Pajola: “Italia, pensa solo a te stessa. Siamo una squadra da battere”

Il playmaker della Virtus Bologna verso la seconda fase dei Mondiali con entusiasmo e fiducia nel gruppo
Pajola: “Italia, pensa solo a te stessa. Siamo una squadra da battere”© CIAMILLO-CASTORIA

Un Everest da scalare. Domani alle 10 il confronto ormai periodico con la Serbia, battuta nel Preolimpico a Belgrado 2021 e negli ottavi all’Europeo 2022. Non è eliminazione diretta soltanto nella forma: l’Italia deve vincere, altrimenti deve sperare che Portorico subito dopo batta la Repubblica Dominicana e poi sia sconfitto dagli azzurri. E potrebbe non bastare. Gli azzurri hanno battuto entrambe in preparazione, la Serbia ad Atene per 89-88. Affidiamoci alla gioia di esserci di Alessandro Pajola, per cui il primo Mondiale è «fighissimo». L’ha detto lui dopo il successo sulle Filippine.

Pajola ci spieghi perché il Mondiale è “fighissimo”.
«Io sono del 1999, appassionato di calcio e la mia generazione è cresciuta guardando il Mondiale di calcio 2006. L’ho vissuta come una vittoria di tutto il Paese, sono cresciuto legando “mondiale” al trionfo. Eppoi arrivi qui: 32 squadre, un incrocio clamoroso di culture. Ho già avuto la fortuna di giocare le Olimpiadi, il massimo, qualcosa di magico l’estate scorsa.Qui c’è la favola del Sud Sudan, di Capo Verde. Storie e culture che si incontrano. E pensi che vivere tutti assieme, sia possibile»

Gran preparazione, un inizio mondiale un po’ in bloccato, col tiro da tre che non entrava. Ma con le Filippine avete dato un segnale.
«Abbiamo fatto un po’ quello che sappiamo fare. Di diverso qui c’è che dopo l’ottimo Europeo e la preparazione con 7 vittorie non siamo più una squadra fra tante, ma una di quelle da battere. E questo ha influito. Con le Filippine siamo stati bravi a essere noi stessi, giocare spensierati. Continuiamo con questa mentalità».

Partire nella seconda fase di rincorsa, dietro serbi e dominicani, può aiutare, in tal senso.
«Probabilmente sì, non ci affligge. Ma indipendentemente da classifica e avversari dobbiamo pensare a noi stessi, fare il nostro gioco. La nostra forza è avere un’identità chiara, se la esprimiamo bene possiamo battere tutti, altrimenti si può perdere con tutti. Scendiamo in campo forti della nostra identità».

Serbia e Portorico le avete affrontate. Cosa impressiona?
«La Serbia per la potenza della squadra, struttura fisica, stazza a partire da playmaker e guardie fino ai lunghi. È piena di talento. Una corazzata, tra le favorite ad arrivare in fondo. Portorico è pericolosa, gioca molto leggera, in stile americano, cerca di tirare nei primi secondi. Ma pensiamo a noi stessi».

Lei pensa sempre al passaggio. Alla squadra. Martedì ha messo tre triple, però. E tira con più prontezza e convinzione.
«Penso sia quanto faccio sempre, niente di speciale. Ho avuto qualche tiro in più perché i compagni mi hanno trovato libero. Noi cerchiamo sempre di creare un vantaggio per uno che tiri con i piedi per terra, libero. Stavolta è toccato a me, ma tutti possono, lo sappiamo fare bene. In questo l’aiuto di Pozzecco è fondamentale ci trasmette un sacco di positività».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


La difesa è attitudine?
«È sempre stata una cosa che mi è venuta bene. Da piccolino ceravo di rubare palla, fermare l’avversario. Mi viene naturale, ma cerco sempre di perfezionarla. La difesa si può allenare ma c’è una parte naturale e istintiva».

Finito il Mondiale e partirà subito la stagione. Ci pensa?
«In realtà non ci stavo pensando. Sono concentrato totalmente sul Mondiale. È vero, non c’è mai sosta, ma il fatto che non ci pensi aiuta corpo e mente. Certo, è tosta da un posto di vista fisico, una stagione importante e lunga, ma preferisco concentrarmi su ciò che vivo».

Com’è stata la prima stagione in Eurolega. Qui trova similitudini?
«L’impatto in Eurolega è stato molto bello, la guardavo da ragazzino. Dal punto di vista emozionale un primo anno positivo, dal punto di vista fisico impegnativo. In Eurolega c’è uno stile, uno standard di gioco, qui la presenza di nazionali da ogni continente comporta un modo di giocare diverso, in parallelo con lo stile di vita».

Ha parlato di Olimpiadi. Lei ha vissuto quella del Covid, chiusa. Ora sapete di potervele giocare perlomeno al Preolimpico.
«Per me è un obiettivo forte proprio perché l’ho vissuta e se ti capita la vuoi rivivere. In più sarà aperta al pubblico e anche per noi il villaggio sarebbe diverso».

La Serie A di calcio è iniziata. Che ne pensa della sua Juve? E gioca a fantacalcio?
«In realtà seguo molto meno. Per esempio è partita la stagione e io non sono informato nemmeno sul mercato della Juve. Devo mettermi in pari in fretta perché gli amici premono per l’asta del Fantacalcio. La faremo al mio ritorno»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un Everest da scalare. Domani alle 10 il confronto ormai periodico con la Serbia, battuta nel Preolimpico a Belgrado 2021 e negli ottavi all’Europeo 2022. Non è eliminazione diretta soltanto nella forma: l’Italia deve vincere, altrimenti deve sperare che Portorico subito dopo batta la Repubblica Dominicana e poi sia sconfitto dagli azzurri. E potrebbe non bastare. Gli azzurri hanno battuto entrambe in preparazione, la Serbia ad Atene per 89-88. Affidiamoci alla gioia di esserci di Alessandro Pajola, per cui il primo Mondiale è «fighissimo». L’ha detto lui dopo il successo sulle Filippine.

Pajola ci spieghi perché il Mondiale è “fighissimo”.
«Io sono del 1999, appassionato di calcio e la mia generazione è cresciuta guardando il Mondiale di calcio 2006. L’ho vissuta come una vittoria di tutto il Paese, sono cresciuto legando “mondiale” al trionfo. Eppoi arrivi qui: 32 squadre, un incrocio clamoroso di culture. Ho già avuto la fortuna di giocare le Olimpiadi, il massimo, qualcosa di magico l’estate scorsa.Qui c’è la favola del Sud Sudan, di Capo Verde. Storie e culture che si incontrano. E pensi che vivere tutti assieme, sia possibile»

Gran preparazione, un inizio mondiale un po’ in bloccato, col tiro da tre che non entrava. Ma con le Filippine avete dato un segnale.
«Abbiamo fatto un po’ quello che sappiamo fare. Di diverso qui c’è che dopo l’ottimo Europeo e la preparazione con 7 vittorie non siamo più una squadra fra tante, ma una di quelle da battere. E questo ha influito. Con le Filippine siamo stati bravi a essere noi stessi, giocare spensierati. Continuiamo con questa mentalità».

Partire nella seconda fase di rincorsa, dietro serbi e dominicani, può aiutare, in tal senso.
«Probabilmente sì, non ci affligge. Ma indipendentemente da classifica e avversari dobbiamo pensare a noi stessi, fare il nostro gioco. La nostra forza è avere un’identità chiara, se la esprimiamo bene possiamo battere tutti, altrimenti si può perdere con tutti. Scendiamo in campo forti della nostra identità».

Serbia e Portorico le avete affrontate. Cosa impressiona?
«La Serbia per la potenza della squadra, struttura fisica, stazza a partire da playmaker e guardie fino ai lunghi. È piena di talento. Una corazzata, tra le favorite ad arrivare in fondo. Portorico è pericolosa, gioca molto leggera, in stile americano, cerca di tirare nei primi secondi. Ma pensiamo a noi stessi».

Lei pensa sempre al passaggio. Alla squadra. Martedì ha messo tre triple, però. E tira con più prontezza e convinzione.
«Penso sia quanto faccio sempre, niente di speciale. Ho avuto qualche tiro in più perché i compagni mi hanno trovato libero. Noi cerchiamo sempre di creare un vantaggio per uno che tiri con i piedi per terra, libero. Stavolta è toccato a me, ma tutti possono, lo sappiamo fare bene. In questo l’aiuto di Pozzecco è fondamentale ci trasmette un sacco di positività».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Loading...
1
Pajola: “Italia, pensa solo a te stessa. Siamo una squadra da battere”
2
Pagina 2