Perché le partite sono così spettacolari
Forse siamo condizionati da tutte queste vittorie made in Italy che generano euforia, ma la sensazione è che si stia assistendo a match mediamente molto spettacolari, in cui si rimane spesso a bocca aperta per colpi fantstici da fondo campo e non solo. Anche lei è impressionato? «Credo che si spieghi col fatto che per la prima volta dopo tanto tempo tutti si sentano in grado di portare a casa il loro primo Slam. C’è una opportunità che negli ultimi due anni era impossibile immaginare e, prima, ancora più impossibile. Credo sia questa la vera ragione per cui tutti danno un 10% in più per sfruttare la situazione. Vediamo tantissime partite lunghe non a caso, si va al quinto set proprio perché non si molla sino all’ultimo punto per questa grande speranza».
Il segreto del tennis italiano secondo Andreas Seppi
L’Italia la sta facendo da padrone al Roland Garros e in generale il nostro movimento tennistico offre tanti giocatori nei 100. Qual è secondo lei il segreto? «Secondo me la Federazione c’entra poco perché nella gran parte dei casi si tratta di giocatori che vengomo fuori da situazioni singole: Sinner all’inizio si è allenato per tanto tempo con Piatti, Musetti con Tartarini, Cobolli con suo papà, Arnaldi col suo team. Bisogna poi dire che vedere tanti campioni davanti trascina anche i giovani, che sono stimolati dall’idea di potercela fare anche loro. A questo poi voglio aggiungere un particolare: i coach si parlano molto tra loro e questo travaso di informazioni aiuta. Da non trascurare infine il fatto che ora in Italia vengono organizzati tanti tornei e e questo per i giovani è un grande aiuto per formarsi e fare esperienza senza dover viaggiare tanto. In questo senso sì che la Federazione ha un merito».
In generale il tennis offre prestazioni fisicamente sempre più debordanti. Quanto conta ancora il polso, il talento? «Diciamo che ora c’è maggior conoscenza su come allenarsi. Come in tutti gli sport si è allargato lo staff: dal dietologo, al mental coach, il fisioterapista, l’allenatore, il preparatore e tutti i dettagli vengono studiati al meglio. Ci sono anche più attrezzi e strumenti per recuperare dalle fatiche più in fretta. Ora non a caso si gioca quasi sino a 40 anni».
