"Non ho sognato. Mi spiace": Sinner, risposta da n° 1 in conferenza. Sulla pressione in più senza Alcaraz...

Le parole del campione azzurro dopo la vittoria contro Tabur al Roland Garros: "Ho iniziato a costruire un LEGO della Torre Eiffel..."

Jannik Sinner è entrato nella sala conferenze del Philippe-Chatrier da vincitore, da numero uno del mondo, da uomo che ha appena inanellato la trentesima vittoria consecutiva dopo aver battuto Clement Tabur 6-1, 6-3, 6-4 in una partita serale in cui ha prodotto 40 winners e 8 ace, 100 punti totali. Ma il momento che ha fatto il giro del mondo non è arrivato dal campo: è arrivato da quella sala. Un giornalista chiede: "Hai sognato di recente che la tua streak finisse? Se sì, com'è stato?". Sinner lo guarda. Pausa. Poi risponde con la semplicità disarmante che ormai è la sua firma: "Non ho sognato. Mi spiace". Nella sala si alza una risata generale, spontanea, dei giornalisti presenti. 

"Il primo match non è mai semplice"

Prima della conferenza, Sinner aveva già parlato sul Chatrier, al microfono post-partita. Le parole erano quelle di chi ha vinto senza strappi ma con la consapevolezza che niente è mai banale. "Sono molto felice di essere qui, è molto speciale. Ho tanti bei ricordi. Sto cercando di dare il massimo, il primo match non è mai semplice in un torneo. Grazie anche ai tifosi, siete stati molto corretti con me anche se giocavo contro un francese". Un giornalista gli chiede cosa fa nel tempo libero a Parigi. Sinner risponde con un sorriso: "Mio fratello e io abbiamo iniziato a costruire un LEGO della Torre Eiffel: non siamo ancora riusciti a finirlo. A un certo punto diventa un po' noioso, ma ci siamo quasi. Quando il torneo finisce, appena torno a casa vi mando la foto del lavoro finito!". Un cenno anche a Gaël Monfils, che quella stessa sera aveva disputato il suo ultimo Roland Garros: "Ho visto la partita, è stato molto emozionante. Quando ero molto giovane, quando iniziavo la mia strada nel circuito, quando lo incontravo era molto umile, e trasmetteva un'energia speciale in campo. Inizia per lui un nuovo capitolo, speriamo di vederlo ancora sulle tribune anche perché sua moglie è ancora in corsa".

"Era importante partire bene"

Ai microfoni di Sky Sport, Sinner ha poi aggiunto: "Ho cercato di fare gioco e ci sono riuscito abbastanza bene a tratti. Era importante partire bene con una buona intensità. Ogni giocatore ha i suoi punti di forza e io mentalmente cerco di dare il massimo. Ovviamente non sempre il risultato è quello che uno vorrebbe: l'anno scorso qui ho imparato tante cose anche dal punto di vista personale. Poi siamo andati a Wimbledon, cercando di cancellare quanto successo nei tornei precedenti e ci sono riuscito, a prescindere dal risultato che poi è stato positivo, ma mentalmente ero pronto a dare il massimo".

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La pressione senza Alcaraz

In conferenza, i giornalisti si soffermano su Alcaraz fuori dal torneo e su Sinner grande favorito assoluto: "C'è più pressione? La pressione c'è sempre, fa parte del nostro lavoro di tennisti. Credo che tutti abbiano pressione nel proprio lavoro — anche voi ce l'avete nel fare un buon articolo. Cerco di prenderla in modo naturale. Se non senti la pressione vuol dire che non ti importa di quello che fai, e io tengo molto a ciò che faccio. Voglio ottenere il massimo in campo, ma allo stesso tempo so che il mondo non crolla se perdo. A 24 anni non si può essere completi. Fino ai 27-28 anni si può dare una certa forma al corpo e al gioco, dopo invece si tratta di mantenere un certo ritmo, che non vuol dire che non si possa migliorare anche invecchiando. Il servizio devo cambiarlo sempre di più, anche da fondo campo devo essere messo molto bene, a volte accorci il punto, altre allunghi, c'è qualcosa in cui migliorare" ha spiegato Jannik

"A 24 anni non si può essere completi"

Sul suo livello attuale e i margini di miglioramento, Sinner è stato lucidissimo. Anche qui, zero retorica: "A 24 anni non si può essere completi. Fino ai 27-28 anni si può dare una certa forma al corpo e al gioco, dopo invece si tratta di mantenere un certo ritmo, che non vuol dire che non si possa migliorare anche invecchiando. Il servizio devo cambiarlo sempre di più, anche da fondo campo devo essere messo molto bene, a volte accorci il punto, altre allunghi, c'è qualcosa in cui migliorare". Poi, la domanda sul riposo. Darren Cahill aveva rivelato che il team lo aveva obbligato a staccare tre giorni tra Roma e Parigi: "Il riposo fa parte dell'allenamento, la scia è importante per arrivare bene a più tornei possibile. Io amo stare in campo, ho capito l'importanza di fare palestra, dove prima facevo più fatica anche mentalmente. Ora so cosa devo fare, fa parte del gioco, sto capendo anche io. Sono felice quando non tocco la racchetta, però ripeto, questo fa parte dei 24 anni. Devi avere una minima guida. Sono consapevole di quanto sia cresciuto, è importante avere questo team: senza di loro non sarei qua".

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Il rovescio con il salto e il caldo

Sul gioco in sé, Sinner ha risposto anche a una domanda tecnica, sul rovescio con il salto che è diventato uno dei suoi marchi di fabbrica: "Dipende che tipo di colpo voglio fare. Se sto fermo con i piedi devi avere il timing quasi migliore: appena sbagli il tempismo la palla non ti esce tesa ma un po' mossa. Il salto dà sicurezza, ma nell'altro senso ti toglie più energia. Mi sento più comodo".

"Non voglio avere rimpianti"

Poi, sulla questione caldo, ha glissato serenamente: "Sono contento sia di giocare di sera sia di giocare di giorno. Ci siamo preparati bene: qui il caldo è diverso, ma l'umidità non è dura come in Australia o negli Stati Uniti. Ogni giorno è un buon giorno per abituarsi al caldo". Infine, ha concluso: "Do il 100% di quello che ho quel giorno, metto il massimo che posso dare. Non voglio avere rimpianti quando vado a letto".

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Jannik Sinner è entrato nella sala conferenze del Philippe-Chatrier da vincitore, da numero uno del mondo, da uomo che ha appena inanellato la trentesima vittoria consecutiva dopo aver battuto Clement Tabur 6-1, 6-3, 6-4 in una partita serale in cui ha prodotto 40 winners e 8 ace, 100 punti totali. Ma il momento che ha fatto il giro del mondo non è arrivato dal campo: è arrivato da quella sala. Un giornalista chiede: "Hai sognato di recente che la tua streak finisse? Se sì, com'è stato?". Sinner lo guarda. Pausa. Poi risponde con la semplicità disarmante che ormai è la sua firma: "Non ho sognato. Mi spiace". Nella sala si alza una risata generale, spontanea, dei giornalisti presenti. 

"Il primo match non è mai semplice"

Prima della conferenza, Sinner aveva già parlato sul Chatrier, al microfono post-partita. Le parole erano quelle di chi ha vinto senza strappi ma con la consapevolezza che niente è mai banale. "Sono molto felice di essere qui, è molto speciale. Ho tanti bei ricordi. Sto cercando di dare il massimo, il primo match non è mai semplice in un torneo. Grazie anche ai tifosi, siete stati molto corretti con me anche se giocavo contro un francese". Un giornalista gli chiede cosa fa nel tempo libero a Parigi. Sinner risponde con un sorriso: "Mio fratello e io abbiamo iniziato a costruire un LEGO della Torre Eiffel: non siamo ancora riusciti a finirlo. A un certo punto diventa un po' noioso, ma ci siamo quasi. Quando il torneo finisce, appena torno a casa vi mando la foto del lavoro finito!". Un cenno anche a Gaël Monfils, che quella stessa sera aveva disputato il suo ultimo Roland Garros: "Ho visto la partita, è stato molto emozionante. Quando ero molto giovane, quando iniziavo la mia strada nel circuito, quando lo incontravo era molto umile, e trasmetteva un'energia speciale in campo. Inizia per lui un nuovo capitolo, speriamo di vederlo ancora sulle tribune anche perché sua moglie è ancora in corsa".

"Era importante partire bene"

Ai microfoni di Sky Sport, Sinner ha poi aggiunto: "Ho cercato di fare gioco e ci sono riuscito abbastanza bene a tratti. Era importante partire bene con una buona intensità. Ogni giocatore ha i suoi punti di forza e io mentalmente cerco di dare il massimo. Ovviamente non sempre il risultato è quello che uno vorrebbe: l'anno scorso qui ho imparato tante cose anche dal punto di vista personale. Poi siamo andati a Wimbledon, cercando di cancellare quanto successo nei tornei precedenti e ci sono riuscito, a prescindere dal risultato che poi è stato positivo, ma mentalmente ero pronto a dare il massimo".

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