
Accuse di imbrogli e critiche ai punteggi dei giudici. Con le Olimpiadi al giro di boa, si alza la temperatura delle polemiche e il ghiaccio tra Cortina e Milano diventa rovente. A destare maggior stupore è lo scontro, anche verbale, nel palazzo ampezzano del curling, sport noto per il fair play tanto che gli arbitri sono quasi invisibili nello sviluppo del gioco. E invece Canada-Svezia del torneo maschile, finita 8-6 per i nordamericani a scapito dei campioni olimpici in carica, ha visto uno scambio di accuse e insulti che ha costretto la World Curling ad intervenire: niente Var ma due arbitri in più a tutto campo per osservare il lancio delle stone, è la decisione della Federazione, che ha emesso un avvertimento verbale nei confronti di un giocatore canadese per gli insulti durante la partita di ieri sera. Hanno iniziato gli svedesi, sostenendo che i canadesi stessero toccando la pietra dopo il rilascio, e chiedendo gli arbitri di tenere d'occhio gli avversari. Un fatto insolito, in uno sport in cui l'arbitro è l'extrema ratio e le questioni si risolvono tra giocatori. II Canada ha replicato chiedendo agli arbitri di fare lo stesso coi lanci della Svezia e sul campo è calato il gelo. Alla fine del penultimo end, chiuso con la Svezia capace di segnare due punti e portarsi sul 7-6, lo scontro fra Oskar Eriksson e Marc Kennedy, terzi rispettivamente di Svezia e Canada.
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"Ci hanno accusato di barare"
Allo svedese, che gli diceva che gli avrebbe mostrato un replay del suo avversario canadese che toccava più volte la pietra, Kennedy ha risposto “fottiti”. Per poi spiegare, successivamente: “Oskar ci accusava di barare. Non mi è piaciuto. Sono un curler professionista da 25 anni”. Anche perché, ha aggiunto il canadese, “ci sono dispositivi di linea di demarcazione lì. E lui continua ad accusarci di barare. Non mi è piaciuto. Quindi gli ho detto dove poteva ficcarsela”, è il senso della polemica. Una scesa quasi surreale, triste secondo il capitano Niklas Edin, che ricorda come nel piccolo mondo del curling i giocatori coinvolti abbiano amicizie di vent'anni alle spalle. Ma evidentemente l'agonismo gioca brutti scherzi anche nel mondo del curling. Da Cortina a Milano, dalle pietre al pattinaggio. A lamentarsi, qui, è la coppia americana di danza sul ghiaccio, Madison Chock ed Evan Bates, favoriti della vigilia e sconfitti dai francesi Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron. A far pendere la bilancia il punteggio attribuito dal giudice francese nettamente a favore dei connazionali, mentre cinque colleghi su nove hanno premiato gli statunitensi e tre solo lievemente i transalpini. Il tutto a valle di una prova francese costellata di errori.
"Una campagna diffamatoria"
Questo ha portato gli sconfitti a chiedere che i giudici fossero “controllati e valutati”. L'Isu, la federazione mondiale, ha difeso la giuria. Da segnalare come le coppie americana e francese si conoscano bene, perché condividono gli allenatori e si allenano entrambe a Montreal. Ad aggiungere sale al risultato finale, la storia controversa della coppia vincitrice. Beaudry e Cizeron hanno iniziato a competere assieme dopo che il partner e fidanzato di Beaudry, Nikolaj Sorensen, è stato squalificato dalla federazione canadese per “maltrattamenti sessuali”. Pena poi revocata, ma il caso è ancora pendente. Lei ha sempre difeso il compagno, ma per gareggiare è scesa in pista con Cizeron, che si era ritirato con al collo l'oro di Pechino 2022. E la loro marcia di avvicinamento a Milano è stata resa turbolenta dall'ex partner di lui, Gabriella Papadakis, che in un libro ha definito l'ex compagno come esigente, controllante e manipolatore. Una “campagna diffamatoria”, l'ha bollata Cizeron, che tra una polemica e l'altra si gode il secondo oro.