Berrettini esulta: "In azzurro vado a mille. Bello ispirare i bambini"

La gioia di Matteo per aver cambiato il volto alla sua stagione: "Abbiamo vinto 2-0 con i singolari ma tutte partite tirate. Se ho vinto è pure perché mi sono divertito»

Matteo Berrettini è stato determinante come lo scorso anno a Malaga nella vittoria della Coppa Davis. Ha sempre aperto la strada, da perfetto “fratello” maggiore, a Flavio Cobolli e anche ieri in finale il film si è ripetuto: "All'inizio ero un po' teso – ha detto a caldo dopo il successo contro Pablo Carreno Busta -, credo sia normale quando si parla di una finale di Coppa Davis. Poi mi sono sciolto e ho servito bene, centrando i break decisivi nella seconda parte dei due set. Siamo una squadra unita, chiunque giochi. Abbiamo molte soluzioni. La filosofia personale è quella di guardare sempre avanti e giocare punto dopo punto. Ci si rivolge al passato solo nell'ottica di migliorare". Tra le prime sue tifose, anche ieri in tribuna, la mamma Claudia: "Quando lo seguo come in occasione di questa Final 8 faccio la mamma. Quindi baci, abbracci, coccole. Non parliamo di tennis. Matteo fa quello che dice. Getta il cuore oltre l'ostacolo e non si guarda indietro". Conquistato il primo punto, Matteo si è seduto in panchina con il gruppo e non ha mai distolto lo sguardo da Flavio Cobolli: "C’è da sempre una gran sintonia – ha detto dopo la conquista dell’ambito trofeo - e anche oggi ha aiutato, sia me quando ero in campo che lui quando si è trovato a dover girare la partita. Quando prese la decisione di lasciare il calcio e buttarsi in toto nel tennis eravamo uno a fi anco dell’altro, con età ovviamente diverse e direi che la sua scelta non facile ha ripagato".

La gioia di Berrettini dopo il trionfo in Coppa Davis

Un percorso netto, quello di Bologna, ma non per questo semplice: "Abbiamo vinto sempre i singolari, è vero, ma sono state tutte partite tirate e la differenza l’ha fatta la forza del gruppo”. Anche nel tennis, come nella vita, si vive di momenti, alti e bassi: "Gli alti come questo sono importantissimi perché ti aiutano a superare i bassi. Nella vita non si può sempre essere a mille. Fortunatamente a me capita quando vesto la maglia della nazionale giocando in Coppa Davis. Spero di poterlo fare ancora per molto tempo. La nostra forza complessiva parte da lontano. Nella Davis del 2023 ero spettatore, l’anno scorso a Malaga tra i protagonisti in campo, così quest’anno. Vincere in casa ha però un sapore ancora più forte. Inoltre siamo arrivati a Bologna senza essere passati dalla fase preliminare e qualche punto interrogativo in più c’era". Gruppo e coesione.

Berrettini: "I bambini non devono mai dimenticare di divertirsi"

Tra le diverse dichiarazioni di fine gara anche quella fatta con alle spalle Stefano Cobolli, padre e coach di Flavio: "Ricordo quanti cesti mi ha fatto fare, i cosiddetti 'birilli'. Direi che sono serviti e dovremo rifarli, magari in separata sede e lontani dai riflettori". Si parlerà ancora di eroi: "Gli eroi sono altri – ha chiuso Matteo – noi apparteniamo a quelli sportivi. La cosa più bella è poter ispirare i bambini, che giocano con il cappellino in avanti alla Sinner o indietro, che popolano le scuole tennis e sono la linfa del nostro movimento. Non devono mai dimenticare di divertirsi. Io questa settimana l’ho fatto, circondato dal gruppo e dalle persone che mi vogliono bene".

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