Djokovic sparisce, Prizmic piange. E le parole sono un mistero: “Non vi dico cosa ho”

Il re abdica al debutto agli Internazionali di Roma: problema fisico nel secondo set

Non so che cosa abbia mangiato Djokovic, che diamine possa essergli andato di traverso, ma preferisco partire da qui, piuttosto che dall’età, dai molti tornei che ormai salta o è costretto a evitare, per concludere – come sempre – che siamo ormai agli sgoccioli di una carriera lunga oltre venti anni e di un campione infinito, che troppe volte però ha costretto l’intera categoria dei media a chiedere scusa per essersi spinta troppo oltre con la fantasia. Badate, è successo appena agli Australian Open dello scorso gennaio, dare per scontato che Sinner lo avrebbe travolto in semifinale, ed è stato poi Nole a raggiungere la finale contro Alcaraz. Poi l’ha persa, vabbè, ma che cosa potevamo chiedergli di più? Di sicuro, Djokovic non è stato al meglio a inizio del secondo set, afflitto da qualcosa che gli dava fastidio, e che lui cercava di spiegare al suo team dicendo che avvertiva un peso sullo stomaco, e di aver bisogno urgente di «soda», vale a dire, in serbo, di bicarbonato. «Non ho intenzione di dire quale sia il problema, dirò soltanto che da tempo non riesco a preparare un torneo come si deve». Poi è stato meglio, già nella parte finale del secondo set, ma meglio di lui – malgrado un massaggio sul fondo schiena a inizio del terzo set –, ha continuato a stare Dino Prizmic, croato, venti anni, cresciuto nel segno del Djoker, ed emozionato fino alla commozione per essere riuscito a prendere in mano il match e battere il suo idolo.

Prizmic commosso

È uno dei giocatori da tenere presente, il giovane Dino. Ricorda un po’ Coric, l’ultimo a spingersi fino al terzo turno (nel 2023) del torneo romano. Ma Borna, tra un infortunio e l’altro, è durato poco, è stato numero 12 nel 2018 e non ha ancora trent’anni, ma non si capisce se tornerà mai a giocare. Dino è di quelli che sembrano animati da energia continua, picchia sodo, non si limita alla difesa ma ha svariate soluzioni di gioco e non esita a disporle sul campo. La commozione a fine match è comprensibile, perché battere Djokovic è un’impresa riuscita a pochi. Ma che cosa significhi battere Djokovic a Roma, forse nemmeno il buon Dino lo sa di preciso. Significa aver obbligato l’ex numero uno, il vincitore di 24 Slam, alla prima sconfitta nell’impatto iniziale con il torneo di Roma in 19 partecipazioni. Non era mai successo. Fino a ieri, la prova peggiore firmata dal serbo era giunta l’anno scorso, contro Tabilo, che lo superò in terzo turno. Tra la prima del 2007 e le ultime due vi sono 17 edizioni che hanno visto Djokovic sugli scudi, capace di sei vittorie e sei finali, una semifinale e quattro quarti di finale.

Djokovic subito a Parigi

«Nel primo set giocava troppo bene, non sono davvero riuscito a stargli dietro», racconta Prizmic, «lì ho capito che l’unica cosa che potevo tentare era di stargli attaccato nel punteggio. Novak ha avuto qualche difficoltà nel secondo set, io non mi sono distratto, e nel terzo sono riuscito a strappare un break che si è rivelato d’oro». Fa in tempo ad aggiungere che è «la vittoria più bella della carriera», poi è costretto a chiedere scusa perché la commozione sta per trasformarsi in lacrime. Giocato molto bene il primo set (6-2), nel quale ha mostrato concretezza e una velocità di gambe assai vicina a quella dei giorni migliori, Nole si è piantato all’inizio del secondo, e ha dato modo a Prizmic di prendere campo e fiducia (subito 4-0, poi 6-2). La terza frazione si è decisa al quinto gioco (3-2), con un Prizmic spavaldo nell’imporre colpi e cambi di ritmo. Il vantaggio è stato sufficiente per arrivare in fondo. Il croato attende ora Humbert. Il serbo saluta Roma formando un cuore con le dita. Non andrà a Ginevra, dove ha vinto l’anno scorso, ma subito a Parigi.