Brignone, il segreto dell'eternità: l'importanza del J Medical e le rivelazioni del fratello-allenatore

L'impresa della sciatrice azzurra dopo il grave infortunio: "Se fosse una persona normale sarebbe ancora in riabilitazione"

Sembra un film. Se uno dovesse raccontarla sarebbe una storia così. Sono orgoglioso e fiero di lei e di farne parte”. Davide Brignone, il fratello più giovane di tre anni, è commosso alle lacrime. “Emozioni fortissime, una sofferenza bellissima che mi ricorderò per sempre”. Era il talento della famiglia. In tutto. Gli infortuni l’hanno fermato. Quest’oro è anche suo. Da allenatore personale che Federica l’ha imposto otto anni fa. Davide, qual è il segreto di Federica? “La testa. Rende normale anche una giornata olimpica, fa il meglio di sé stessa nel momento giusto”. Quando ha visto la nebbia e la neve scivolosa era preoccupato? “No, ho tifato perché restasse buio. Più è difficile, più Fede fa la differenza”. Perché? “Uno ci siamo allenati, provando a metterci in gioco anche quando altri restano a casa o in albergo. Se succede un giorno all’anno e quel giorno è alle Olimpiadi sei più pronto. Due le sue qualità. È una sciatrice molto tecnica, sciolta, dinamica. Le altre devono rischiare di più”. Il pensiero delle Olimpiadi è stato determinante? “I Giochi in casa, a Cortina, sono stati sempre nella nostra testa, ma la priorità era star bene. Impensabile fare lo sportivo se non riesci a fare un piano di scale”. C’è stato uno chiave? “No, è stato un percorso con tanti alti e bassi. Ci sono tutt’ora. Fede ha male tutti i giorni. E tutti i giorni lavora e cerca di far meglio”.

Davide Brignone: "Mi sono sentito male"

Da piccola la pativa... “Abbiamo un bellissimo rapporto, ci vogliamo bene. Questa cosa mi sembra uno scherzo con tutto quello che ha vinto lei. Io niente”. Ma Fede ha iniziato veramente a vincere quando lei ha iniziato a seguirla. “Non mi prendo meriti. Io ho cercato di portare le miei idee e il mio coraggio, andando per la mia strada se penso sia quella giusta. Quello che ho fatto per Fede è stato prendermi delle responsabilità e delle decisioni, renderla più leggera in modo che si allenasse con più coraggio e soluzioni. Ha funzionato, lo dicono i risultati”. È riuscito a distinguere l’atleta dalla sorella? “In un momento così difficile era mia sorella. Guardavo alla sua vita da persona, da chi le vuole così bene. Mi sono sentito molto male, lei è stata più positiva di me. Poi in pista sono il suo allenatore e devo saper distinguere le due cose”. E ora il gigante di domenica? “Godiamoci queste emozioni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Sci alpino

L'intervista al chirurgo Andrea Panzieri

«Vista la frattura non era immaginabile. Poi conoscendo Fede, la sua caparbietà e la sua forza, dico che lei l’ha reso possibile». Andrea Panzeri, il chirurgo che da anni è il responsabile medico della Fisi, protagonista del miracolo di Sofia Goggia. Pechino 2022 e della sua follia di St.Moritz 2023 (mano rotta, operata a Milano e vittoria con andata e ritorno in meno di ventiquattro ore), parla con la freddezza dell’ortopedico che ha operato Federica Brignone e il cuore di chi è ammirato dall’atleta e dalla donna d’oro con una gamba martoriata soltanto dieci mesi fa. Dottor Panzeri, come è stato possibile? «Diciamo che è girato tutto bene sin dall’inizio. Abbiamo scelto i tempi giusti, a partire da operarla la sera stessa dell’incidente a Milano con l’equipe giusta, la scelta del JMedical di Torino. Ma la campionessa fa sempre la differenza. Se fosse una persona normale sarebbe ancora in riabilitazione. Lei ci ha messo tantissimo del suo, ma non lo abbiamo mai messo in dubbio. La chiave sta nella testa. La forza, la volontà di essere qui e non per partecipare, ma per essere competitiva».

Quando il 3 aprile ha visto le radiografie cos’ha pensato? «Ero ad operare a Lione con Gabriele Thiebat. Ci siamo guardati e detti: no, non ci possiamo credere. Siamo tornati al volo a Milano, organizzando l’intervento con anche Riccardo Accetta. Un gruppo di lavoro che mi affianca da anni. Chi specializzato sull’osso, chi sulle parti molli e i legamenti. Abbiamo inserito una placca e sette viti. Valuteremo quando toglierle». Il momento più difficile? «Trovare il giusto equilibrio tra quando caricare e piegare. Osso e legamenti hanno due tempi di recupero diversi. E il secondo intervento a luglio, perché il ginocchio non si piegava oltre i 90 gradi. è stata la svolta».

La riabilitazione al J Medical

Il JMedical perché è tifosa della Juventus? «No, perché ci permetteva di darle una tranquillità come persona per l’albergo interno e la vicinanza a casa e come atleta perché sono abituati a lavorare con campioni. Lì abbiamo l’ex fisio azzurro Federico Bristot, Marco Freschi, uno dei nostri medici storici, e il responsabile Luca Stefanini ha il fratello che lavora in squadra con noi. Il top per questo problema». Ora sarebbe meglio fermarla per completare la guarigione? «No, con certi atleti si lavora in modo diverso. Sanno i rischi che corrono e cosa devono fare. Hanno la testa che fa la differenza».

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Sembra un film. Se uno dovesse raccontarla sarebbe una storia così. Sono orgoglioso e fiero di lei e di farne parte”. Davide Brignone, il fratello più giovane di tre anni, è commosso alle lacrime. “Emozioni fortissime, una sofferenza bellissima che mi ricorderò per sempre”. Era il talento della famiglia. In tutto. Gli infortuni l’hanno fermato. Quest’oro è anche suo. Da allenatore personale che Federica l’ha imposto otto anni fa. Davide, qual è il segreto di Federica? “La testa. Rende normale anche una giornata olimpica, fa il meglio di sé stessa nel momento giusto”. Quando ha visto la nebbia e la neve scivolosa era preoccupato? “No, ho tifato perché restasse buio. Più è difficile, più Fede fa la differenza”. Perché? “Uno ci siamo allenati, provando a metterci in gioco anche quando altri restano a casa o in albergo. Se succede un giorno all’anno e quel giorno è alle Olimpiadi sei più pronto. Due le sue qualità. È una sciatrice molto tecnica, sciolta, dinamica. Le altre devono rischiare di più”. Il pensiero delle Olimpiadi è stato determinante? “I Giochi in casa, a Cortina, sono stati sempre nella nostra testa, ma la priorità era star bene. Impensabile fare lo sportivo se non riesci a fare un piano di scale”. C’è stato uno chiave? “No, è stato un percorso con tanti alti e bassi. Ci sono tutt’ora. Fede ha male tutti i giorni. E tutti i giorni lavora e cerca di far meglio”.

Davide Brignone: "Mi sono sentito male"

Da piccola la pativa... “Abbiamo un bellissimo rapporto, ci vogliamo bene. Questa cosa mi sembra uno scherzo con tutto quello che ha vinto lei. Io niente”. Ma Fede ha iniziato veramente a vincere quando lei ha iniziato a seguirla. “Non mi prendo meriti. Io ho cercato di portare le miei idee e il mio coraggio, andando per la mia strada se penso sia quella giusta. Quello che ho fatto per Fede è stato prendermi delle responsabilità e delle decisioni, renderla più leggera in modo che si allenasse con più coraggio e soluzioni. Ha funzionato, lo dicono i risultati”. È riuscito a distinguere l’atleta dalla sorella? “In un momento così difficile era mia sorella. Guardavo alla sua vita da persona, da chi le vuole così bene. Mi sono sentito molto male, lei è stata più positiva di me. Poi in pista sono il suo allenatore e devo saper distinguere le due cose”. E ora il gigante di domenica? “Godiamoci queste emozioni”.

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