Per Jannik Sinner non c’è posto più bello di Torino. E d’accordo per quel pizzico di ruffianeria che accompagna le parole dei campioni subito dopo un successo, lì in mezzo al campo, con la maglietta intrisa di sudore e il pubblico che applaude tutt’intorno. Ma qui non siamo nel perimetro delle iperboli. "Non c’è posto più bello per battere il numero uno al mondo", aveva azzardato nel novembre del 2023, dopo aver sconfitto Djokovic nel girone delle Nitto ATP Finals, in risposta alle migliaia di sostenitori dell’Inalpi Arena che lo acclamavano, al punto da interromperne ogni tentativo di prendere la parola al microfono. "Non c’è posto più bello per vincere questo trofeo", ha ribadito un anno più tardi, nella medesima, elettrizzante, atmosfera, a margine del successo su Fritz che gli ha consegnato per la prima volta in carriera il Torneo dei Maestri. Un concetto, per altro, rimarcato anche in favore di telecamera: pennarello in mano, infatti, il fuoriclasse altoatesino si era esibito nel disegno di un cuore al fianco della scritta Torino.
Sinner e la cittadinanza onoraria
Appunto. Ecco, all’indomani della delusione incassata nell’ultimo atto degli US Open, la città ha cercato un modo per ricambiare tutto l’affetto ricevuto. E ha conferito a Sinner, attraverso una votazione all’unanimità del Consiglio Comunale, la cittadinanza onoraria. "Il suo spirito è molto sabaudo: fatto di sacrificio e lavoro, di accettazione della contesa sportiva nel bene e nel male", ha specificato il sindaco Lo Russo. Rinsaldando una volta di più un legame che, ormai da tempo, valica i confini del campo da gioco, in cui Sinner ha avuto modo di brillare anche nei gironi di Coppa Davis del 2021. Il 24enne di San Candido, d’altronde, è ormai di casa sotto quella Mole Antonelliana che, per celebrarlo, ha ospitato il suo volto, a illuminare a giorno la città, l’ultima volta nelle ore successive alla magica vittoria su Alcaraz nel giardino di Wimbledon. Tra un filetto di fassona al Ristorante Solferino, un cinque scambiato con Vlahovic nei corridoi del J Medical e qualche calcio al pallone allo Sporting. E, poi, Torino è anche la città di Lorenzo Sonego. Mica soltanto un collega per Sinner, che con l’amico fraterno “Sonny” condivide lunghe serate, a base di sfide a Fifa e a burraco, in giro per il mondo, seguendo la scansione dei tempi dell’ATP Tour.
Sonego: "La sua immagine è già scolpita"
"Sono davvero entusiasta di questa onorificenza, che permette a Jannik di risultare ancora più importante per la mia città - le parole concesse da Sonego a Tuttosport, a rimorchio del conferimento della cittadinanza a Sinner -. La sua immagine a Torino è già scolpita da tempo, attraverso le Finals: è un’immagine sempre presente e vincente. Sinner rappresenta un personaggio di valore per la città, un personaggio seguito da anni con grande affetto dai torinesi". E legato a lui da una profonda amicizia. Valore aggiunto quando è stato il momento di trascinare l’Italia al successo in Coppa Davis, con un pressoché inedito doppio, a 47 anni di distanza dall’allora unico precedente. E anche quando è stato il momento di riabbracciare l’altoatesino, lo scorso maggio, a margine di un allenamento congiunto, dopo il gong sulla fantasiosa squalifica per il caso Clostebol.
La Torino di Sinner
La Torino di Sinner, dunque. Quella che parte dall’Hotel Principi di Piemonte, dove alloggia abitualmente quando è in città, e passa per il Circolo della Stampa-Sporting, dove si divide tra allenamenti in palestra e sul campo d’allenamento delle Finals, salvo inscenare sfide in famiglia a pallone con lo staff per scaricare stress e tensioni. E poi c’è il J Medical, cui si è affidato per curare l’anca un anno fa e dove è tornato di recente prima della trasferta americana, incontrando Vlahovic - lui che, però, è milanista convinto - per uno scambio di magliette e racchette. Non solo l’Inalpi Arena, insomma. Anche la carne cruda del Solferino e il rigatone al ragù di coniglio di Casa Fiore. Anche gli sponsor, in testa Lavazza con la sua Nuvola e Intesa Sanpaolo, a calamitarlo su Torino. Lì dove si era affermato, alle Pleiadi di Moncalieri, tra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, anche il suo primo tecnico Piatti. Sarà mica un caso..
ha collaborato ROBERTO BERTELLINO
