La catastrofe Balogun travolgerà Gianni Infantino? È la domanda che si sta facendo il mondo del calcio, sdegnato dalla farsa della squalifica del centravanti statunitense sospesa su richiesta di Trump. Le elezioni sono l’anno prossimo e, secondo una ricostruzione della Bbc, Infantino avrebbe 111 voti garantiti, cinque in più dei 106 necessari a essere rieletto. D’altronde, ha costruito la sua forza proprio con una solidità elettorale quasi inattaccabile, messa insieme con scelte che hanno sempre teso ad ampliare il suo consenso, ben sapendo di muoversi in un sistema nel quale il voto dell’Uzbekistan ha lo stesso peso di quello della Germania o della Francia. Ecco perché è una mossa strategica (una delle tante fatte da Infantino) quella di allargare il Mondiale da 36 a 48, distribuendo i posti secondo la geografia e non il merito sportivo: aver premiato l’Asia e l’Africa le ha trasformate in un facondo bacino elettorale. Certo, bisogna ancora pesare l’erosione del consenso causata dall’impatto del caso Balogun; della mancata difesa dell’arbitro somalo Omar Artan (respinto dall’immigration americana) e del trattamento riservato all’Iran, autorizzato a stare sul suolo statunitense solo per il tempo della partita. Per ora, Infantino, con mossa politicamente avveduta, sta sotto coperta, aspettando che la bufera si plachi e che il mondo smetta di pensare a Balogun e Trump, appassionandosi di un’altra polemica.
Ceferin attacca Infantino e sfrutta il caso Balogun
Ma non è l’unico che agisce con scaltrezza politica: Aleksandr Ceferin, infatti, applica perfettamente il manuale dell’opposizione. Il presidente dell’Uefa, non esattamente amico di Infantino, aspetta i suoi errori e gli salta alla giugulare. L’arbitro somalo viene respinto alla frontiera americana? Ceferin gli assegna subito la finale di Supercoppa Europea, un simbolico risarcimento per appuntarsi la medaglietta. Trump ottiene la cancellazione della squalifica? Ceferin è il primo a scagliarsi contro la stortura con un comunicato feroce, che cavalca l’indignazione popolare. Colpo su colpo, seguendo l’onda dello scontento, senza pensarci troppo. Come, quando unendosi alle critiche per lo smisurato format del Mondiale a 48 squadre, Ceferin si è dimenticato di essere stato tra quelli che l’hanno approvato, l’allargamento. Perché - anche questo è bene ricordarlo - della Fifa, Ceferin è uno dei vicepresidenti (carica, peraltro, molto ben retribuita). Ma, quindi, perché spara contro Infantino? Per amore del calcio, forse, ma anche per soldi e potere.
Mondiale per Club e Champions League, la sfida tra Fifa e Uefa
Non è detto che Ceferin voglia il posto di Infantino (per quanto sarebbe una lecita aspirazione), ma di sicuro vuole mantenere un certo controllo sul calcio dei club, da sempre una prerogativa dell’Uefa. Se il Mondiale è la competizione regina per le squadre Nazionali, la Champions è il top per i club. E la Champions è la gallina dalle uova d’oro dell’Uefa, generando ricavi e immagine come nessun’altra competizione calcistica per club al mondo. Ma nella scorsa estate è nato il Mondiale per club, per il momento quadriennale, poi chissà; per il momento non ancora forte come la Champions, poi chissà. I diritti televisivi non sono infiniti e nuove competizioni di successo della Fifa potrebbero mangiarsi fette della torta dell’Uefa. Per questo un Infantino meno forte può far comodo a Ceferin, vicepresidente d’opposizione.
