Sinner e Alcaraz, a Riad prove di Finals: scatta il Six Kings Slam, chi sfida Jannik all’esordio

In Arabia prenderà forma anche il mese delle sfide finali. Difficile che Jannik possa puntare al numero uno, potrebbe però avvicinarsi, e tornare a battere Carlitos nelle sfide ufficiali. Poi farà sapere se ci sarà ancora carburante per la Davis: i dettagli

Tra Pif e Slam, c’è di mezzo il tennis, forse “il nuovo tennis”, quello che nessuno sa come sarà, ma ormai è lì, a un passo. Forse già alle porte, sliding doors di una dimensione futura dello sport mondiale che Mohammad bin Salman Al Sa'ud, 40 anni, principe ereditario e primo nella linea di successione al trono, primo ministro dell’Arabia Saudita, presidente del Gran Consiglio per gli affari economici e lo sviluppo del regno, e Vice Custode delle due Sante Moschee, è intenzionato a rendere più che mai saudita, nuovo simbolo di un Paese disposto a occidentalizzarsi per le cose che più piacciono (cinema e sport) al principe figlio di re Salman e della sua terza consorte, meno (molto meno) per le altre. Secondo una ricetta cui l’Occidente sembra sempre meno capace di opporsi, quella di ricoprire d’oro chiunque faccia affari con Bin Salman senza porre troppe condizioni.

Il sogno Slam

Amante del tennis, così descrivono il Principe, che nel giro di pochi mesi ha ricavato per il suo Paese un’alcova dorata che contiene le Next Gen Finals (si svolgeranno a Gedda fino al 2027), le Wta Finals (dall’anno scorso fino al 2026) con un montepremi mai visto di oltre 15 milioni di dollari, e il Six Kings Slam, esibizione da sei milioni di dollari per il vincitore, da quest’anno offerta in diretta esclusiva mondiale da Netflix. Accanto a tutto questo, l’eposizione mediatica del marchio Pif, il Public Investment Fund saudita, che regna sulle classifiche del tennis, diventato partner sia dell’Atp sia della Wta. Un’esibizione come punta di diamante di una collana grondante ricchi premi e cotillons, sotto forma di iniziative che (forse) stanno cambiando davvero il Paese. Tennis for All è il logo lanciato per il tennis nelle scuole e sono già più di duecento quelle che uniscono il tennis allo studio. Succedeva anche negli anni Settanta, ma le esibizioni erano diverse, meno ostentate e più gioiose. Una però servì allo scopo, lo stesso che insegue Bin Salman, quello di regalare ad Anversa un torneo tutto suo. L’esibizione prevedeva una racchetta tempestata di diamanti per chi l’avesse vinta tre volte. Vi riuscì solo Ivan Lendl. Così, i “sei Re dello Slam” saranno il veicolo per avere in Arabia un grande torneo. Bin Salman vuole uno Slam, è probabile che gli regaleranno prima o poi un Masters 1000 e una presenza decisiva nel vertice del tennis mondiale. Alla quale i sei invitati all’esibizione fanno consapevolmente o meno da sponda. I “re del tennis” giullari alla corte del Principe ereditario…

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis

Sinner e Alcaraz verso le Finals

Tre indiscussi, gli altri come compagnia di giro. L’anno scorso Sinner (era già numero uno), Djokovic e Alcaraz secondo classifica, con Nadal poi diventato primo testimonial dell’Arabia Felice (e sportiva) di bin Salman (ce ne sono altri, Jabeur e Badosa per la parte femminile, Berrettini per quella maschile), e in coda Medvedev e Rune. Quest’anno, confermatissimi Alcaraz, Sinner e Djokovic, quindi Tsitsipas, Fritz e Zverev a fare da contorno. Sinner è giunto l’altro ieri a Riad, atteso come campione uscente e ospite d’onore. Un gran mazzo di fiori ad accoglierlo, da vera star hollywoodiana. Foto e interviste sotto un poster gigante di Bin Salman e un bel gruppo di tifosi in rispettosa fila fuori per autografi e selfie. «Felice di essere di nuovo qui, e molto eccitato per le sfide con alcuni dei tennisti più forti», il messaggio del campione altoatesino. L’hanno scaricato dalla limousine in un albergo a sette stelle, poi condotto allo stadio, l’Anb Arena (altro sponsor importante, l’Arab National Bank) per il primo allenamento. Contro Tsitsipas - chiamato per sostituire Draper, infortunato - il match d’avvio, domani. Poi la semifinale con Djokovic. Mentre Alcaraz, che per l’Arabia ha sospeso il suo dolce ritiro spagnolo (curativo di muscoli e psiche) deciso dopo la vittoria a Tokyo, attende il vincente fra Zverev e Fritz. Una rinuncia studiata ad arte, quella di Carlos a Shanghai, preceduta dalla confessione «se non faccio così a Torino non ci arrivo», e quanto mai utile al nuovo numero uno per risanarsi prima di affrontare gli ultimi impegni: Paris Defence, Atp Finals e Coppa Davis. E poco importa se a Riad ci sarà un’altra finale con Sinner. Un anno fa Alcaraz la perse al terzo set, magari quest’anno i sei milioni li vuole lui. Si vedrà. A Riad, alla fine, prenderà forma anche il mese delle sfide finali. Difficile che Sinner possa puntare al numero uno, potrebbe però avvicinarsi, e tornare a battere Carlitos nelle sfide ufficiali. Poi farà sapere se ci sarà ancora carburante per la Davis.

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Tra Pif e Slam, c’è di mezzo il tennis, forse “il nuovo tennis”, quello che nessuno sa come sarà, ma ormai è lì, a un passo. Forse già alle porte, sliding doors di una dimensione futura dello sport mondiale che Mohammad bin Salman Al Sa'ud, 40 anni, principe ereditario e primo nella linea di successione al trono, primo ministro dell’Arabia Saudita, presidente del Gran Consiglio per gli affari economici e lo sviluppo del regno, e Vice Custode delle due Sante Moschee, è intenzionato a rendere più che mai saudita, nuovo simbolo di un Paese disposto a occidentalizzarsi per le cose che più piacciono (cinema e sport) al principe figlio di re Salman e della sua terza consorte, meno (molto meno) per le altre. Secondo una ricetta cui l’Occidente sembra sempre meno capace di opporsi, quella di ricoprire d’oro chiunque faccia affari con Bin Salman senza porre troppe condizioni.

Il sogno Slam

Amante del tennis, così descrivono il Principe, che nel giro di pochi mesi ha ricavato per il suo Paese un’alcova dorata che contiene le Next Gen Finals (si svolgeranno a Gedda fino al 2027), le Wta Finals (dall’anno scorso fino al 2026) con un montepremi mai visto di oltre 15 milioni di dollari, e il Six Kings Slam, esibizione da sei milioni di dollari per il vincitore, da quest’anno offerta in diretta esclusiva mondiale da Netflix. Accanto a tutto questo, l’eposizione mediatica del marchio Pif, il Public Investment Fund saudita, che regna sulle classifiche del tennis, diventato partner sia dell’Atp sia della Wta. Un’esibizione come punta di diamante di una collana grondante ricchi premi e cotillons, sotto forma di iniziative che (forse) stanno cambiando davvero il Paese. Tennis for All è il logo lanciato per il tennis nelle scuole e sono già più di duecento quelle che uniscono il tennis allo studio. Succedeva anche negli anni Settanta, ma le esibizioni erano diverse, meno ostentate e più gioiose. Una però servì allo scopo, lo stesso che insegue Bin Salman, quello di regalare ad Anversa un torneo tutto suo. L’esibizione prevedeva una racchetta tempestata di diamanti per chi l’avesse vinta tre volte. Vi riuscì solo Ivan Lendl. Così, i “sei Re dello Slam” saranno il veicolo per avere in Arabia un grande torneo. Bin Salman vuole uno Slam, è probabile che gli regaleranno prima o poi un Masters 1000 e una presenza decisiva nel vertice del tennis mondiale. Alla quale i sei invitati all’esibizione fanno consapevolmente o meno da sponda. I “re del tennis” giullari alla corte del Principe ereditario…

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