Tottenham, esordio da incubo per Tudor: "Bisogna stare zitti e lavorare. L'obiettivo è uno solo!"

Dopo la sconfitta contro l’Arsenal è esplosa la rabbia dell’ex tecnico juventino, che ha preso una netta posizione nei confronti della sua squadra

Michael Carrick sembra davvero aver trovato la medicina giusta per curare il Manchester United. L’ennesima conferma è arrivata ieri sera, sul campo insidioso dell’Everton, dove i Red Devils hanno ottenuto la quinta vittoria in sei gare di Premier con l’ex centrocampista in panchina: 3 punti che permettono allo United di staccare in classifica Liverpool e Chelsea e di mettere nel mirino il terzo posto dell’Aston Villa, ora distante appena tre lunghezze. Una gara tutt’altro che semplice, decisa nella ripresa da un guizzo del solito Sesko, ancora una volta decisivo partendo dalla panchina e al quinto gol nelle ultime 5 partite di Premier. Carrick sta conquistando sul campo una conferma che, solo poche settimane fa, appariva un’ipotesi decisamente remota.

Tudor e la crisi del Tottenham: Spurs a rischio retrocessione

Non è invece iniziata nel migliore dei modi l’avventura di Igor Tudor sulla panchina del Tottenham. D’altronde, non ci si attendeva molto dagli Spurs, almeno in termini di risultato, considerando che di fronte avrebbero trovato la capolista Arsenal, per di più avvelenata dopo il rocambolesco pareggio in casa dell’ultima in classifica. Un pizzico d’orgoglio, misto alla voglia di non sprofondare, però, lo stesso Tudor sperava di poterlo intravedere, almeno quel tanto che basta per fare leva su qualcosa: una piccola base su cui tentare di costruire le fondamenta di una rinascita. E invece non si è visto nulla. Il Tottenham si è lasciato travolgere con la stessa facilità mostrata nell’ultimo periodo, senza accennare ad alcuna reazione, nemmeno a quella spontanea e istintiva che dovrebbe avere chi sta per affogare. Il che ha reso ancora più chiara, agli occhi di Tudor, la portata dell’impresa che lo attende. Perché il Tottenham non è soltanto una squadra da salvare dalla catastrofe rappresentata da una retrocessione in Championship — al momento gli Spurs conservano 4 punti di vantaggio sul terzultimo posto occupato dal West Ham United — ma un gruppo da ricostruire prima di tutto sotto il profilo mentale e delle ambizioni.

Tudor imbufalito dopo il ko all'esordio nel derby contro l'Arsenal

Tanto che, a fine gara, l’ex tecnico della Juventus non ha usato la carota, come ci si potrebbe aspettare da un allenatore arrivato da pochi giorni, ma è andato giù duro, senza tentare di diluire il proprio pensiero con parole accomodanti: "Ho detto ai giocatori di restare in silenzio, di tornare martedì e ripartire - ha tuonato al termine del North London derby -. Dopo questi tre o quattro allenamenti, ora occorre iniziare a lavorare più duramente di quanto abbiamo fatto finora. Cambiare le nostre abitudini, cambiare la mentalità che abbiamo come squadra. È l’unico modo per crescere". Poi il croato - evidentemente già consapevole dei problemi di disciplina che affliggono lo spogliatoio degli Spurs - ha parlato apertamente di serietà: "Sono molto triste, molto arrabbiato e provo un po’ di tutto, ma è giusto capire qual è il nostro obiettivo. Qual è l’obiettivo di questo allenatore, di questi giocatori, di questo staff? Diventare seri. Seri, non soltanto un gruppo di 20 giocatori. La medicina è guardarsi allo specchio. Ognuno di noi deve farlo e impegnarsi davvero, iniziare davvero a cambiare le proprie abitudini. Lavorare duro è l’unica strada". Resta da capire se, considerando anche che il destino del tecnico sembra già segnato e che a giugno lascerà il club, qualcuno sarà davvero disposto ad ascoltarlo.

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