Virtus Aversa e Team Volley Napoli insieme per un' A2 di vertice

Il presidente Sergio Di Meo ha annunciato la fusione fra i due club. Il team virtussino trasloca nel capoluogo abbandonando il Palajacazzi. « Il sogno di puntare alla Superlega non era più perseguibile dove istituzioni ed imprenditori ci hanno lasciati soli. Una scelta dolorosa per il nostro popolo ma necessaria per programmare il futuro ». Si legge in una nota del numero 1 del club
Virtus Aversa e Team Volley Napoli insieme per un' A2 di vertice

AVERSA (CASERTA)-Virtus Aversa e Team Volley Napoli uniranno le forze per portare avanti un progetto importante che, nelle ambizioni del presidente virtussimo Sergio Di Meo, vuole inseguire il sogno dell'approdo in Superlega. La nuova compagine giocherà nel capoluogo partenopeo lasciando lo storico Palajacazzi, fortino per tanti anni della formazione aversana. In una lunga nota lo stesso numero 1 del team ha motivato, non senza rammarico e dispiacere, i perchè di una scelta divenuta imprescindibile, visto lo scarso interesse delle istituzioni cittadine e degli imprenditori locali sul progetto pallavolistico.

La nota del presidente Sergio Di Meo

« Ci sono momenti in cui ci si trova davanti a una scelta che non si vorrebbe mai affrontare. Per mesi ho provato a resistere. A immaginare soluzioni diverse. A sperare che il contesto intorno a noi potesse finalmente dare un qualche segnale. Sono stato costretto a prendere una decisione sofferta, che ancora mi pesa dentro ogni giorno: portare il nostro progetto sportivo a Napoli. E lo dico con una sincerità che fa male. Perché la Virtus Aversa non è mai stata soltanto una squadra. È stata famiglia. È stata identità. È stata sacrificio. È stata orgoglio. È stata una parte della mia vita e della vita di chi ha creduto davvero in questo percorso. E proprio per rispetto di tutto ciò, sento il dovere di spiegarmi, senza filtri, a chi ci ha seguito, a chi ci ha amato e a chi ha fatto parte di questa storia. La verità è che questa decisione scaturisce da due motivi profondi. Il primo è il sogno. Il sogno della Superlega. Un sogno che apparteneva a mio padre e che oggi viene portato avanti da me e dai miei figli. Portare la nostra terra nel campionato di pallavolo più importante del mondo. Dimostrare che anche dal Sud, anche da una realtà come Aversa, si può costruire qualcosa di straordinario. Noi quel sogno non abbiamo mai smesso di inseguirlo. Nemmeno nei momenti più duri. Nemmeno quando sembrava impossibile. E dopo una stagione importante, culminata con la semifinale playoff di Serie A2, abbiamo capito che per continuare a crescere serviva un passo ulteriore. Ma c’è anche una realtà che non possiamo più ignorare. Aversa, purtroppo, non è mai stata davvero pronta per sostenere fino in fondo un progetto di questo livello. Fa male dirlo. Fa malissimo. Perché in questi anni abbiamo portato il nome della città in tutta Italia, abbiamo dato visibilità al territorio, abbiamo costruito risultati e credibilità sportiva, spesso andando oltre ogni limite possibile. Eppure troppo spesso ci siamo sentiti soli. La politica cittadina non ha mai davvero compreso il valore e la portata di questo progetto. Non ha mai mostrato una reale attenzione verso ciò che stavamo costruendo. E anche dopo l’annuncio della fusione, quando forse ci saremmo aspettati almeno un segnale, un confronto, una richiesta di capire, è arrivato soltanto silenzio. Un silenzio pesante. Un silenzio che fa più rumore di qualsiasi parola. Nessuno ha sentito il bisogno di chiedere cosa stesse accadendo. Nessuno ha provato a capire quali difficoltà ci fossero dietro questa scelta. Nessuno ha cercato un dialogo reale. E questo, per chi ha dedicato anni di vita e sacrifici al progetto, lascia un senso profondo di amarezza. Anche il tessuto sociale e imprenditoriale non è riuscito, nel tempo, a garantire quel sostegno necessario per sostenere un campionato di alto livello. E sugli spalti, con onestà, dobbiamo dirlo: troppo spesso ci siamo ritrovati a combattere quasi da soli. I nostri tifosi veri non sono mai mancati e a loro sarò grato per sempre. Ma erano pochi. Troppo pochi rispetto a ciò che questa squadra rappresentava e al livello che stavamo cercando di raggiungere. Ogni domenica scendevamo in campo per una città intera, ma troppo spesso quella città non riusciva a stringersi davvero attorno alla sua squadra. E questo non è un giudizio. È una constatazione dolorosa. Perché lo sport professionistico, soprattutto al Sud, senza un sostegno concreto delle istituzioni, senza una partecipazione popolare ampia e senza una base economica solida, diventa una salita impossibile da affrontare nel lungo periodo. Io non potevo più ignorarlo. Con gli amici di Napoli è nato subito qualcosa di diverso. Una visione condivisa.Un progetto strutturato. La volontà reale di costruire qualcosa che potesse durare nel tempo e garantire stabilità al nostro percorso sportivo. Il PalaJacazzi resterà per sempre casa nostra. Perché lì non abbiamo vissuto soltanto partite. Abbiamo vissuto emozioni vere. Lacrime. Abbracci. Vittorie indimenticabili. Momenti che resteranno per sempre nella memoria mia e dei miei figli. Abbiamo visto ragazzi crescere con una sciarpa della Virtus al collo. Abbiamo visto una comunità, anche se piccola, diventare parte della nostra famiglia. Ed è proprio questo che rende tutto più difficile. Perché il cuore, oggi, piange davvero. E continuerà a farlo ancora per molto tempo. Ma c’è anche un’altra verità che dobbiamo avere il coraggio di dire: quella struttura, per quanto amata, non sarebbe stata comunque adeguata agli standard della Superlega. E se quel sogno fosse diventato realtà, il trasferimento sarebbe stato inevitabile. Capisco la delusione. Capisco la rabbia. Capisco chi si sente tradito o ferito. Ma voglio che sia chiaro un concetto: questa non è una fuga. È una scelta sofferta, maturata nel tempo, per evitare una fine già scritta. Per dare continuità a un progetto che merita di vivere. La società resterà guidata da me, insieme ai miei figli, e a un gruppo di imprenditori e amici che credono profondamente nella pallavolo campana e nel futuro di questo percorso. Nei prossimi giorni presenteremo il nuovo organigramma, il nome della squadra e la sede delle gare. Posso però già dirlo con certezza: stiamo costruendo una squadra importante. Una squadra vera. Competitiva. Capace di continuare a far sognare. E ci sarà anche un graditissimo ritorno che farà felici molti tifosi. A chi continuerà a seguirci, ovunque saremo, voglio dire solo grazie. Perché certi colori non appartengono a un palazzetto.Appartengono alle persone. E il cuore della Virtus Aversa continuerà a battere. Sempre  ».

Sergio Di Meo- Presidente Virtus Aversa

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