Sinner e Alcaraz alla resa dei conti: chi vince prende tutto

A New York la sfida che mette in palio US Open e primato in classifica: Jannik ci arriva dopo aver giocato col cuore con Auger-Aliassime

Il Grand Slam delle finali non esiste, non lo premiano, chi vince vive e chi perde muore è la regola, anche se la morte tennistica è solo un dettaglio. Dura il tempo di cominciare un nuovo torneo. Le regole le scrivono i vincitori, le statistiche devono averle inventate i redivivi, perché offrono la sopravvivenza e il conforto della memoria agli sconfitti, ma i ruoli non si possono confondere, occorre rispettarli. A ognuno il proprio Club di appartenenza, se vinci tutto sei Rod Laver, sei Don Budge. Altrimenti entri nel Club della porta accanto. Quattro finali dello Slam nell’arco di un anno solare, alcuni vinti, altri sfiorati ma alla fine persi, sono il segno di una mirabile continuità. Sinner è lì, tra i signori del tennis che il Grande Slam non l’hanno completato ma avrebbero potuto farlo. Con un “più” sulla propria scheda, perché le finali Slam consecutive dell’altoatesino sono cinque, e cominciano dagli US Open di un anno fa. Al suo fianco Roger Federer e Novak Djokovic. Se Jannik dovesse vincere il secondo titolo dei Laghi Scintillanti, le statistiche gli attribuirebbero un ruolo superiore ai due che sono stati nel gruppo dei Favolosi: avrebbe tre vittorie e sarebbe l’unico ad aver raggiunto il match point nello Slam perduto. Jannik ne ha avuti tre a Parigi, Roger e Nole mai uno.

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Alcaraz e l'elogio a Sinner

Il tennis è spietato

Ma il tennis è spietato. Una sconfitta farebbe scendere Sua Continuità nella scala dei valori, e per punizione verrebbe degradato in classifica. Non più primo, solo secondo… Va così lo sport. Ogni volta c’è in gioco tutto e i migliori si sfidano a colpi di All-In. Sinner e Alcaraz sono alla quinta sfida della stagione, sono i Favolosi del tennis post Covid, e somigliano a quelli di prima, ne hanno raccolto l’eredità. Federer nella propria metempsicosi sportiva non è più svizzero, è diventato spagnolo, e Alcaraz gli somiglia un bel po’, l’unico che sappia giocare un colpo diverso dall’altro. Djokovic è ancora ai piani alti del podio, sebbene giochi ormai un pugno di tornei… Mai più primo, o secondo, ma il terzo probabilmente è lui, anche se la classifica non lo dice. Li batte tutti. Meno quei due. Ma ha avuto la fortuna di veder nascere e poi sbocciare l’Evoluzione di Se Stesso. In fondo, quanti di noi potrebbero dirlo? Sinner è un Djoker migliorato, simile all’originale per molti aspetti.

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Sinner re del cemento

Anche Nadal ha avuto la sua parte… Nessuno gli somiglia davvero, compiutamente, eppure Rafa c’è, è ovunque, nei valori sportivi che i SinAl (o i Sincaraz) hanno fatto propri, etica del lavoro compresa. Dal ritorno di Sinner a Roma, i due hanno disputato tutte le finali dei tornei cui hanno partecipato insieme. Alcaraz forse se l’aspettava. «La sua presenza è indispensabile al mio tennis, è l’unico capace di motivarmi al massimo», diceva. Si sono sfidati a Roma, Parigi, Wimbledon, Cincinnati, ora si sfidano a New York, lo Slam che spalancò le porte ad Alcaraz nel 2022. Vittoria festeggiata con l’ingresso nel Club dei Numeri Uno, il 28° della serie e il più giovane fra tutti con i suoi 19 anni; e a Sinner ha dato la certezza, nel 2024, di essere il vero re del cemento, la superficie sul quale si gioca metà stagione, proprietario non casuale di quel numero uno che detiene ormai da 65 settimane filate. “La maggior parte delle persone si merita a vicenda” scrisse Arthur Bloch. Vale anche per i tennisti, nei rari casi in cui un rapporto fondato sulla stima e sul rispetto assume toni amichevoli.

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Alcaraz ha giocato meglio

Sinner e Alcaraz si sono trovati da rispettosi avversari, come Federer e Nadal agli inizi, poi diventati amici veri solo a conclusione delle rispettive carriere. Fatti per dare forma compiuta a un insieme unico, ma perfetto, inscindibile. Le diverse metà di un tennis che nei due trova un’armonica unione. Alcaraz ha giocato meglio (solo un po’ meglio) di Sinner questi US Open. Ha vinto in tre set tutti i match, ha perso appena due servizi, ha imposto ritmi forsennati. Sinner ha avuto momenti di dominio forse più alti dello spagnolo e anche avversari più difficili, il miglior Shapovalov da 5 anni a questa parte, un Bublik che si presentava con il peso della vittoria di Halle… Alla fine anche Felix Auger-Aliassime, stracciato a Cincinnati, si è opposto con grande veemenza agli scambi vorticosi dell’italiano. Avessero colto prima, gli allenatori del canadese, le doti balistiche e di continuità che Felix è stato in grado di proporre per tutta la semifinale, forse oggi il tennis avrebbe il tanto atteso “terzo incomodo”. Chissà… Ma Felix ha ormai 26 anni, e forse è tardi per raggiungere uno come Sinner. L’ha tenuto sotto pressione dall’inizio del secondo set fino alla fine, ed è stata già un’impresa. Ma la finale non poteva che essere quella fra Sinner e Alcaraz. Senza un pronostico. Senza un favorito. Con in palio il tennis intero.

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Il Grand Slam delle finali non esiste, non lo premiano, chi vince vive e chi perde muore è la regola, anche se la morte tennistica è solo un dettaglio. Dura il tempo di cominciare un nuovo torneo. Le regole le scrivono i vincitori, le statistiche devono averle inventate i redivivi, perché offrono la sopravvivenza e il conforto della memoria agli sconfitti, ma i ruoli non si possono confondere, occorre rispettarli. A ognuno il proprio Club di appartenenza, se vinci tutto sei Rod Laver, sei Don Budge. Altrimenti entri nel Club della porta accanto. Quattro finali dello Slam nell’arco di un anno solare, alcuni vinti, altri sfiorati ma alla fine persi, sono il segno di una mirabile continuità. Sinner è lì, tra i signori del tennis che il Grande Slam non l’hanno completato ma avrebbero potuto farlo. Con un “più” sulla propria scheda, perché le finali Slam consecutive dell’altoatesino sono cinque, e cominciano dagli US Open di un anno fa. Al suo fianco Roger Federer e Novak Djokovic. Se Jannik dovesse vincere il secondo titolo dei Laghi Scintillanti, le statistiche gli attribuirebbero un ruolo superiore ai due che sono stati nel gruppo dei Favolosi: avrebbe tre vittorie e sarebbe l’unico ad aver raggiunto il match point nello Slam perduto. Jannik ne ha avuti tre a Parigi, Roger e Nole mai uno.

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Ma il tennis è spietato. Una sconfitta farebbe scendere Sua Continuità nella scala dei valori, e per punizione verrebbe degradato in classifica. Non più primo, solo secondo… Va così lo sport. Ogni volta c’è in gioco tutto e i migliori si sfidano a colpi di All-In. Sinner e Alcaraz sono alla quinta sfida della stagione, sono i Favolosi del tennis post Covid, e somigliano a quelli di prima, ne hanno raccolto l’eredità. Federer nella propria metempsicosi sportiva non è più svizzero, è diventato spagnolo, e Alcaraz gli somiglia un bel po’, l’unico che sappia giocare un colpo diverso dall’altro. Djokovic è ancora ai piani alti del podio, sebbene giochi ormai un pugno di tornei… Mai più primo, o secondo, ma il terzo probabilmente è lui, anche se la classifica non lo dice. Li batte tutti. Meno quei due. Ma ha avuto la fortuna di veder nascere e poi sbocciare l’Evoluzione di Se Stesso. In fondo, quanti di noi potrebbero dirlo? Sinner è un Djoker migliorato, simile all’originale per molti aspetti.

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