Giacomel, dramma sfiorato alle Olimpiadi: “Il mio corpo ha smesso di funzionare”

Ad Anterselva il trentino si accascia per un malore quando era in testa alla Mass Start. I suoi Giochi sono “maledetti”. Oggi le donne con l’ultima gara della regina di casa Dorothea Wierer

Inviato ad Anterselva - Dall’oro del riscatto al dramma sfiorato. Le Olimpiadi di Tommaso Giacomel e del futuro del biathlon azzurro sono maledette. Si erano aperte con l’argento scintillante della staffetta mista con Lukas Hofer e Dorothea Wierer all’ultimo testimone e Lisa Vittozzi in rampa di lancio verso il suo oro della consacrazione. Finiscono in un lettino del centro medico di Anterselva con gli elettrodi attaccati al petto per un malore che colpisce il trentino a metà di una mass start che s’era messa nel migliore dei modi. Giacomel esce in testa da secondo poligono, 10 su 10 nelle due serie a terra, il suo punto debole. Il norvegese Botn e il francese Jacquelin già fuori dai giochi, sfasati al tiro. Sembra il giorno giusto. Come nel magico gennaio di Coppa del Mondo, con tre vittorie consecutive tra Annecy e Ruhpolding.

Olimpiadi sfortunate, missione 2030

Manco il tempo di farci l’acquolina che Tommaso sparisce dai radar. È caduto? Un bastoncino rotto? Le telecamere lo ritrovano dopo, lentissimo. Si tocca il fianco. Rallenta ancora. Si ferma. Si accascia, soccorso dagli skimen azzurri. Viene trasportato alla tenda medica in pista. «Ha avuto un malore» dice la Fisi. Poi al centro medico. Ecografia ed elettrocardiogramma escludono complicazioni. Torna nella casa-albergo della squadra. «Sto bene, se posso dire di stare bene quando ho dovuto ritirarmi mentre ero in testa a una gara olimpica…» rassicura l’azzurro in un post dopo qualche ora per poi spiegare: «Il mio corpo in qualche modo ha smesso di funzionare, facevo fatica a respirare e a muovermi. La sensazione peggiore che abbia mai provato in vita mia finora». E di finire le Olimpiadi che lo vedevano tra i favoriti. «Provo frustrazione, rabbia, delusione. È devastante. Ma non mi arrenderò. Quattro anni volano e ci riproverò in Francia». Missione 2030. Nei prossimi giorni farà nuovi controlli medici (cardiaci ed ematici) «per scoprire cosa è andato storto», ma il qui e ora che è il mantra di chi ha successo disegna la sensazione di un atleta travolto dalle aspettative infrante e dallo stress. «La cosa importante è che Tommaso stia bene, la salute prima di tutto - il commento del tecnico Fabio Cianciana -. C’erano dei segnali? No, stava bene e non era mai successo. E credo che non succederà più. Le Olimpiadi in casa portano tanta pressione, faremo un bilancio alla fine». Giacomel le chiude con il sesto posto nell’Individuale bruciata da tre errori, il flop della Sprint (22°) con la rimonta-frustrazione nell’Inseguimento (9°) e la rabbia della staffetta maschile frenata da sci lenti (14ª). Un calando di risultati e un crescendo di fatica, stress. 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Olimpiadi Invernali

Miss Biathlon, quante emozioni

Saluta probabilmente del tutto (sicuramente ai Giochi) Lukas Hofer, che si toglie la soddisfazione del record di presenze alle Olimpiadi: 28 presenze-gara, una in più di Simon Eder. Il risultato passa in secondo piano: 25° posto con 8 errori. «Ho pagato la stanchezza» ammette prima di tracciare il suo bilancio-carriera. «Tante soddisfazioni, le tre medaglie in staffetta, ma anche la rabbia che mi è rimasta addosso per il quarto posto di Pechino, il podio individuale che volevo». Oggi lo farà Dorothea Wierer. Miss Biathlon chiude con la mass start che chiude i Giochi. La sua ultima gara in assoluto. A Nove Mesto è stata già celebrata nell’addio alla Coppa del Mondo (ne ha vinte due, con 20 vittorie di tappa), l’aspetta molto di più. L’abbraccio dei ventimila di Anterselva. Casa sua. Dei trionfali Mondiali 2020 (due ori e due argenti). «Spero di performare meglio rispetto alla staffetta e di godermela, sono stufa di sentire l’inno francese... - sorride Doro, che vuole rimpolpare il bottino di 4 medaglie olimpiche, una individuale (bronzo Sprint a Pechino 2022) -. So che ci sarà tantissimo tifo, sarà sicuramente emozionante. Cercherò di godermela. Non so se piangerò o riderò. Di sicuro darò il massimo». Intanto incassa l’inchino onesto e per nulla paraculo di Lisa Vittozzi, la compagna-rivale di tante battaglie rilanciata dopo l’oro nell’inseguimento («non mi appaga, andrò a caccia») vogliosa di sbandierare il tricolore alla cerimonia di chiusura di Verona con la terza medaglia. «Con Doro abbiamo vissuto dei bellissimi e dei brutti momenti insieme - ammette la sappadina -. Sicuramente ha dato tanto a questo sport, ha fatto delle cose incredibili. Spero che si possa godere la sua ultima gara qui ad Anterselva e le auguro tutto il meglio per il futuro che verrà».

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Inviato ad Anterselva - Dall’oro del riscatto al dramma sfiorato. Le Olimpiadi di Tommaso Giacomel e del futuro del biathlon azzurro sono maledette. Si erano aperte con l’argento scintillante della staffetta mista con Lukas Hofer e Dorothea Wierer all’ultimo testimone e Lisa Vittozzi in rampa di lancio verso il suo oro della consacrazione. Finiscono in un lettino del centro medico di Anterselva con gli elettrodi attaccati al petto per un malore che colpisce il trentino a metà di una mass start che s’era messa nel migliore dei modi. Giacomel esce in testa da secondo poligono, 10 su 10 nelle due serie a terra, il suo punto debole. Il norvegese Botn e il francese Jacquelin già fuori dai giochi, sfasati al tiro. Sembra il giorno giusto. Come nel magico gennaio di Coppa del Mondo, con tre vittorie consecutive tra Annecy e Ruhpolding.

Olimpiadi sfortunate, missione 2030

Manco il tempo di farci l’acquolina che Tommaso sparisce dai radar. È caduto? Un bastoncino rotto? Le telecamere lo ritrovano dopo, lentissimo. Si tocca il fianco. Rallenta ancora. Si ferma. Si accascia, soccorso dagli skimen azzurri. Viene trasportato alla tenda medica in pista. «Ha avuto un malore» dice la Fisi. Poi al centro medico. Ecografia ed elettrocardiogramma escludono complicazioni. Torna nella casa-albergo della squadra. «Sto bene, se posso dire di stare bene quando ho dovuto ritirarmi mentre ero in testa a una gara olimpica…» rassicura l’azzurro in un post dopo qualche ora per poi spiegare: «Il mio corpo in qualche modo ha smesso di funzionare, facevo fatica a respirare e a muovermi. La sensazione peggiore che abbia mai provato in vita mia finora». E di finire le Olimpiadi che lo vedevano tra i favoriti. «Provo frustrazione, rabbia, delusione. È devastante. Ma non mi arrenderò. Quattro anni volano e ci riproverò in Francia». Missione 2030. Nei prossimi giorni farà nuovi controlli medici (cardiaci ed ematici) «per scoprire cosa è andato storto», ma il qui e ora che è il mantra di chi ha successo disegna la sensazione di un atleta travolto dalle aspettative infrante e dallo stress. «La cosa importante è che Tommaso stia bene, la salute prima di tutto - il commento del tecnico Fabio Cianciana -. C’erano dei segnali? No, stava bene e non era mai successo. E credo che non succederà più. Le Olimpiadi in casa portano tanta pressione, faremo un bilancio alla fine». Giacomel le chiude con il sesto posto nell’Individuale bruciata da tre errori, il flop della Sprint (22°) con la rimonta-frustrazione nell’Inseguimento (9°) e la rabbia della staffetta maschile frenata da sci lenti (14ª). Un calando di risultati e un crescendo di fatica, stress. 

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