Pagina 3 | Patteggiamento Juve: il massacro, le certezze e l'incredibile caso Arrivabene

Ripetiamo insieme: il patteggiamento non comporta alcun riconoscimento dell’impianto dell’accusa. Fatta questa doverosa e ahinoi tuttora necessaria premessa, è possibile analizzare compiutamente la scelta della Juventus e dei suoi dirigenti di presentare un’istanza in tal senso, frutto di un accordo con i Pubblici Ministeri, che va poi eventualmente ratificato dal giudice.

L'antijuventino medio e le vicende giudiziarie infinite

Male non fare, paura non avere”, osserva compiaciuto l’italiano (e l’antijuventino) medio, fin quando qualcosa non capita a lui. Per comprendere quanto sia sbagliato, superficiale ove non in malafede tale assunto, non serve neanche tirare le 1000 vittime annuali di errori giudiziari certificate dagli amici di “errorigiudiziari.com”: basta comprendere cosa voglia dire, per qualunque essere umano ma in particolare per importanti manager e uomini di impresa, passare una vita sotto processo tra primo, secondo grado e Cassazione. Basti pensare che la conclusione delle indagini risale ormai a circa due anni fa e tuttora siamo alle fasi iniziali – stavolta forse anche finali - della vicenda giudiziaria. A questo si aggiunga che, in particolare nella complessa materia bilancistica e per questioni emergenziali e peculiari come la cosiddetta “manovra stipendi”, è pressoché impossibile avere certezza di un esito del tutto positivo. Si aggiunga la presumibile soddisfazione dei PM, parte integrante dell’accordo, per una conclusione a breve con sanzioni ridotte: per loro, dimostrare i reati in questione sarebbe stato ben più lungo e complicato rispetto al grottesco e repentino iter della nostra giustizia sportiva.

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I forcaioli e il silenzio sui patteggiamenti delle milanesi

Il tenore forcaiolo dei commenti in un paese in cui il calcio e la giustizia sono sovente raccontati in modo fazioso e superficiale non può sorprendere, mentre il cambio di percezione dell’istituto del patteggiamento a seconda delle società coinvolte può strappare al più un sorriso compassionevole: sorvolare con leggerezza sulle sanzioni per calciatori, allenatori, dirigenti e società figlie di un accordo (piuttosto benevolo, visto che le squalifiche hanno portato i tesserati coinvolti a saltare il match contro il Verona in compagnia di una decina di calciatori che, evidentemente per solidarietà, hanno preferito tirarsi fuori dal medesimo match) per poi tornare all’assalto su presunte inesistenti ammissioni di colpa quando si parla di Juventus ricorda quanto accaduto da sempre da queste parti: silenzio assoluto sui patteggiamenti sulle plusvalenze dei primi anni 2000 delle milanesi, molto rumore per l’accordo sulla manovra stipendi dopo l’incredibile massacro giudiziario sul fronte plusvalenze bianconere. Se il giudice accoglierà l’istanza, si concluderà in modo rapido la vicenda giudiziaria ma rimarrà il dubbio di capire se davvero le plusvalenze derivanti da permute contabilizzate come da sempre contabilizza pressoché ogni squadra d’Europa – quotata o meno, Italia compresa – rappresentassero o meno un reato.

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Juve massacrata e tifosi stufi

Al momento, non resta che tenerci alcune certezze: la Juventus è stata massacrata dalla giustizia sportiva in modo celere e durissimo mentre siamo ancora in attesa di notizie di Chiné su Roma, Napoli e altre vicende, anche diversi mesi dopo la richiesta di rinvio a giudizio; i media, scatenati al tempo, con tanto di prime pagine di giornali non sportivi e speciali dedicati sulle reti nazionali su programmi di costume e attualità politica, non si pongono più domande e hanno smesso di spiegarci la peculiarità del diritto sportivo che porta a decisioni necessariamente super tempestive anche a costo di rinunciare alla certezza del diritto; la Juve viene distrutta dal campo dal City – onore a loro -, ma è sicuramente più semplice e gratificante operare in un sistema in cui il garantismo si spinge fino ad attendere diversi anni prima di assumere un qualunque provvedimento su accuse ben più gravi rispetto a quelle imputate alla società torinese; i tifosi bianconeri cominciano a stufarsi di vedere i propri giocatori trattati sottoprezzo (l’ultimo caso Mbangula, con trattativa apparentemente intorno agli 8 milioni di euro, ha generato un acceso dibattito) quando altre squadre da anni riescono miracolosamente a piazzare a 20 milioni o più giocatori che non hanno neanche giocato in serie A, tanto che a volte viene il sospetto che l’accanimento verso una sola società in Italia induca a una prudenza fin troppo marcata la Juventus e chi tratta con lei.

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L'incomprensibile caso Arrivabene

Infine, a ulteriore conferma dell’incomprensibilità delle sentenze sportive, poche righe sulla dura squalifica di Arrivabene, per il quale nella citata istanza di patteggiamento viene richiesto il “non luogo a procedere”, trattandosi di operazioni, come abbiamo cercato di dire in tutti i modi inascoltati dalla giustizia sportiva, non condotte da lui e risalenti al periodo in cui era un semplice membro del Consiglio d’Amministrazione e non ancora l’amministratore delegato. Un giorno, magari, tra le mille cose che non tornano, capiremo anche questa.

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Juve massacrata e tifosi stufi

Al momento, non resta che tenerci alcune certezze: la Juventus è stata massacrata dalla giustizia sportiva in modo celere e durissimo mentre siamo ancora in attesa di notizie di Chiné su Roma, Napoli e altre vicende, anche diversi mesi dopo la richiesta di rinvio a giudizio; i media, scatenati al tempo, con tanto di prime pagine di giornali non sportivi e speciali dedicati sulle reti nazionali su programmi di costume e attualità politica, non si pongono più domande e hanno smesso di spiegarci la peculiarità del diritto sportivo che porta a decisioni necessariamente super tempestive anche a costo di rinunciare alla certezza del diritto; la Juve viene distrutta dal campo dal City – onore a loro -, ma è sicuramente più semplice e gratificante operare in un sistema in cui il garantismo si spinge fino ad attendere diversi anni prima di assumere un qualunque provvedimento su accuse ben più gravi rispetto a quelle imputate alla società torinese; i tifosi bianconeri cominciano a stufarsi di vedere i propri giocatori trattati sottoprezzo (l’ultimo caso Mbangula, con trattativa apparentemente intorno agli 8 milioni di euro, ha generato un acceso dibattito) quando altre squadre da anni riescono miracolosamente a piazzare a 20 milioni o più giocatori che non hanno neanche giocato in serie A, tanto che a volte viene il sospetto che l’accanimento verso una sola società in Italia induca a una prudenza fin troppo marcata la Juventus e chi tratta con lei.

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