Marotta League, lo stile Inter, l’umiliazione di Chiellini: i veri significati dietro la conferenza

I sette minuti surreali e spietati dal piedistallo di Via Rosellini: Chivu sacrificato, Saviano chi, il calcio sono io
Marotta League, lo stile Inter, l’umiliazione di Chiellini: i veri significati dietro la conferenza
© redazione

La scelta è simbolica, di potere, di chi può permettersi qualcosa che si fa fatica pensare possa essere concesso ad altri se non a lui: Giuseppe Marotta parla ai giornalisti troneggiante in Lega, con alle spalle il logo del campionato italiano che campeggia in bella evidenza. A pensarci bene, è il suo primo scivolone, troppa confidenza, perché a guardarla non c'è immagine migliore come icona della Marotta League: lo vedi all'estero o senza sapere di calcio e pensi che sta parlando il presidente della Serie A, non dell'Inter. Una conferenza stampa pop-up, d'emergenza, per arginare il fiume in piena del sacrosanto sdegno davanti alle immagini di Bastoni simulante, esultante, creatore di surrealtà come la trattenuta della maglia che continua a invocare e inventare davanti a arbitro e avversari, un po' come quel "ti faccio nero" di Acerbi a Juan Jesus, un po' come le bestemmie mai urlate di Lautaro spergiurate sulla testa dei figli. Bisogna intervenire, bisogna spegnere, spostare il focus diceva qualcuno.

Marotta spietato

È spietato Beppe, mentre digrigna i denti e maschera l'agitazione inusuale e il respiro un po' affannoso per un navigato dirigente come lui, il più esperto rimasto al calcio italiano. Sull'altare della sua dimostrazione di forza non si fa problemi a sacrificare anche Chivu e la sua imbarazzante difesa di Bastoni dando la colpa al pugno di Kalulu che ehi, se ero io non glielo alzavo addosso se ero ammonito, te la sei andata a cercare. La negazione dell'evidenza, le parole come un tonfo, il rumore della maschera caduta di Carnevale del tecnico che non parla di arbitri, che 24 ore prima faceva l'ecumenico e dispensava desideri di purezza, di allenatori che vanno dai giornalisti ad ammettere di aver avuto un favore. E che si dimostra piccolo come la sua ipocrisia quando il calcio gli fa ottenere il suo tanto agognato desiderio. "Bastoni ha sbagliato", a labbra strette, l'ammissione che si fa lama sul suo figliol prodigo che gli ha tappato la voragine Inzaghi, sembra quasi di sentire in fondo "Ha sbagliato...spiaze".

 

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Il livore su Cuadrado che si trasforma in caduta

A questo punto, rotto il ghiaccio e mandato giù il boccone amaro del sacrificio, è tempo di gonfiare il petto e mostrarsi padrone del campo, dei campi fuori dal rettangolo di gioco. È il gioco del Saviano chi e della carta avvocati, mossa sgradevole per lasciar fuori dal terreno di gara lo scrittore e le sue accuse, ed è il gioco del Chiellini giovane e inesperto, altra stoccata che sembra gratuita visto che Giorgio aveva parlato di arbitri e mai di Inter, ma che di gratuito non ha nulla, anzi: è un modo sottile ma violento per umiliare le parole del dirigente Juve, per svuotarne importanza e senso, per schiacciare sul nascere ogni ribellione. Come fece Moratti con Andrea Agnelli, dandogli del Giovin Signore citando Parini (e andatevi a vedere cosa significa) quando AA lo inchiodava alle dichiarazioni di Palazzi e al loro Scudetto dei prescritti. Il sottotesto è Chiellini attacca il sistema, il sistema lo difendo io, il sistema sono io. L'état c'est moi, diceva qualcuno... Il finale, enfin, è la stilla livorosa su Cuadrado, quella che doveva essere un'uscita teatrale in bello stile e che di stile ha solo una caduta: perché, come Bastoni, si può provare a raccontare così tanto una bugia da farla diventare verità, si possono spendere mille parole e orchestrare cento opinioni ma il tentativo di passare dalla parte agognata della vittima crolla inesorabilmente davanti alla sentenza delle immagini. Il motivo per cui era nato il VAR, ironia della sorte.

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La scelta è simbolica, di potere, di chi può permettersi qualcosa che si fa fatica pensare possa essere concesso ad altri se non a lui: Giuseppe Marotta parla ai giornalisti troneggiante in Lega, con alle spalle il logo del campionato italiano che campeggia in bella evidenza. A pensarci bene, è il suo primo scivolone, troppa confidenza, perché a guardarla non c'è immagine migliore come icona della Marotta League: lo vedi all'estero o senza sapere di calcio e pensi che sta parlando il presidente della Serie A, non dell'Inter. Una conferenza stampa pop-up, d'emergenza, per arginare il fiume in piena del sacrosanto sdegno davanti alle immagini di Bastoni simulante, esultante, creatore di surrealtà come la trattenuta della maglia che continua a invocare e inventare davanti a arbitro e avversari, un po' come quel "ti faccio nero" di Acerbi a Juan Jesus, un po' come le bestemmie mai urlate di Lautaro spergiurate sulla testa dei figli. Bisogna intervenire, bisogna spegnere, spostare il focus diceva qualcuno.

Marotta spietato

È spietato Beppe, mentre digrigna i denti e maschera l'agitazione inusuale e il respiro un po' affannoso per un navigato dirigente come lui, il più esperto rimasto al calcio italiano. Sull'altare della sua dimostrazione di forza non si fa problemi a sacrificare anche Chivu e la sua imbarazzante difesa di Bastoni dando la colpa al pugno di Kalulu che ehi, se ero io non glielo alzavo addosso se ero ammonito, te la sei andata a cercare. La negazione dell'evidenza, le parole come un tonfo, il rumore della maschera caduta di Carnevale del tecnico che non parla di arbitri, che 24 ore prima faceva l'ecumenico e dispensava desideri di purezza, di allenatori che vanno dai giornalisti ad ammettere di aver avuto un favore. E che si dimostra piccolo come la sua ipocrisia quando il calcio gli fa ottenere il suo tanto agognato desiderio. "Bastoni ha sbagliato", a labbra strette, l'ammissione che si fa lama sul suo figliol prodigo che gli ha tappato la voragine Inzaghi, sembra quasi di sentire in fondo "Ha sbagliato...spiaze".

 

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Il livore su Cuadrado che si trasforma in caduta