© Getty ImagesIl calcio non sempre dice la verità, ma talvolta riesce a rispecchiare una sua logica, l’importanza di un ruolo, il segnale di una forza che non tradisce le attese. Prendete l’odierna classifica della serie A. Le prime sette squadre sono racchiuse in 5 punti, e date un’occhiata al ruolo che, da giocatori, ricoprivano i loro allenatori: le prime due Napoli e Roma sono guidate da ex centrocampisti (Conte e Gasperini), il Milan da un ex trequartista che comunque può essere annoverato nel ruolo di centrocampista (Allegri), Inter e Juventus da ex difensori (Chivu e Tudor), chiudono Atalanta e Bologna anch’esse in mano a ex centrocampisti (Juric e Italiano). Dunque su sette squadre, quattro centrocampisti oltre al trequartista, due difensori. Nessun attaccante, anche se Simone Inzaghi, che ha vinto uno scudetto (e ne ha persi due), è appena partito per altri lidi. E, in Europa per esempio, sir Alex Ferguson ha avuto un passato da attaccante.
Gli ex centrocampisti i più vincenti in panchina
Probabilmente non è un caso che siano i centrocampisti a tener botta in panchina e più di altri a vincere titoli. Basta ricordarne qualcuno: Ancelotti e Guardiola, il mitico Del Bosque del Real Madrid, Deschamps e Zidane, Giovanni Trapattoni recordman degli scudettati italiani (7), lo stesso Spalletti vincitore a Napoli, Enzo Bearzot galleggiava tra difensore e mediano, Fabio Capello e Nils Liedholm, Osvaldo Bagnoli (Verona) e Vujadin Boskov (Sampdoria), Ottavio Bianchi e Alberto Bigon (ma era il Napoli di Maradona). Di contro Marcello Lippi era difensore e così Manlio Scopigno (Cagliari) ed anche José Mourinho, Jurgen Klopp e Louis Van Gaal, giusto per citare. Fulvio Bernardini, fantastico dottor Pedata, invece ricoprì ruoli per ogni zona di campo. In Italia e nel mondo, il centrocampista è re anche in panchina. Poi ci sono i casi come Allegri oppure Roberto Mancini, attaccante trequartista, che ballano a metà fra esserlo e non esserlo. Però la classifica del campionato ci dice una delle verità più credibili: con un centrocampo forte si vince perché regala spessore a tutta la squadra e sostiene le punte, con buoni difensori si galleggia bene ma serve la copertura di un buon centrocampo sennò arrivano siluri da ogni parte, con i trequartisti può succedere di tutto: nel bene e nel male.
L'insegnamento dei trequartisti
Il caso Italia, per il vero, ci ricorda che nell’ultimo venticinquennio i trequartisti (Mancini e Allegri) l’hanno fatta da padroni. Fra l’altro Mancini è stato anche l’unico tecnico a riportare al successo la nazionale. E da qui l’insegnamento che dai trequartisti (in panca) bisogna attendersi sorprese, ma è raro che deludano. E soprattutto annebbiano le idee a centrocampisti e difensori. Gli attaccanti, in panchina o in campo, spesso ti illudono ma non bastano. Quanti capocannonieri (specie in Italia) hanno regalato gol al club senza vedere risultato? Ciro Immobile e Mauro Icardi sono due esempi recenti. Dunque stando alla classifica, e alla storia recente, attenti a quei due: Conte e Gasperini. Ma il trequartista è in agguato.
