© Instagram @geniebouchardEugenie Bouchard dice addio al tennis. La canadese chiuderà la sua carriera giocando il torneo di casa a Montreal, in programma dal 27 luglio al 7 agosto. Arrivò nei vertici del tennis mondiale giovanissima, a vent'anni, ma per una serie di motivi non è riuscita a mantenere alte le aspettative e a soli 31 anni ha deciso di appendere definitivamente la racchetta al chiodo.
La carriera di Eugenie Bouchard
'Genie', così è da sempre soprannominata, salì alla ribalta nel 2012, quando appena maggiorenne vinse il torneo di Wimbledon junior sia in singolare che in doppio. L'anno seguente iniziò a giocare con regolarità nel circuito maggiore, raggiungendo anche una finale in singolo e una in doppio. Ma il suo anno magico fu il 2014, dove si spinse fino alle semifinali sia all'Australian Open che al Roland Garros, vinse il suo primo titolo a Norimberga e conquistò una memorabile finale a Wimbledon, chiudendo l'anno al quinto posto del ranking WTA, suo record personale.
Questo fu il picco massimo di una carriera che da lì in poi andò solo calando e che ebbe come punto di svolta, purtroppo in negativo, uno spiacevole episodio avvenuto agli US Open del 2015: la Bouchard scivolò sul pavimento bagnato di uno spogliatoio subendo una commozione cerebrale e quell'inconveniente l'ha segnata per il resto della sua carriera. Non ottenne più grandi risultati e iniziò a distinguersi per la sua vita da modella e influencer: tutt'ora ha oltre 2 milioni di follower su Instagram.
La vita extra-campo
Genie ha ricevuto grandi quantità d'odio per la sua vita extra-campo e le sue attività di endorsement, e questo ha inciso nelle sue prestazioni in campo. Lo ha dichiarato lei stessa in un'intervista al Times: "Non avrei preso le cose così sul personale e lasciato che l'odio prendesse il sopravvento sul mio cervello. Il lavaggio del cervello funziona, e se inizi a sentire cose negative su di te ripetutamente, è difficile non crederci. Vorrei solo essere riuscita a controllare di più la situazione e non lasciare che influenzasse la mia autostima, perché ha influenzato totalmente il modo in cui pensavo a me stessa. Ha influenzato persino il mio modo di giocare. Ero molto odiata per aver fatto qualsiasi cosa che non fosse il tennis. Era un peso che portavo sulle spalle, ed era molto difficile. Almeno ora è più accettato. Non è che fossi l'unica pioniera in queste cose, ma sento di essere diventata un po' più normale".