Il Chelsea spende senza limiti e l’Uefa non può intervenire. Il motivo

Il patron Boehly ha investito finora 460 milioni e grazie alla firma di contratti lunghi sfrutta la norma che disarma il Fair Play Finanziario
Il Chelsea spende senza limiti e l’Uefa non può intervenire. Il motivo

Fatta la legge, trovato l'inganno. Ma non è sempre un'equazione immediata. Nel caso del Fair Play Finanziario, infatti, non è stato proprio così automatico e men che meno sicuro. Ci hanno provato in diversi modi i cosiddetti club stato e per poco il Manchester City ci resta sotto. Il sodalizio tra Nasser Al Khelaifi e Aleksander Ceferin - sempre più forte da quando hanno unito i propri sforzi contro la Superlega - ha, invece, garantito al Paris Saint Germain di non essere nemmeno infastidito da noiose indagini sui propri conti che anche uno che non ha superato l'esame di terza media capirebbe che sono in rosso. Todd Boehly, dalla sua, alle spalle non ha uno stato, sebbene il saldo sul suo conto corrente debba essere nettamente più importante del Pil di molti paesi considerato che, in meno di sei mesi, ha deciso di investire oltre 460 milioni nel suo nuovo giocattolo blue.

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La strategia del Chelsea di Boehly

E la verità è che non ha superato la soglia dei 500 milioni soltanto perché quegli antipatici del Benfica e del Brighton non ne vogliono sapere di mollare facilmente la presa su Enzo Fernández e Moisés Caicedo. Uno dei due, però, finirà la stagione allo Stamford Bridge. Su questo c'è da scommetterci. Quello che più sorprende è che il Chelsea stia facendo tutto alla luce del sole. Spende, spande e spende di nuovo. Come non ci fosse un domani, qualcuno potrebbe pensare. E, invece, no: la strategia del club inglese per eludere il Fair Play Finanziario riguarda proprio il domani e il dopodomani. Boehly, infatti, sta costruendo le basi della propria corazzata su una sfumatura dell'articolo 18 del Regolamento Fifa sullo Status e i trasferimenti internazionali dei calciatori: “I contratti saranno conclusi per un periodo minimo che ha inizio dalla data del tesseramento fino alla fine della stagione e per un periodo massimo di cinque anni. I contratti di qualsiasi altra durata sono autorizzati solo se conformi alle leggi nazionali”. Ed è proprio quest'ultima frase ad aver servito l'assist perfetto alla strategia dell'imprenditore statunitense che si è divertito a far firmare ai suoi ingaggi contratti interminabili, come quello che lega Mykhailo Mudryk al Chelsea fino al 2031 (Badiashile, Wesley Fofana e David Datro Fofana fino al 2029, e così via...). E già, perché le "leggi nazionali" inglesi lo permettono. Insomma, non si può parlare tanto di vuoto legale, quanto dell'ennesima eccezione che, giocando tutti allo stesso gioco, non avrebbe ragione di esistere. Così facendo, la società inglese spalma su otto anni e mezzo gli 88 milioni di euro investiti sulla stella ucraina che peserà, quindi, sul bilancio 10 milioni all'anno. Questa la buona notizia per i tifosi del Chelsea.

I rischi

La cattiva riguarda l’imprevedibilità del rendimento di un calciatore. Se le cose, infatti, dovessero andare bene anche dal punto di vista sportivo, tutto filerà via liscio. I problemi, invece, potrebbero arrivare se una, due o tre di queste operazioni si dovessero rivelare, con il passare degli anni, delle vere e proprie zavorre: «Se un giocatore non rende, ti trascinerai dietro il problema di un giocatore con uno stipendio alto con cui ti sei impegnato per i prossimi sette o otto anni - assicura Kieran Maguire, l’esperto in finanza calcistica interpellato da Sky Sports UK -. Se funziona, è fantastico, ma se non funziona rallenta la squadra come se fosse un’ancora». E già, perché non è mai semplice piazzare un calciatore dall’ingaggio faraonico, men che meno se non sta giocando bene. L’altra variabile che Boehly non può controllare è quella che obbliga i Blues a qualificarsi ogni anno in Champions League per mantenere l’equilibrio minimo richiesto dal FPF tra i ricavi e le spese. Ebbene, in questo momento, il Chelsea è a dieci punti dalla quarta piazza.

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