L’ultima immagine dei due risale all’ottobre scorso. Siamo a Pechino, al termine di una finale già stramba di suo, molto silenziosa, come forse è giusto attendersi tra un montanaro abituato all’aria tersa delle vette più alte, dove anche solo uno starnuto somiglia a un frastuono, e un vietnamita americano di prima generazione, nato a Irvine, la città dei 500 chilometri di pista ciclabile, cresciuta nello slogan inequivocabile di tutti i ciclisti: zitto e pedala! Ricordo di quel match, finito con un doppio 6-2 a favore di Sinner, più che gli scambi, le occhiate con cui i due comunicavano. Su un punto chiuso da Sinner con un colpo pregiato, che Tien sembrò apprezzare in modo particolare, il vietnamita d’America fissò Jannik negli occhi e chinò la testa di lato. Sinner ringraziò con un cenno del capo. L’importante è capirsi… Poi la festa finale, con i premi extralarge che i cinesi amano di più.
Tien, quelle parole di Sinner...
A Tien un piatto in argento così grande sul quale avrebbe potuto fare lui da portata principale, a Sinner una coppa larga più delle sue spalle. Si ritrovano oggi, l’apprendista e il peccatore, e Learner è diventato esattamente ciò che Sinner aveva previsto: “Tenetelo d’occhio, è un ragazzo che crescerà molto e farà parlare di sé”. La crescita c’è stata, non in centimetri, ma nei colpi, e nel senso tattico che Tien dà ai suoi match. Gli scacchi sono sempre piaciuti molto ai vietnamiti… “Sono atteso da un match durissimo, una grande sfida per me. Sinner, quando è in forma, colpisce la palla in un modo, che quasi ti fa saltare di mano la racchetta. Ma sono questi i match per i quali vale la pena giocare a tennis”.
