Dzeko: "L'Italia ci ha sottovalutati, è chiaro ci siano dei problemi". E su Muharemovic...

L'ex attaccante di Roma e Inter ritorna sulla sfida con gli Azzurri per la qualificazione ai Mondiali, soffermandosi anche sulla sua attuale esperienza in Germania

«Lo Schalke deve stare sempre in Bundesliga. È un club troppo grande per la Zweite Liga». Edin Dzeko si gode il ritorno dello Schalke 04 nella massima serie tedesca, dopo tre anni di purgatorio, e si prende anche una rivincita personale dopo la deludente parentesi alla Fiorentina. A quasi quarant’anni, il bosniaco è tornato in Germania a distanza di diciannove anni dall'ultima esperienza al Wolfsburg (2007-2011), contribuendo al salto di categoria con sei gol e tre assist nella seconda parte di stagione e diventando uno dei simboli della rinascita del club di Gelsenkirchen. Un impatto che, nelle sue parole, va oltre i numeri: fin dal primo giorno il centravanti ha percepito un ambiente unico, con un’energia e una tifoseria capaci di trasformare ogni partita in un evento speciale. «I primi sei mesi alla Fiorentina sono stati difficili, per me, per tutta la squadra e per tutto il club. Sono contento però che alla fine siano riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati e spero che il prossimo anno possano prepararsi al meglio per vivere una grande stagione» ha spiegato Dzeko, che a gennaio aveva bisogno di giocare con continuità anche per prepararsi ai playoff Mondiali con la Bosnia. «Non potevo fare scelta migliore. Lo Schalke ha dei tifosi incredibili e uno stadio fantastico».

"L’Italia deve stare nelle fasi finali dei Mondiali"

Sul futuro, invece, non ha ancora preso nessuna decisione definitiva: «Devo parlare con il club e capire quali siano i loro piani per la Bundesliga. Il livello sarà molto più alto e servirà prepararsi ancora meglio». Gran parte della conferenza stampa, organizzata dalla Bundesliga, è stata dedicata anche al calcio italiano e alla crisi della Nazionale, esclusa ancora una volta dal Mondiale. «È chiaro che ci siano problemi se salti il terzo Mondiale consecutivo. L’Italia deve stare nelle fasi finali di Europei e Mondiali, non uscire prima». Il Cigno di Sarajevo è tornato anche sul playoff vinto dalla sua Bosnia proprio contro gli azzurri: «Si parlava soltanto del nostro stadio piccolo, del campo e del rischio per l’Italia di non andare al Mondiale. Quasi nessuno parlava della Bosnia come squadra, ma abbiamo tanti giovani forti che hanno dimostrato il loro valore». In questo senso, Džeko ha voluto anche approfondire il suo ruolo all’interno della nazionale: «In qualità di capitano e di giocatore più esperto del gruppo ho delle responsabilità. Mi sono sentito in dovere di guidare i più giovani, dentro e fuori dal campo, soprattutto in una fase di ricambio generazionale importante». Negli ultimi anni, ha ricordato, sono stati inseriti molti talenti nuovi e il suo obiettivo è stato quello di aiutarli a crescere nel modo giusto, contribuendo a un percorso culminato con la qualificazione al Mondiale americano.

Dzeko e il legame con l'Italia

Secondo l’ex attaccante di Roma e Inter, il calcio italiano deve evolversi anche dal punto di vista della mentalità offensiva: «Spero che l’Italia vada verso partite come il 5-4 tra Psg e Bayern. È stato uno dei match più belli che abbia mai visto. Tutti vogliono vedere un calcio offensivo così». Non poteva mancare un passaggio sulla corsa Champions in Serie A e sulla "sua" Roma. «Spero che ce la faccia ad andare in Champions. Il Milan affronterà il Genoa del nostro capitano Daniele (De Rossi, ndr), che proverà sicuramente a togliergli qualche punto, ma la Roma deve comunque vincere il derby». Parole che confermano il forte legame rimasto con l’ambiente giallorosso. Legame che ha conservato anche con la Milano nerazzurra: «All'Inter non sono stato bene, ma benissimo, so cosa significa indossare quella maglia e non sono d'accordo con chi dice che abbia vinto perché le altre erano meno forti». E su Chivu: «Gli va dato merito per aver vinto scudetto e Coppa Italia al primo anno. Tutto questo non è un caso, vuol dire che la società ha lavorato nella giusta direzione».

Il parere su Muharemovic

Sul mercato, invece, a chi chiede un parere su Muharemovic, Dzeko non può fare altro che sponsorizzare il proprio collega di Nazionale: «Muharemovic sarebbe il top per l’Inter e viceversa l’Inter per lui». Discorso identico anche per Kerim Alajbegovic, accostato alla Roma di Gasperini: «Se un ragazzo di 18 anni calcia due rigori così, in due partite che probabilmente sono le più importanti della sua vita e della sua carriera finora, vuol dire che ha qualcosa di speciale. Sicuramente ha un grande futuro davanti a sé, ma deve restare con i piedi per terra e fare le scelte giuste».

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