© EPAPsycho Art è un tennista che produce adrenalina, più nei suoi avversari che per se stesso è il caso di dire, ma ha la rara qualità di creare apprensione nei suoi oppositori e ne migliora il rendimento. È come un farmaco d’emergenza, aumenta i battiti cardiaci, dilata i bronchi e amplifica la reattività fisica. Arthur Rinderknech è diventato Psycho in via ufficiale da quando veste gli outfit del marchio con il volto di un coniglio su due ossa incrociate, Psycho Bunny il nome, nato a New York nel 2005 dal talento di due stilisti canadesi, che dalle cravatte con profili fluorescenti sono passati rapidamente al tennis, tirando su oltre cento store nei soli Stati Uniti. Arthur è uno degli ultimi del serve and volley, tattica che esegue sfruttando la potenza di un fisico che sfiora i due metri, molto ricordando Del Potro con tutto il corredo di sassate con cui imbandiva i match. L’idolo della sua maturità tennistica, l’argentino, dopo una giovanile infatuazione per Juan Carlos Ferrero, forse dovuta alla mamma, Virginie Paquet, ex 208 Wta e sua prima insegnante sui campi parigini gestiti dal padre. E qui il discorso si allaccia a Carlos Alcaraz, l’avversario di ieri a Doha.
Alcaraz show: passanti e smorzate da cineteca
Migliorare uno come Carlitos, credo possiate comprendere, non è la cosa più facile di questo tennis. Le iniezioni di adrenalina, però, le ha sentite anche lui, che forse sperava in un esordio più comodo a Doha. I 4 successi nei primi 4 confronti con il francese lo lasciavano abbastanza tranquillo, sicuro che Arthur avrebbe in qualche modo contribuito con generosità alla raccolta punti. Cosa che in effetti è successa, prendendo le forme desiderate da Alcaraz nel 5° game della 1ª frazione, quando il francese, avanti 40-0, ha dato modo a Carlitos di cogliere 5 punti consecutivi, di ottima fattura peraltro, che sono valsi l’aggancio e il break. L’unico del match, a fronte di un buon numero di game giocati sul filo, con Alcaraz impegnato nel non facile compito di rendere avventurose le discese a rete di Rinderknech. In quei frangenti, la manina fatata di Alcaraz ha confezionato mirabili origami tennistici, trovando pertugi quasi impossibili nelle avanzate continue del francese. Passanti calibrati e schioccanti, a seconda della bisogna, ma tutti di alta elaborazione tennistica. E con quelli, un bel numero di smorzate eseguite con mano artigiana, tutte da cineteca.
