Sinner, cosa c'è dietro Panichi-Badio liquidati. L'appello in diretta, "cerco gente di cui fidarmi"

Jannik dribbla le domande e non chiarisce perché ha rotto con i due. Ma c'è un retroscena

Fare o non fare, non c’è provare… Parla come Yoda lo Jedi, Jannik Sinner. E serve il traduttore. Non dall’inglese, dal sinneriano, che è tutt’altra cosa. Così, tocca lavorare di sgarzino – quel pennino tagliente che gli operai degli stabilimenti tipografici utilizzavano per ripulire i testi in piombo – per estrapolare una frase dalla sua conferenza stampa a Wimbledon che spieghi qualcosa in più. Ed eviti ai lettori di sentirsi dire, a proposito dell’ultima Rivoluzione Sinner, avviata con lo sganciamento dal team di Marco Panichi il preparatore e di Ulises Badio il fisioterapista, avvenuta nella stessa modalità con cui gli aerei in difficoltà si liberano del carburante in volo, che non è successo niente di strano, o di anormale.

Che poi è quello che racconta Sinner in un incontro stampa nel quale più volte si è tornati sull’argomento. «Succede, non l’ho deciso molto tempo fa. Non c’è una ragione specifica. Non c’è niente di folle… Ho preso questa decisione convinto che non influirà negativamente su di me. Sono qui per giocare il tennis migliore che possa permettermi, questo è l’obiettivo principale, anche grazie al contributo di tutta la squadra che mi ha accompagnato in questo periodo». 

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Sinner non li nomina. E c'è una frase chiave

Anche di Panichi e Badio, dunque. O no? Sinner non li nomina, parla di “persone allontanate”, di decisione recente. Aggiunge: «È successo dopo Halle, ma l’avevo deciso già da prima. Abbiamo ottenuto ottimi risultati, la finale del Roland Garros è stata un risultato eccezionale che abbiamo raggiunto tutti insieme. Finora mi sono sempre trovato bene, ma ho voluto fare qualcosa di differente e sono curioso di sapere cosa accadrà nelle prossime settimane. Sono qui per giocare a tennis». 

La frase da sgarzinare arriva con la successiva risposta. «A volte, le cose succedono, e basta. Come in ogni aspetto della vita… Il timing magari non è dei migliori, ma avendo lavorato tanto prima, non penso che tutto questo influirà sullo Slam. Mi sento bene fisicamente e mentalmente… No, non ho pensato a chi arriverà. Vi sono tante opzioni, ma non è il momento giusto per porsi questo tipo di domande. Servono persone che si adattino a quelle che già fanno parte del team. Occorre fiducia reciproca e collaborazione. Mi ispiro a mio padre, che fa il cuoco. In cucina l’armonia è essenziale, bisogna fidarsi di chi ti sta intorno. Nelle persone con cui lavoro cerco prima di tutto la fiducia, sia nei miei confronti sia verso il team È così che voglio costruire la mia squadra». 

 

 

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Panichi e l'intervista pre Internazionali...

Fiducia c’è o non c’è, non esiste provare. Detto con la formula di Yoda Sinner, siamo al punto… Qualcuno, sembra evidente, non ha fatto buon uso di quella fiducia. Le regole del Team, mi dicono, sono severe, anche rilasciare un’intervista non concordata o chiacchierare con un giornalista amico, che poi dà conto ai lettori di quanto detto, può infrangere gli accordi presi.

Marco Panichi, preparatore atletico di gran nome, ex atleta del salto in lungo, poi al fianco di Djokovic come preparatore per sette anni, per di più romano e dunque “battitore libero” nell’animo come tutti i romani, un’intervista la concesse al Corriere della Sera nei giorni precedenti il rientro di Jannik agli Internazionali dopo lo stop. È stata questa a far saltare il banco? Non si sa, si possono fare solo supposizioni. 

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Djokovic si tiene alla larga

Se ne tiene alla larga anche Djokovic: «Sono professionisti eccezionali, che molto hanno contribuito alle mie vittorie. Mi ha sorpreso la decisione di Jannik, ma non so come sia maturata. Posso solo dire che da un anno e mezzo a questa parte l’ho visto molto migliorato sia nel gioco sia nella condizione fisica. Ma quando ci sono dei cambiamenti, non sempre è opportuno tirare in ballo il rapporto professionale, ci sono tanti fattori che possono determinarli». 

Il resto dell’incontro stampa scorre tra argomenti meno corrosivi. «Sono fiero di essere qui da numero uno», dice Sinner. «Ad Halle non penso, mi sento bene e tanto basta». Si parla anche della canzone con Bocelli, «esperienza gradevole, far parte del video e osservare la creazione di un prodotto musicale è stata un’esperienza speciale». Infine del doppio misto agli Us Open, che ha inserito coppie di campioni per rilanciare la specialità. «Giocherò con Emma Navarro, spero di non farla arrabbiare, perché lei ha una volée decisamente migliore della mia». Va bene così. «Che la forza sia con te, Sinner», è l’augurio di Maestro Yoda. Servirà... 

 

 

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Fare o non fare, non c’è provare… Parla come Yoda lo Jedi, Jannik Sinner. E serve il traduttore. Non dall’inglese, dal sinneriano, che è tutt’altra cosa. Così, tocca lavorare di sgarzino – quel pennino tagliente che gli operai degli stabilimenti tipografici utilizzavano per ripulire i testi in piombo – per estrapolare una frase dalla sua conferenza stampa a Wimbledon che spieghi qualcosa in più. Ed eviti ai lettori di sentirsi dire, a proposito dell’ultima Rivoluzione Sinner, avviata con lo sganciamento dal team di Marco Panichi il preparatore e di Ulises Badio il fisioterapista, avvenuta nella stessa modalità con cui gli aerei in difficoltà si liberano del carburante in volo, che non è successo niente di strano, o di anormale.

Che poi è quello che racconta Sinner in un incontro stampa nel quale più volte si è tornati sull’argomento. «Succede, non l’ho deciso molto tempo fa. Non c’è una ragione specifica. Non c’è niente di folle… Ho preso questa decisione convinto che non influirà negativamente su di me. Sono qui per giocare il tennis migliore che possa permettermi, questo è l’obiettivo principale, anche grazie al contributo di tutta la squadra che mi ha accompagnato in questo periodo». 

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