Operazione Sunshine Double: Sinner insegue i suoi sogni e punta dritto alla storica doppietta!

Ecco quanti giocatori sono riusciti a conquistare i due 1000 della primavera americana. All’esordio nel prestigioso torneo della Florida Jannik scenderà in campo per una sfida inedita: tutti i dettagli

La regola del frullatore, nel tennis, non è esattamente quella che intendono a Roma, quando osservano uno che si è sistemato i capelli arruffandoli, o non se li è pettinati affatto. Lo sberleffo che viene dal «ma che te sei pettinato cor frullatore?», tipico agli stop dei semafori nei confronti dei motociclisti che girano senza casco, assume nel nostro sport connotati genetici, e dunque costitutivi e strutturali, in senso evoluzionistico intendo, cioè in grado di porre le fondamenta di nuovi campioni futuri. Se è vero quello che va asserendo Brad Gilbert, che fu tecnico e coach decisamente più abile del tennista che vedevo negli anni Settanta, buona parte dei problemi futuri, relativi alla formazione dei migliori talenti della racchetta, sarebbe risolta. È convinto, Brad che inserendo nel frullatore due parti di Djokovic e due di Agassi, e facendolo roteare alla massima velocità, il risultato finale sarebbe un frappé di Sinner. Agitato e non mescolato, alla maniera del Vesper cocktail di James Bond. Servito freddo, con due olive, in un calice di cristallo molto “à godet”, et voilà… Mi chiamo Sinner, Jannik Sinner!

"Sinner divertente"

«Ragazzo divertente», dice di lui Reilly Opelka, due metri e otto di dichiarata affabilità sempre in bilico con l’esigenza di dire le cose come stanno. Esperto di prime palle di servizio e di moda, al punto da indossare un outfit che costa tre volte il prezzo degli altri. «Lo conosco da quando aveva sedici anni, e non è mai cambiato di un millimetro. Vince dappertutto e le vittorie gli scorrono via, mai un gesto, una parola, per ricordarle o farle pesare. Ragazzo dolcissimo. Anche Alcaraz, è assai simile. I primi due che ti vengono a salutare quando arrivi in un torneo». E poi ti battono… Cosa che Opelka sa perfettamente, ma non è questo il punto. Piuttosto, che cosa sia stato messo nel frullatore per dare vita al frappé Alcaraz… Tre parti di Federer e una di Nadal? Possibile. Ma se le cose stanno così, che ci vorrà mai a ottenere il terzo incomodo che tutti andiamo cercando? «Non c’è dubbio che se ce ne fosse un altro al loro livello», ha dichiarato Darren Cahill, «il tennis di vertice avrebbe un’altra configurazione, e godremmo di uno spettacolo entusiasmante». E allora, dai di frullatore, Darren…

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Alcaraz supera Fonseca, chi sfida Sinner

Fonseca, avversario nella notte di Carletto, sembra già un prodotto con molto Sinner e un po’ di Alcaraz. Ma più polemico dei due, e di lingua svelta, dato che quando ha visto lo spagnolo vestito con la maglia del Brasile, non ha perso tempo per fargli sapere ciò che pensava: «Fai così, solo perché vuoi risultare simpatico ai tifosi brasiliani che verranno a vedere il nostro incontro». Già… Miami è città di continui cambiamenti, e da qualche tempo la comunità brasiliana è triplicata, forse di più. Alcuni sono scappati dalla politica di Jair Messias Bolsonaro, presidente fino al 2023, altri da quella dell’attuale presidente Lula. E ora sono tutti qui a tifare Fonseca… Sinner oggi affronta (con il permesso della pioggia) Damir Dzumhur, 33 anni, bosniaco, numero 23 nella classifica Atp (oggi 76) quando ad allenarlo (era il 2018) fu il coach perugino Alberto Castellani. Non si sono mai incontrati, ma Jannik ne sa quanto basta: Damir da qualche tempo si aggira per i Challenger, e nel Tour vince poco. Contro Buse, in primo turno, ha registrato una vittoria convincente (la terza della stagione in dieci match), e non manca di quel gusto della giocata che lo rende tra i più presenti fra gli highlights proposti dall’Atp. Insomma, spesso sconfitto, però con il punto più bello del match.

Obiettivo Sunshine Double

Ma Jannik insegue i suoi sogni. Ottenuta la vittoria numero 100 nei Masters 1000, con il successo su Medvedev, punta dritto al Sunshine Double, il successo nei due 1000 della primavera americana, ottenuto finora da sette giocatori (Djokovic quattro volte, Federer tre, e una volta a testa Agassi, Rios, Sampras, Chang e Courier) e quattro giocatrici (Graf due volte, Swiatek, Azarenka e Clijsters). Il milione e mezzo di dollari (non esentasse) di IW gli ha fatto scavalcare l’asticella dei 60 milioni di premi vinti, settimo nella classifica dei Paperoni del tennis, dietro Djokovic (193 milioni), Nadal (134), Federer (130), Murray (64) , Alcaraz (64, ma circa 400 mila dollari sotto lo scozzese) e Zverev (60, ma 900 mila dollari più di Jannik). In questo ranking, però, non so quanto Jannik gareggi per il primato. Nelle vesti del tennista imprenditore, Sinner molto somiglia a Federer, “solo” terzo per quanto realizzato sul campo, ma sempre al primo posto (anche oggi, dopo cinque anni dalle sue dimissioni da tennista) per i ricavi delle sue attività, valutati intorno ai 90 milioni di dollari l’anno. Però, sarebbe stato bello se nel frullatore di Gilbert, con le parti migliori di Djokovic e Agassi, ci fosse stato posto anche per quelle di Federer… Chissà che Sinner ne sarebbe uscito.    

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La regola del frullatore, nel tennis, non è esattamente quella che intendono a Roma, quando osservano uno che si è sistemato i capelli arruffandoli, o non se li è pettinati affatto. Lo sberleffo che viene dal «ma che te sei pettinato cor frullatore?», tipico agli stop dei semafori nei confronti dei motociclisti che girano senza casco, assume nel nostro sport connotati genetici, e dunque costitutivi e strutturali, in senso evoluzionistico intendo, cioè in grado di porre le fondamenta di nuovi campioni futuri. Se è vero quello che va asserendo Brad Gilbert, che fu tecnico e coach decisamente più abile del tennista che vedevo negli anni Settanta, buona parte dei problemi futuri, relativi alla formazione dei migliori talenti della racchetta, sarebbe risolta. È convinto, Brad che inserendo nel frullatore due parti di Djokovic e due di Agassi, e facendolo roteare alla massima velocità, il risultato finale sarebbe un frappé di Sinner. Agitato e non mescolato, alla maniera del Vesper cocktail di James Bond. Servito freddo, con due olive, in un calice di cristallo molto “à godet”, et voilà… Mi chiamo Sinner, Jannik Sinner!

"Sinner divertente"

«Ragazzo divertente», dice di lui Reilly Opelka, due metri e otto di dichiarata affabilità sempre in bilico con l’esigenza di dire le cose come stanno. Esperto di prime palle di servizio e di moda, al punto da indossare un outfit che costa tre volte il prezzo degli altri. «Lo conosco da quando aveva sedici anni, e non è mai cambiato di un millimetro. Vince dappertutto e le vittorie gli scorrono via, mai un gesto, una parola, per ricordarle o farle pesare. Ragazzo dolcissimo. Anche Alcaraz, è assai simile. I primi due che ti vengono a salutare quando arrivi in un torneo». E poi ti battono… Cosa che Opelka sa perfettamente, ma non è questo il punto. Piuttosto, che cosa sia stato messo nel frullatore per dare vita al frappé Alcaraz… Tre parti di Federer e una di Nadal? Possibile. Ma se le cose stanno così, che ci vorrà mai a ottenere il terzo incomodo che tutti andiamo cercando? «Non c’è dubbio che se ce ne fosse un altro al loro livello», ha dichiarato Darren Cahill, «il tennis di vertice avrebbe un’altra configurazione, e godremmo di uno spettacolo entusiasmante». E allora, dai di frullatore, Darren…

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