Le rivelazioni di Pasquale De Meo. Assistente, fuori dall'Aia dal 2024, in un'intervista rilasciata a Fanpage ha parlato in maniera schietta e diretta dell'inchiesta sul mondo arbitrale, rivelando retroscena e aneddoti su quanto accadeva e sulle tensioni che direttori di gara e varisti respiravano nell'ultimo periodo. Nelle ultime ore è scoppiata una vera bufera, con testimonianze e rivelazioni a scoperchiare un mondo differente da come sarebbe dovuto essere. De Meo sottolinea soprattutto la mancanza di serenità creata, spiegando come Rocchi, Chinè e Gravina avessero costruito un vero e proprio sistema.
Il sistema Gravina, Chinè e Rocchi
Sulla gestione della tensione da parte degli arbitri De Meo racconta: "Tutti lì vivevano e vivono con questo stato di ansia totale, non sono sereni, non c'è libertà. Chi ha gestito fino a oggi ha creato questo sistema che ha minato la serenità della valutazione, basta ascoltare molti dialoghi che sono avvenuti al Var. Ti chiedi: ‘Ma questi come fanno ad analizzare così un episodio così chiaro', proprio perché c'è questa paura alla base di tanti errori che sono stati commessi. Negli anni c'è stata sempre un'escalation, ma in negativo. L'asse, fino a poco fa, era costituito da Gravina che comandava il governo del calcio e i suoi fedelissimi Chinè e Rocchi. Era un sistema contro cui ti andavi a scontrare".
In merito al fatto che per un arbitro andare al Var e confermare l'errore voleva dire compromettere la carriera, De Meo sottolinea come questo elemento fosse presente all'interno della struttura sulla valutazione dell'operato Var. Poi rimarca: "Se uno interviene con una bussata, con dei gesti convenzionali in una gara e non lo fa in un'altra, vuol dire che sta alterando il risultato di una partita e di un campionato".
"Mancava la tranquillità: c'era apprensione per..."
Sulla gestione di queste pressioni da parte degli arbitri, De Meo rimarca come il regolamento stabilisce che soltanto le figure ufficialmente nominate come Var e Avar possono operare in sala e prendere decisioni relative alla partita, senza che altri possano interferire. Chi svolgeva il ruolo di Var non si trovava in una condizione di tranquillità: esisteva - racconta - una certa apprensione legata al giudizio della commissione su un determinato episodio. Inoltre, capitava che situazioni analoghe venissero valutate diversamente in seguito, generando confusione nelle linee guida e un senso di disagio in alcuni, che percepivano un trattamento non sempre equo rispetto ad altri.
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