Una generosa manciata di sano pragmatismo ha permesso ieri a Jannik Sinner di centrare un duplice obiettivo: timbrare per la prima volta a Madrid e, al contempo, risparimare preziose energie per il gran finale sulla terra rossa, Roma prima e Parigi poi. Battute a parte, all’indomani del succinto trionfo in finale su Zverev, il fuoriclasse di Sesto ha già messo a fuoco il suo prossimo obiettivo. Un obiettivo inesorabilmente... capitale. In queste due settimane, infatti, l’azzurro andrà in caccia dell’unico Masters 1000 finora sfuggito alle sue grinfie: paradossalmente (ma solo fino a un certo punto...) quello di casa. Il feeling tra Roma e Sinner ha impiegato un battito di ciglia a sbocciare, nel lontano 2019, quando all’esordio, ad appena 17 anni, l’attuale numero uno al mondo era riuscito ad avere la meglio sull’americano Johnson, ai tempi n. 59 al mondo, davanti a una tribuna tracimante di entusiasmo e di sostegno. Sono seguite vittorie, sconfitte e defezioni, fino alla cavalcata dello scorso anno, culminata con la prima finale romana persa per mano di Alcaraz, in un grande abbraccio collettivo per il suo rientro nel circuito dopo i controversi tre mesi di stop.
Tabù da sfatare
E ora? E ora Sinner andrà a caccia dell’ultimo tabù da sfatare, almeno a livello di Masters 1000, sulla strada verso il Roland Garros. Mancherà, in Italia come in Francia, l’ostacolo più ingombrante: quel Carlitos tradito sul più bello, ovvero all’inizio della stagione sul rosso, dal polso destro, ancora dolorante. La striscia di successi messa finora in fila dal 24enne altoatesino ha però un risvolto della medaglia, che fa rima con stanchezza. Fisica, certo, ma anche se non soprattutto mentale, dazio da pagare per mantenere sempre alta l’asticella della concentrazione e non concedere (quasi) mai all’avversario di turno l’occasione per respirare. Poi, chiaro, più vinci e più giochi. E, in questo senso, il tassametro di Jan ha toccato ieri quota 23 partite in 56 giorni. Un ruolino notevole, soprattutto considerando che per metà è figlio di partite disputate sulla più dispendiosa terra. Lo stesso classe 2001, nei giorni scorsi, ha riconosciuto di essere «un po’ stanco». Al punto da saltare l’appuntamento casalingo di Roma? Certo che no, nonostante qualche malelingua avesse provato a mettere in giro voci di senso opposto, prive di qualsivoglia fondamento. «A Roma ci saranno sei partite da vincere, poi a Parigi sette», il pubblico conteggio da parte di coach Simone Vagnozzi, a proposito di pragmatismo.
L'esordio a Roma
Il Rosso, nel frattempo, qualche giorno per tirare il fiato - in maniera “attiva”, come al solito - ce l’avrà. Gli Internazionali scatteranno da mercoledì, ma i primi due giorni saranno dedicati ai primi turni e l’azzurro gode di un “bye”: il suo esordio all’ombra del Colosseo è atteso tra venerdì e sabato, per il secondo turno. E, a quel punto, per andare a caccia di prime volte e di primi record. Stanchezza permettendo. E pressione permettendo. con l’obiettivo di rinverdire i fasti, naturalmente, di Adriano Panatta 1976...
