Pagina 5 | Ancelotti ricorda l'amarezza Juve e avverte: "A volte fai bene e ti cacciano comunque"

Carlo Ancelotti è una leggenda vivente del nostro calcio. Il tecnico di Reggiolo ha allenato alcuni dei club più prestigiosi del mondo e oggi siede sulla panchina della nazionale brasiliana, con l'obiettivo di portare la Selecao alla conquista del sesto mondiale della propria storia. La vita professionale di Ancelotti ha conosciuto vari colori: dal bianconero di Torino, passando dal rossonero di Milano, fino a giungere al bianco di Madrid,suo ultimo club. L'oggi allenatore del Brasile ha ripercorso la sua carriera finora, tra ricordi e speranze per il futuro.

"Dopo il Real, non potevo che scegliere il Brasile"

Ancelotti ha terminato la sua esperienza come allenatore del Real Madrid la scorsa estate, lasciando con lo status di tecnico più titolato della storia dei Blancos. Da lì la scelta di una nuova sfida: quella di guidare una nazionale. "Non avevo programmato di andare in un altro club dopo il Real Madrid. L'opportunità con la nazionale brasiliana si è presentata due anni fa, e poi ho rinnovato con il Real Madrid, ma l'anno scorso abbiamo pensato che fosse il momento giusto per andarmene, e ora sono felice". Ancelotti ha messo poi a paragone la situazione al Real da quella che vive in Brasile: "Ora ho meno stress perché non ci sono molte partite; è più un lavoro di osservazione. Non c'è bisogno di preparare sessioni di allenamento ogni giorno; è un tipo di lavoro diverso, con molto più tempo a disposizione, ma è un lavoro interessante e bisogna osservare i giocatori... Il Brasile ha almeno 70 giocatori che potrebbero far parte della nazionale e valutarli tutti non è così semplice".

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L'obiettivo con la Selecao

L'allenatore emiliano non nasconde che la gente gli chiede la conquista del sesto mondiale: "Lo chiedevano da tempo. Non è solo un obiettivo, è anche una motivazione". E alla domanda se sentisse pressione per strada e nella vita di tutti i giorni: "Qui la gente mi accoglie benissimo, sono molto rispettato e mi vogliono molto bene. L'atmosfera in Brasile è quella tipica del calcio, c'è molta passione, le persone sono molto legate a questo sport. È un paese felice e allegro, pieno di brave persone". Ancelotti ha rivelato anche di come la sua nomina abbia fatto storcere il naso a una parte dell'opinione pubblica: "La verità è che la vecchia scuola brasiliana ha reagito un po' male agli allenatori stranieri, ma come ho detto, l'accoglienza da parte di tutti è stata fantastica. Ho un ottimo rapporto con gli allenatori che lavorano qui, ad esempio al Palmeiras, al Flamengo o al Bahia. Parlo spesso con loro perché penso che possano aiutarmi a trovare giocatori, visto che molti sono in Europa, ma altri giocano qui".

Tra formazione tipo e lista 

Ancelotti ha allenato alcuni dei migliori giocatori del mondo, brasiliani e non. Alla domanda dell'intervistatore sulla sua top 11 della Selecao, il tecnico verdeoro ha risposto: "In porta potrei mettere Dida. Cafu a destra, Militão o Thiago Silva come difensori centrali e Marcelo a sinistra. A centrocampo, Casemiro, Kaká… sono sicuro di aver dimenticato qualcuno. A destra, Rodrygo o dove vuole, a sinistra, Vinicius, e in attacco ho molti dubbi: Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho… ce ne sono molti". Proseguendo, Ancelotti ha fatto il punto sulla lista definitiva per chi andrà ai Mondiali 2026, non sbottonandosi: "Stilare la lista non è facile perché ci sono molte opzioni, soprattutto in attacco, dato che abbiamo molta scelta. Un po' meno a centrocampo o sulle fasce, ma c'è la possibilità di scegliere i giocatori giusti per le prossime amichevoli e per i Mondiali". 

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I ricordi di Carletto

Ancelotti ha visto il calcio cambiare, e con esso tutto il mondo. A proposito della sua esperienza più che ventennale in panchina gli è stato chiesto come e se il calcio fosse cambiato da quando ha iniziato ad allenare: "Moltissimo. È incredibile quanto sia cambiato. Non so se sia un bene o un male. Dal punto di vista ambientale, è sicuramente migliorato. Stadi migliori, campi migliori, arbitraggio migliore grazie alla tecnologia. L'intensità è aumentata, ma maggiore intensità non significa sempre uno spettacolo migliore. Credo che oggi i talenti facciano più fatica a mettersi in mostra rispetto a 20 anni fa".

Il suo amore per il Real Madrid

Sulla panchina del Real, Carletto ci è rimasto per sei stagioni, in cui è diventato il tecnico più titolato della storia dei Blancos. Ma il Madrid è rimasto davvero nel cuore del tecnico emiliano? La sua risposta non lascia spazio a interpretazioni: "Vivo serenamente perché ogni momento ha il suo tempo. Ho ricordi fantastici del mio lunghissimo periodo al Real Madrid e un affetto straordinario per il club e per le persone che ci lavorano. Ora sono coinvolto in un altro progetto e lo vivo con la stessa intensità. Quando il Real Madrid gioca una partita, la guardo sempre, non solo per vedere i brasiliani, ma anche per vedere il Real Madrid e aiutarli a vincere". Inoltre è ancora in contatto con persone facenti parte dell'ambiente Real: "Sì, a volte. Dopo la partita contro il Manchester City, mi sono congratulato con la società e con il presidente. Parlo anche con i giocatori. Ho parlato con Rodrygo l'altro giorno per sapere come stava. Sono in contatto con loro, sì".

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La trasformazione dei Blancos

Ovviamente una domanda non poteva riguardare il processo di trasformazione che sta attraversando il Real Madrid, con molti volti nuovi - e giovani - pronti a prendersi la scena, in un processo che richiede tempo: "Il calcio cambia anche con piccoli cambiamenti, e con essi, cambia anche l'alchimia di squadra. Non si tratta solo dell'atmosfera, non si tratta solo di sostituire Kroos con Mbappé. Quello stesso anno, Nacho se ne andò, Carvajal si infortunò e Modric giocò di meno. La vecchia generazione che aveva creato un'atmosfera fantastica nello spogliatoio se n'era andata, e una nuova generazione di giocatori doveva subentrare, portando carattere, personalità e dando l'esempio. Questo non succede dall'oggi al domani; ci vuole tempo. L'arrivo di Mbappé coincise con due importanti partenze, quelle di Kroos e Nacho, creando un'atmosfera diversa. Mbappé fece faville, segnando circa 50 gol, e la squadra faticò a vincere titoli perché nel calcio contano i piccoli dettagli, e quando si cambia qualcosa, non sempre le cose vanno per il verso giusto".

Le speranze sul pupillo Vinicius

La maggior parte del peso dell'attacco verdeoro passerà dai piedi di Vinicius Jr, che Ancelotti ha già allenato al Real: "Vinicius non ha mai deluso nessuno nelle partite importanti. Non ricordo una sola semifinale o quarto di finale in cui Vini abbia commesso un errore. Forse Vinicius si è innervosito a Valencia e ha perso la concentrazione, ma non gli è mai successo nelle partite importanti. Sono convinto che farà un grande Mondiale se sarà convocato". E ancora: "Vinicius è brasiliano; ha il carattere di un brasiliano. I brasiliani sono persone gioiose e molto umili. Non ho ancora incontrato una persona arrogante, né alla CBF né tra i brasiliani che conosco. Vinicius è umile, gioioso e straordinariamente talentuoso".

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Obiettivo Mondiale: differenze tra Brasile ed Europa

Il Brasile insegue ancora il sesto titolo mondiale. La nazionale verdeoro ha provato con diversi tecnici, non riuscendo mai a trovare la giusta intesa. "La sfida dovrebbe essere una motivazione per fare meglio. Ho la sensazione che ci sia un'atmosfera orientata alla vittoria. C'è molta pressione, è vero, ma anche un incredibile affetto per la nazionale. Qui, quando gioca la nazionale, il mondo intero si ferma; non è la stessa atmosfera che si respira in Europa. Credo che in Europa le nazionali abbiano perso un po' del loro fascino a causa del calendario fitto di impegni, con competizioni come la Champions League. In Brasile, la squadra più importante è la nazionale e per i giocatori indossare la maglia è qualcosa di speciale. Questo è positivo, ma c'è anche una pressione eccessiva sui giocatori. Un solo errore in un'amichevole qui viene punito, e voglio parlarne con loro affinché non si mettano così tanta pressione addosso".

Ancelotti e l'esonero Juve

Al tecnico emiliano è poi stato chiesto di tornare indietro a 25 anni fa, nel 2001. In quel momento, Ancelotti cosa stava facendo? "Nel 2001 ero stato cacciato dalla Juventus e mi trovavo in vacanza in attesa del Milan". Proseguendo, ha continuato sul cosa di prova a venire esonerato, anche per un fuoriclasse come lui: "Parlando con gli allenatori, è abbastanza comune che vengano esonerati qui. A volte, ti licenziano anche quando stai facendo un buon lavoro. Personalmente mi ha colpito molto perché quando vieni esonerato per la prima volta, l'impatto è più forte. L'ultima volta è stata a Napoli nel 2020, e l'hai semplicemente accettato come parte del lavoro. Quando perdi la fiducia del club, devi andartene".

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Obiettivo Mondiale: differenze tra Brasile ed Europa

Il Brasile insegue ancora il sesto titolo mondiale. La nazionale verdeoro ha provato con diversi tecnici, non riuscendo mai a trovare la giusta intesa. "La sfida dovrebbe essere una motivazione per fare meglio. Ho la sensazione che ci sia un'atmosfera orientata alla vittoria. C'è molta pressione, è vero, ma anche un incredibile affetto per la nazionale. Qui, quando gioca la nazionale, il mondo intero si ferma; non è la stessa atmosfera che si respira in Europa. Credo che in Europa le nazionali abbiano perso un po' del loro fascino a causa del calendario fitto di impegni, con competizioni come la Champions League. In Brasile, la squadra più importante è la nazionale e per i giocatori indossare la maglia è qualcosa di speciale. Questo è positivo, ma c'è anche una pressione eccessiva sui giocatori. Un solo errore in un'amichevole qui viene punito, e voglio parlarne con loro affinché non si mettano così tanta pressione addosso".

Ancelotti e l'esonero Juve

Al tecnico emiliano è poi stato chiesto di tornare indietro a 25 anni fa, nel 2001. In quel momento, Ancelotti cosa stava facendo? "Nel 2001 ero stato cacciato dalla Juventus e mi trovavo in vacanza in attesa del Milan". Proseguendo, ha continuato sul cosa di prova a venire esonerato, anche per un fuoriclasse come lui: "Parlando con gli allenatori, è abbastanza comune che vengano esonerati qui. A volte, ti licenziano anche quando stai facendo un buon lavoro. Personalmente mi ha colpito molto perché quando vieni esonerato per la prima volta, l'impatto è più forte. L'ultima volta è stata a Napoli nel 2020, e l'hai semplicemente accettato come parte del lavoro. Quando perdi la fiducia del club, devi andartene".

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