Vladimiro CotugnoSOLOMEO - Un talk di altissimo livello, con ospiti del calibro di Luigi De Siervo, Giorgio Chiellini, Giovanni Branchini, Adriano Galliani, Federico Mari, Andrea Sartori, Gigi Buffon e tanti altri, nella cornice meravigliosa di Solomeo a casa di Brunello Cucinelli, padrone di casa e patron dell'iniziativa che porterà a conoscere stasera la lista dei 100 migliori talenti U21 che si contenderanno il Golden Boy: segui la giornata con noi.
De Siervo: Cosa deve fare la Serie A nei prossimi tre anni
Il primo intervento è di Luigi De Siervo, introdotto dalla presentazione di Federica Lodi e del Direttore di Tuttosport Guido Vaciago: l'importanza crescente della Serie A nel mondo, il finale thrilling del campionato, gli investimenti nelle infrastrutture non più posticipabili per essere all'altezza di un audience planetaria, il piano di sviluppo che il sistema calcio deve mettere sul tavolo per fornire un'immagine vincente. Se campionati più forti come Spagna e Inghilterra copiano il nostro sistema di tecnologia arbitrale, sulla quale siamo all'avanguardia in Europa, dobbiamo come sistema prendere ad esempio gli stadi esteri come strutture e modelli di business che aumentino i ricavi e la competitività. "La Lega Serie A si è rafforzata negli ultimi 4-5 anni, i club sono diventati consapevoli che i ricavi complessivi devono crescere per attutire entrate aleatorie che possono venire a mancare, come un'eventuale qualificazione europea non centrata. Il calcio genera un miliardo di euro di indotto all'anno con gli eventi, milioni di tifosi connessi all'idea di calcio, siamo un motore dell'economia italiana".

Chiellini, anzi no, Galliani: interviene Cucinelli
Dopo l'ad Serie A è la volta di Chiellini, ma interviene il padrone di casa Brunello Cucinelli: priorità a Galliani e Branchini, per sopravvenuti impegni, chissà se di calciomercato vista la vicinanza ad Allegri del procuratore...
Galliani e Branchini, che show! "Aveva ragione Boniperti"
"Ho vinto dalla Serie C col Monza al Mondiale per Club con il Milan, ho visto qualsiasi cosa possibile. E dico che cinquant'anni fa il calcio era questione di sentimenti, oggi di business. E i diritti tv hanno cambiato la gerarchia del calcio. Prima si viveva sui ricavi da stadio e i campioni potevano essere mantenuti nei posti di origine, penso al Benfica di Eusebio che il Milan sfidava, e che noi ragazzi scappavamo a vedere a Chiasso perché in Svizzera davano la partita in diretta mentre in Italia la Rai la dava in differita..."
Ma è vero che Galliani rifiutò Ronaldo? Branchini racconta, "ricordo con chiarezza l'esempio Careca in uscita dal Napoli, loro avevano uno scarso, Van Basten...O l'esempio Romario che usciva dal Psv e che non sembrava fosse all'altezza per poi andare al Barcellona..." Galliani lo interrompe, "Però la finale di Champions League del 1994 gliene facciamo quattro..." "Vero, io avevo Boban, Albertini, Donadoni da una parte e Romario dall'altra, decisi di non andare a vedere la partita per restare equilibrato ma me ne pento amaramente per non aver assistito a quella vittoria così roboante..."
Ancora Galliani: "Ricordate Cannavaro, con Nesta la difesa del Mondiale 2006 titolare, Nesta si fa male entra Materazzi e vince i Mondiali: il calcio è questa roba qui, è un gioco, si chiama Federazione Italiana Giuoco Calcio...Se Arnautovic la butta dentro con la Lazio tutti ora starebbero raccontando di quanto è giusto che abbia vinto l'Inter, di come hanno costruito la vittoria dello Scudetto etc etc...aveva ragione Boniperti, il risultato non è importante, è l'unica cosa che conta..."

Ranieri, la carrambata di Cucinelli
Incredibile sorpresa a Solomeo, arriva Claudio Ranieri subito accolto tra gli applausi di tutta la platea e invitato sul palco: "Sono d'accordo che il calcio sia un gioco. E' un gioco che fa giocare anche parecchi miliardi. Da ragazzo bastava una stretta di mano con un presidente, non c'erano clausole, non c'era niente. Ricordo al Catanzaro che non firmavo neanche, si lottava per centomila lire in più..."
Galliani: "Oggi siamo un campionato di transizione: non si arriva per restare ma per partire, sono quasi vent'anni che non produciamo un Pallone d'Oro o non ne abbiamo uno che lo vinca giocando da noi. L'ultimo fu Kaka nel 2007". Interviene Branchini: "Pensiamo a Tonali o a Calafiori. Yamal potrà rimanere a Barcellona perché è nato a Barcellona, noi dobbiamo lavorare affinché qualcuno dei nostri ragazzi possa almeno sognare di giocarci con Yamal. C'è qualcosa che non funziona nel sistema calcio se le nostre nazionali a livello giovanile vanno bene, benissimo (penso all'U17 in questi giorni ad esempio) e poi per qualche motivo questo circuito di crescita si interrompe. Pensiamo alla Fifa che produce un Mondiale per Club che non interessa a nessuno, costringendo finanziatori a metterci miliardi, creando un danno enorme a chi affronterà la realtà di un campionato la prossima stagione, vedrete quanti infortuni ci saranno a fronte di uno spettacolo scadente come quello di questo torneo".
A tutto Ranieri: una carriera in 15 minuti
Ancora Ranieri: "Io non pensavo di fare l'allenatore, ho giocato 8 anni a Catanzaro, c'erano i miei compagni più grandi che andavano a fare il corso e io non volevo, poi di punto in bianco decido di farlo anche io, vediamo se ho idee, se so parlare con i miei giocatori, con i dirigenti, con la stampa...poi ringraziando dio arriva Cagliari, la spinta del grande calcio, Napoli con Maradona, grazie anche alla famiglia, a mia moglie che so 50 anni che mi sopporta. Noi abbiamo assaporato anche l'amaro del calcio senza mai perdere la voglia di esserci. Ad esempio in Inghilterra: a Leicester tutto quello che succedeva era positivo, a Watford era tutto negativo...i gol subiti al 96'..."
"Pensavo fosse tutto finito, poi è tornato il Cagliari, siamo risaliti in Serie A, ci siamo salvati, pensavo che la mia carriera fosse finita. Pensavo se devo tornare, solo o a Cagliari o con la Roma, pregavo che non mi chiamasse perché avrebbe significato che andavano male. Quando ho visto De Rossi con Juric ho pensato che non mi chiamassero, poi è arrivata la telefonata. E ora andrò dall'altra parte. La cosa più facile da dirti per fare l'allenatore serve entrare in sintonia con i calciatori. Se ci riesci le cose vanno bene, se non ci riesco mi dico che non sono stato capace, non do mai colpe a nessuno se non a me stesso. Qualche volta magari posso perdere le staffe, spero di aver dato rispetto a tutti, io esigo rispetto e porto rispetto. Fare l'allenatore significa navigare".
"Sono venuto qui perché Brunello mi colpì a Coverciano, pensavo guarda questo incredibile imprenditore che dice dei suoi lavoratori che vuole fare di tutto per farli venire in campo con il sorriso, che vengano a divertirsi, ritornando al discorso del gioco del calcio, è esattamente quello che chiedo io ai miei giocatori! Poi bisogna lavorare seriamente, con responsabilità, ma è una grande verità che se nel posto di lavoro non vieni col sorriso, con la gioia, non vai molto avanti".

Chiellini e la MLS, le somiglianze con la Champions
Sale sul palco Chiellini per parlare della MLS: è il sesto campionato mondiale dopo le 5 principali leghe europee. "Si gioca un campionato con distanze da Champions, come da Lisbona a Istanbul o Mosca. Io mi sono divertito con il loro format, con i playoff dopo la regular season: i tre punti sono importanti ma non così importanti. Il nuovo formato della Champions League inizia ad assomigliarci tanto. Un campionato chiuso e rigido, c'è il salary cap, quando arrivi nella MLS firmi un contratto con la Lega, ti viene garantito il contratto ma non la squadra. Non penso sia possibile costruire questo esempio in Europa. Il monte stipendi delle squadre top è l'equivalente di una squadra che lotta per vincere la Serie B, e così a scendere. E lo spettacolo inizia 2/3 ore prima della partita e finisce 2 ore dopo, è un evento, una performance. Molto difficile giocare in trasferta, con condizioni climatiche che cambiano radicalmente, 3-4 fusi orari, è sfiancante. Però poi alla fine quello che conta è il mese dei playoff: solo un campionato ogni 6 viene vinto da chi ha vinto la Regular Season..." (e a ripensarci, il Liverpool che ha vinto la prima fase della Champions è infatti uscito rapidamente, NdR).
I 100 nomi del Golden Boy 2025: Leoni 99°, Comuzzo 18°. Yildiz...
Tutto pronto per svelare la lista di chi si giocherà il trofeo, prendendo il posto di Lamine Yamal trionfatore dell'ultima edizione. Sul palco Massimo Franchi, ideatore del trofeo, e Andrea Sartori di Football Benchmark. Nei primi nomi svelati, dal 100 ai 75, c'è Giovanni Leoni del Parma. "In Italia c'è un minutaggio molto basso degli U21, cosa che va a penalizzare in graduatoria i nostri calciatori", sottolinea Sartori. Dai 74 al 51 c'è, 69°, Jimenez del Milan, dal 50 al 25 Endrick del Real Madrid è 29°, 28° Diao del Como, dal 25 al 1°, occupato da Lamine Yamal che però non può vincere, ci sono Cubarsì 2°, Doue del Psg prossimo avversario dell'Inter completa il podio. "Cubarsi fortissimo", interviene Ferrara, "Campione olimpico, più di 50 partite col Barcellona a soli 18 anni, gioca in una squadra molto offensiva, a maggior ragione devi essere molto forte. Vedo che porta il numero 2, non è facile indossarlo", la battuta di Ciro che fa applaudire tutti, "Qui vedo Cannavaro, Materazzi, Chiellini, diciamo che con noi Cubarsì avrebbe fatto panchina". Occhio a Yildiz, 7° posto: nessuno della Juventus in questi ultimi anni era entrato così in alto, dai tempi di Pogba. Ci sarebbe stato anche Huijsen, 6°, ma oggi è del Real Madrid...Guler 13°, Comuzzo 18° altri nomi da segnalare.
Buffon e il talento italiano: "Torniamo alle radici del nostro calcio"
"Sono vent'anni che ci vergogniamo di quello che siamo. Sono vent'anni che sento che dobbiamo giocare come la Spagna, noi abbiamo abiurato la nostra storia. E il talento sparisce per questo. Gente come Ferrara, Cannavaro, oggi ci vergogneremmo a mandarla in campo! Chiellini oggi non giocherebbe perché non ha il filtrante! Vedi il Barcellona e paghi il biglietto, ma pensare che noi possiamo giocare con una linea alta di difesa a centrocampo per novanta minuti...Le partite storiche dell'Italia sono delle difese fino alla morte di un risultato, la compattezza di squadra, portare insieme tutti il risultato, adesso sembra che ci sentiamo in disagio altrimenti non ci accettano nell'alta società del calcio. Io voglio andare in campo per provare a vincere, e non c'è da vergognarsi nel farlo con le proprie abilità". Così Gigi Buffon parlando della perdita del talento nel calcio italiano.
Gli fa eco Cucinelli: "Penso la stessa cosa: il Barcellona è una cultura diversa, hanno preso gol dal centrale dell'Inter a un minuto dalla fine, dal centrale di difesa che parte in contropiede...Sono arrivati qui i grandi investitori americani, tanti giri e raggiri di parole, ma la verità è che tanti di questi geni dovrebbero passare una settimana a Napoli, se sei un cog...e studi a Harvard resti un cog...che ha studiato a Harvard! Siamo lo 0.6% del popolo mondiale, eppure siamo la settima potenza del mondo, i più grandi manufatturieri mondiali, abbiamo dato le arti a tutto il globo: non vergogniamoci di quello che siamo. Per mantenerlo quello che siamo dobbiamo dare valore al lavoro operaio, altrimenti lo perderemo. Siamo gioiosi, conquistiamo le anime con la gioia, con lo scherzo, non con la paura".
Riprende Buffon: "Come si evolve il calcio italiano? Restare un calcio d'artigianato? Noi siamo sempre stati bravi nella specializzazione: grande scuola di portieri, di difensori, di attaccanti. Tutti noi avevamo dei maestri che ci insegnavano il mestiere, oggi io non vedo delle specializzazioni. Pensiamo a uno come Ranieri, che poteva sembrare superato nel mondo di oggi, con gentilezza arriva e porta dei risultati straordinari. Vedete, gli allenatori oggi giovani hanno entusiasmo, ma se parlassero con Ranieri qualche ora magari diventerebbero dei fenomeni, perché dal punto di vista dell'empatia, dei rapporti, della tattica, della furbizia avrebbero solo da imparare. Non vedo questa voglia di confrontarsi con chi è più bravo di te, vedo molta chiusura. Incominciamo a rifar fare le cose normali con cui ti appassioni al calcio, l'eccezionalità oggi è essere normale. Courtois, Navas, Mendy del Chelsea, Ederson del City che in finale ha fatto due parate clamorose, chi ha vinto la Champions sono portieri che hanno fatto super parate. Torniamo alla specializzazione dei ruoli. Gli esempi sono importanti: da bimbo io divento prima juventino per Trapattoni, mi catturava il suo modo, un ragazzo ha bisogno di innamorarsi, poi mi sono innamorato di N'Kono, di Roger Milla, adesso c'è Sinner e tutti vogliono fare i tennisti, c'è bisogno di un personaggio così: quando c'era Vieri tutti volevano fare gli attaccanti perché guardavano Bobo, se ritroviamo questo ritroviamo i bimbi che vogliono giocare a calcio. I talenti non mancano, però sotto certi aspetti il peso specifico che avevamo noi era sicuramente più forte".
Buffon e Ferrara, gli aneddoti sull'Avvocato Agnelli
Buffon "Un anno, un anno e mezzo l'ho vissuto, per lui la Juve era un grande piacere e uno strumento di grande italianità e visibilità, col quale lui si presentava in giro per il mondo...La prima volta che ci incontriamo sono con Thuram e Nedved a Villar Perosa, lui ci accoglie dicendo "Ecco i miei 300 miliardi", iniziamo a parlare e lui fa a Thuram, "Mi dica di Milingo". Era quel periodo lì, ma Lilian rimane sbigottito, io stempero e parlo poi quando usciamo glielo dico a Lilian, "Ma ti dovevi preparare!"
Ferrara: "Anche io alla mia prima esperienza con l'Avvocato ero appena arrivato a Torino e dovevamo andare a Lisbona a fare un'amichevole precampionato, in aeroporto mi avvicina un dirigente e mi dice "Ciro, l'Avvocato vuole conoscerti". Salgo su una macchina insieme a Vialli, ché l'Avvocato voleva salutare anche lui. Arriviamo al suo aereo privato, non c'è. Poi esce dall'hangar, mi da la mano, "Benvenuto Ferrara, mi dica una cosa, com'è Maradona? Eh Avvocato, è stato fondamentale per noi. Eh si, mi sarebbe piaciuto averlo alla Juve. Però così avrebbe tolto una grande gioia al Napoli! Eh si lo so lo so...e mi dica un'altra cosa, Zola com'è? Mentre Vialli mi guardava e mi diceva con gli occhi "si sta interessando a te"
Vieri e Cannavaro: show finale!
Vieri: "Noi abbiamo avuto il miglior portiere del mondo, i migliori difensori del mondo. In Giappone vedevo l'aereo, Buffon Cannavaro Nesta Maldini più forti di loro non c'è nessuno al mondo. Panucci Iuliano in panchina...per me nel Mondiale non prendiamo neanche un gol. Abbiamo Totti, Inzaghi, Del Piero, al mondo non ci sono giocatori così. Abbiamo giocato in un'era in cui eravamo noi tra i più forti al mondo. Non si fa più tecnica. Io ho fatto tecnica tutti i giorni fino a 36 anni. Non fai più le robe che facevamo noi. Ho parlato con un allenatore di Serie A e gli ho detto "ma gli vuoi dire al centravanti di piazzarla? Non vedi che tirano tutti bombe, palle in tribuna, fuori, ma piazzala! Fai gol!"
Cannavaro: "Non ci sono più gli istruttori come una volta, non ci sono più le specializzazioni. Cannavaro ho fatto tattica con Ancelotti la prima volta a 23 anni. Io sono cresciuto con la marcatura a uomo, ho avuto la fortuna di crescere con il maestro della marcatura come Ferrara. Poi dopo l'ho abbinato alla zona e sono andato avanti per tutta la carriera".
SOLOMEO - Un talk di altissimo livello, con ospiti del calibro di Luigi De Siervo, Giorgio Chiellini, Giovanni Branchini, Adriano Galliani, Federico Mari, Andrea Sartori, Gigi Buffon e tanti altri, nella cornice meravigliosa di Solomeo a casa di Brunello Cucinelli, padrone di casa e patron dell'iniziativa che porterà a conoscere stasera la lista dei 100 migliori talenti U21 che si contenderanno il Golden Boy: segui la giornata con noi.
De Siervo: Cosa deve fare la Serie A nei prossimi tre anni
Il primo intervento è di Luigi De Siervo, introdotto dalla presentazione di Federica Lodi e del Direttore di Tuttosport Guido Vaciago: l'importanza crescente della Serie A nel mondo, il finale thrilling del campionato, gli investimenti nelle infrastrutture non più posticipabili per essere all'altezza di un audience planetaria, il piano di sviluppo che il sistema calcio deve mettere sul tavolo per fornire un'immagine vincente. Se campionati più forti come Spagna e Inghilterra copiano il nostro sistema di tecnologia arbitrale, sulla quale siamo all'avanguardia in Europa, dobbiamo come sistema prendere ad esempio gli stadi esteri come strutture e modelli di business che aumentino i ricavi e la competitività. "La Lega Serie A si è rafforzata negli ultimi 4-5 anni, i club sono diventati consapevoli che i ricavi complessivi devono crescere per attutire entrate aleatorie che possono venire a mancare, come un'eventuale qualificazione europea non centrata. Il calcio genera un miliardo di euro di indotto all'anno con gli eventi, milioni di tifosi connessi all'idea di calcio, siamo un motore dell'economia italiana".
