Mike Tyson come non l’avete mai visto: di nuovo sul ring! Orario e streaming

Iron ha perso 12 kg per il match, il rivale si fa chiamare Titanium: “Lui parla, io mi alleno. Ma è meglio morire sul ring che in ospedale”

Stanco di guardare i suoi gonfi muscoli allo specchio, Mike Tyson ci vuol raccontare di essere attratto dall’irrimediabile vizio de “il Pericolo è il mio mestiere”. Ed anche dall’indomabile profumo di dollari che, tra venture e sventure, lo ha sempre accompagnato. Dunque, eccolo riproporsi in una sfida sul ring texano di Arlington. Diciamo una “Tysonata”: lui 58enne di non immacolata fama, e qualche problema fisico, contro un fustone 27enne che tanto somiglierebbe ad un antico centurione romano e si definisce pugile professionista. Ma, in realtà, è una di quelle macchine da soldi chiamate oggi “youtuber”: il nome Jake Paul, detto “Titanium”, dice qualcosa a chi conosce la materia. Ed anche a chi non si stacca dalle storie di ring. Il nostro ha incrociato pochi pugili veri (10 match, 1 sconfitta) e avversari di diversa arte: un giocatore di basket, qualche lottatore, altri Youtuber.

Più affari che sport

Par facile intuire che qui conta l’affare economico, più che lo sport. JP è tipo da 30 milioni di incassi all’anno e con un seguito di 50 milioni di followers. Il ring ha visto all’opera pugili dai 50 anni in avanti, ma non era boxe da circo. Come potrebbe essere questa. Indomabili ultra 50enni hanno fatto storia: da Jack Johnson, che ha chiuso a 53 anni, a Larry Holmes (53) fin a Bernard Hopkins (51) e Steve Ward, massimo leggero entrato nel Guinness a 61 anni. Tyson detto “Iron” ha chiuso a 39 anni nel 2005, per poi riproporsi con una esibizione pagliaccesca nel 2020 contro un altro ex: Roy Jones jr. Stavolta il “Texas department of licensing and regulations” ha cercato di classificare il match come professionistico. Con regole proprie: 8 riprese da 2 minuti l’una, anziché i 3 minuti che regolano le sfide professionistiche, guantoni da 14 once pesanti come quelli da allenamento dove i colpi secchi vengono attenuati. E naturalmente tanto danaro ai contendenti: pugni d’oro in una pioggia d’oro. Quaranta milioni di dollari da spartirsi: 20 a testa (JP aveva parlato di 40 solo per lui) e qualche bonus in più a Tyson, essendo la vera attrazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Pugilato

La diretta tv: dove e quando vederla

Suon di milioni per chi organizza: Netflix si occuperà della diretta Tv, in onda nella notte (dalle due del mattino) , e prevede 25 milioni di spettatori. Ottantamila i biglietti già venduti per lo “AT&T stadium” di Arlington che, di solito, ospita i Dallas Cowboys della NFL. Stavolta fanno record i costi: tra i 60 dollari e gli 11mila dollari a posto. Ma 10 di questi, definiti “MVP Owner experience”, varranno due milioni di dollari per garantire una esperienza mai provata: prima fila, accesso agli spogliatoi, guantoni autografati, soggiorno nello stesso hotel di lusso dei pugili, strette di mano e conoscenza con Tyson e Jake Paul, menù stellato e personale per servizio sicurezza a disposizione. Il cartellone pseudo-sportivo rifila “il più cattivo uomo del pianeta” com’era definito Tyson quando stendeva tutti. Ma stavolta o torna Kid Dinamite e addormenta un ragazzo impertinente, o stende il suo ricordo. E sotto il clou la sfida tra Armando Casamonica, campione italiano dei welters jr, e il canadese di origini italiane Lucas Bahdi. Infine il match fra due stelle femminili dei pugni: Katie Taylor e Amanda Serrano.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Pugilato

Tyson e la fama sgretolata

C’è da scommettere che tutti vorrebbero rivedere briciole di quel Tyson che, tra fine anni ’80 e inizio anni ’90, fu una sentenza: bastava un colpo per addormentare. Peccato sia durato meno di quanto avrebbe potuto: campione nella prima parte di carriera, cacciatore di danari e guai nella seconda parte dove ha perso anche gli ultimi tre match su quattro. A Tokyo suonò la campana dell’inversione di tendenza: steso da Buster Douglas, perse il mondiale massimi e cominciò a sgretolare la fama. Non si è più realmente rialzato, nonostante per poco tempo sia tornato campione del mondo. Fu un rotolare verso il basso: l’accusa di stupro nei confronti di Desiree Washington, miss Black America. Tre anni di galera, il ritorno, il segnale di impotenza quando un morso staccò l’orecchio ad Evander Holyfield, poi collezionò altre figure da guitto dei pugni. Tyson ha sempre raccontato di sentirsi a casa solo sul ring. Ed anche stavolta andrà a dimostrarlo, nonostante l’età da pensione. L’esibizione era prevista a luglio. Ma, in giugno, il vecchio IronMike si è fatto mettere ko da un’ulcera. Match slittato a novembre, e dieta dimagrante a perdere 12 kg.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Pugilato

"Meglio morire sul ring che in ospedale"

Jake Paul, invece, ha raccontato di aver sognato questa sfida mentre era in Costarica per un viaggio spirituale e sotto l’influenza di sostanze allucinogene. Naturalmente ha sognato anche il vincente. Ed ha proposto l’idea a Mike, che ha fiutato il business. JP è tipo spaccone, non proprio un uomo tranquillo. Difficile dire chi, tra lui e Iron Mike, ne abbia combinate di peggio. La differenza sta nel pedigrèe sportivo. L’uno è stato un campione vero. L’altro, detto da Tyson: “Un campione costruito”. Eppure oggi milioni di followers, ed anche gli scommettitori, puntano sull’incantatore più che sul devastatore di un tempo. Va detto che tra una Tysonata e l’altra, Mike ha perso tutte le sue fortune economiche ma gli è riuscito risalire la china inventandosi un marchio “Tyson 2.0” con il quale ha costruito un impero nei mercati della cannabis: nel 2023 ha intascato 150 milioni. Le restanti attività hanno ricostruito un buon conto in banca. E nelle chiacchiere trova ancora modo di colpire. Per esempio, per ribattere alle spacconate di Paul (“Vado al suo parco giochi e gli spacco il sedere”) è andato sul concreto. "Mentre lui parla, io continuo ad allenarmi. Lo fotterò". E, tra una boutade e l’altra, forse una verità l’ha detta: "Non vi preoccupate per me, questo match non è sbagliato. Se vinco sarò immortale, se tutto andrà male preferisco, comunque, morire sul ring che in un letto di ospedale". E questo è proprio vero Tyson.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Pugilato

Stanco di guardare i suoi gonfi muscoli allo specchio, Mike Tyson ci vuol raccontare di essere attratto dall’irrimediabile vizio de “il Pericolo è il mio mestiere”. Ed anche dall’indomabile profumo di dollari che, tra venture e sventure, lo ha sempre accompagnato. Dunque, eccolo riproporsi in una sfida sul ring texano di Arlington. Diciamo una “Tysonata”: lui 58enne di non immacolata fama, e qualche problema fisico, contro un fustone 27enne che tanto somiglierebbe ad un antico centurione romano e si definisce pugile professionista. Ma, in realtà, è una di quelle macchine da soldi chiamate oggi “youtuber”: il nome Jake Paul, detto “Titanium”, dice qualcosa a chi conosce la materia. Ed anche a chi non si stacca dalle storie di ring. Il nostro ha incrociato pochi pugili veri (10 match, 1 sconfitta) e avversari di diversa arte: un giocatore di basket, qualche lottatore, altri Youtuber.

Più affari che sport

Par facile intuire che qui conta l’affare economico, più che lo sport. JP è tipo da 30 milioni di incassi all’anno e con un seguito di 50 milioni di followers. Il ring ha visto all’opera pugili dai 50 anni in avanti, ma non era boxe da circo. Come potrebbe essere questa. Indomabili ultra 50enni hanno fatto storia: da Jack Johnson, che ha chiuso a 53 anni, a Larry Holmes (53) fin a Bernard Hopkins (51) e Steve Ward, massimo leggero entrato nel Guinness a 61 anni. Tyson detto “Iron” ha chiuso a 39 anni nel 2005, per poi riproporsi con una esibizione pagliaccesca nel 2020 contro un altro ex: Roy Jones jr. Stavolta il “Texas department of licensing and regulations” ha cercato di classificare il match come professionistico. Con regole proprie: 8 riprese da 2 minuti l’una, anziché i 3 minuti che regolano le sfide professionistiche, guantoni da 14 once pesanti come quelli da allenamento dove i colpi secchi vengono attenuati. E naturalmente tanto danaro ai contendenti: pugni d’oro in una pioggia d’oro. Quaranta milioni di dollari da spartirsi: 20 a testa (JP aveva parlato di 40 solo per lui) e qualche bonus in più a Tyson, essendo la vera attrazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Pugilato
1
Mike Tyson come non l’avete mai visto: di nuovo sul ring! Orario e streaming
2
La diretta tv: dove e quando vederla
3
Tyson e la fama sgretolata
4
"Meglio morire sul ring che in ospedale"