Questione di fede. Anche e soprattutto in sé stesso. Quella che aveva perso in una sequela terrificante di infortuni, dolori, paura di dover smettere. Finanche di morire. E fede nell’Aprilia. La Casa-famiglia che un anno fa proprio a Le Mans aveva dichiarato di voler lasciare dopo aver passato più tempo a piangere in un letto d’ospedale o sul divano che in pista e che (complice un manager un po’ troppo frettolosamente attirato dal dio denaro) lascerà a fine della stagione, avendo firmato prima dei test invernali un biennale con la Yamaha. Quell’Aprilia che ora Jorge Martin ha così in mano da essere tornato il Martinetor del 2024, l’anno terminato con il titolo mondiale “privato” (Pramac) e da separato in casa con la Ducati. Ducati che ora fa l’Aprilia, con la primo storico podio monopolizzato dalle RS-GP nella top class, chiuso da Ai Ogura che ci riporta il Giappone dopo 14 anni (Katsuyuki Nakasuka secondo a Valencia nel 2012) e con il “solito” Marco Bezzecchi a calcarlo per la settimana volta consecutiva, la quinta sulle cinque gare di questa stagione. L’ultimo riuscirci è stato Valentino Rossi nel 2015 del decimo Mondiale sfiorato. Titolo che il romagnolo insegue da leader, anche ora con appena un punto di vantaggio sul compagno di squadra, che due anni dopo dall’ultima (proprio a Le Mans) firma una doppietta e soprattutto vince una gara lunga dopo 588 giorni (Indonesia 2024). Nono successo in MotoGP. Primo con l’Aprilia. Un elenco così lungo alla voce superiorità che ci riporta a p punto alla Ducati padrona in lungo e in largo, anzi imperatrice, delle ultime stagioni. Aprilia prima e seconda nel Mondiale piloti, prima in quella Costruttori, prima e seconda in quello per Team (e con due soli team ) . Un dominio totale. Anche perché ha due con due carte vincenti in mano: Jorge il redento, Marco il solido. Maturo e pronto per il titolo, come dimostrano due podi in un weekend in difesa.
Sacre letture per Jorge
«Prima della gara ho letto un passo del Vangelo di Luca: diceva che sarebbe arrivata la salvezza, la redenzione - racconta lo spagnolo, lettore assiduo della Bibbia dopo i drammi vissuti un anno fa -. Sono grato per le cose negative che mi sono successe. Se le prendi come un qualcosa da cui imparare, ti rendono un uomo migliore. Mi hanno reso l’uomo che sono oggi. Felice di far parte di questo primo podio tutto Aprili a . Finché sarò qui difenderò questi colori. In questo momento siamo molto uniti». Anche se a giocarsi il podio sono i due inquilini del box nero. «Al momento Marco è il più forte sul campo - afferma Martin - , forse in futuro lotteremo ma la cosa importante è che ci sia il rispetto e che alla fine della giornata portiamo punti all’Aprilia. Abbiamo la stessa moto e i nostri commenti sono simili, ci miglioriamo a vicenda e questo ci rende competitivi. Questa è la chiave e spero che continuerà così per tutta la stagione. Significherebbe che siamo più avanti dei nostri rivali».
Bez contento a metà
Bezzecchi, non contento per aver incassato il sorpasso in rimonta da Jorge a tre giri dalla fine, condivide e soprattutto prende quello che di buono ha detto per lui il weekend francese. «Fin da venerdì n on mi sono mai sentito a mio agio, non mi sarei mai aspettato di condurre la gara per quattro quinti. Ho dato tutto e sono contento del risultato. Riuscire a metterci una pezza quando le cose sono difficili è sempre importante». Applausi all’Aprtilia. «A Noale hanno lavorato tantissimo, il loro metodo è fantastico». Ma tanta cautela. «Dobbiamo restare con i piedi per terra perché so che arriveranno piste molto difficili per noi». E guai a parlare di Mondiale. «È ancora presto, mancano tante gare - ribadisce Bez -. Al momento non ci penso troppo, ma è chiaro che è anche bello trovarsi in testa alla classifica».
Allineandosi perfettame n te con le indicazioni di Massimo Rivola su come gestire la rivalità interna per il titolo, ovvero all’insegna del rispetto. «Lottare con Jorge è tosta perché lui è velocissimo, ma nel weekend si può sempre imparare da lui - le parole del romagnol o -. Lo uso come una motivazione per diventare più forte e so che lui fa lo stesso con me. Stiamo spingendo entrambi e questo ci permette di salire di livello. Per ora le cose vanno bene, magari presto lotteremo».
