Ferrari, ora servono i fatti: coraggio e innovazione, ma c'è una sfida impossibile con la Mercedes

Potere della passione rossa, intatta e infinita. Ma i tifosi e soprattutto l’azienda hanno bisogno di risultati concreti dopo anni di digiuno

Bella è bellissima, ma come amava dire Enzo Ferrari a ogni presentazione di una nuova macchina, meglio brutta ma vincente. Un monito per una Scuderia che da 18 anni non vince il Mondiale costruttori e da 19 quello piloti. E che è reduce da una delle stagioni più deludenti, conclusa come quarta forza del campionato dopo averlo iniziato promettendo: «Lotteremo per entrambi i titoli mondiali». Andati alla McLaren. Anche per questo al varo della SF-26, la 72ª monoposto da F1 della storia Ferrari, tutto è stato improntato al basso profilo, a parte i sorrisi goduti di Lewis Hamilton, che sembra essere tornato bambino e ai primi giorni a Maranello di un anno fa. Potere della passione rossa, intatta e infinita. Ma i tifosi e soprattutto l’azienda (che pure continua a dare grandi risultati economici) hanno bisogno di fatti. Di una svolta. Le scelte tecniche, almeno le prime viste ieri, sembrano davvero improntate sul coraggio e l’innovazione, ma c’è anche l’ombra della guerra dei motori che pare già persa in partenza con la Mercedes. Di sicuro la Ferrari ha vinto quella con sé stessa dell’organizzazione e della realizzazione.

Tutti alle strette

Presentarsi con una macchina già definita (ma che sarà molto sviluppata come annunciato e necessario, ancor più farlo bene però) e senza problemi al primo approccio in pista non era scontato. La Mercedes l’ha fatto, la Red Bull non ancora del tutto, la McLaren per nulla e ha già detto che a Barcellona si farà vedere da mercoledì, il terzo giorno della prima finestra dei test pre-campionato. La Williams per esempio ha fatto sapere che in Spagna manco ci andrà, perché la FW48 è in ritardo. Dall’Aston Martin del genio Newey tutto tace, ufficialmente la vedremo il 9 febbraio in Bahrain. Insomma, la rivoluzione regolamentare sta mettendo tutti alle strette e già esserci, partire, non è poco. Farlo con un “oggetto” rosso e pure di nuovo tanto bianco (come nella Ferrari vincente di Niki Lauda) ma soprattutto dal dna innovativo, forse finanche visionario, è qualcosa che riscalda il cuore di chi ogni anno avrebbe motivi per smettere di tifare ma non lo fa. Mai.

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