© EPAA furia di giocare col fuoco, prima o poi ci si brucia. E il Tottenham, in questa stagione, sta seriamente rischiando di farsi del male. Tanto male. Gli Spurs non vincono una gara di Premier League addirittura dal 28 dicembre: 13 partite senza vittoria, di cui 5 pareggi e 8 sconfitte, 4 delle quali con Tudor in panchina. Il tecnico croato, chiamato a inizio febbraio per aggiustare una situazione che sotto Frank sembrava essersi fatta pericolosa, è riuscito invece a fare peggio del predecessore. Nessuna vittoria in Premier, ma solo un misero pareggio contro il Liverpool e 4 sconfitte, tra cui quella sanguinosissima subita domenica in casa contro una delle due rivali nella lotta per non retrocedere, il Nottingham Forest. Un 3-0 forse ancor più preoccupante della classifica stessa, perché è la perfetta fotografia di ciò che oggi sono gli Spurs: una squadra confusa e impaurita. Una formazione ritrovatasi a lottare nel fango, con giocatori evidentemente non abituati a combattere per la vita o la morte - calcisticamente parlando, ovviamente - e che al momento non sembrano nemmeno in grado di trovare dentro se stessi quell’orgoglio necessario per evitare la catastrofe. Perché di catastrofe si tratterebbe: in un calcio in cui la forza delle squadre si misura attraverso i fatturati, il Tottenham in seconda serie rappresenterebbe una sorta di cellula impazzita capace di alterare l’equilibrio del sistema. D’altronde stiamo parlando del nono club più ricco al mondo, che secondo le stime di Deloitte nella scorsa stagione ha raggiunto un fatturato di 672,6 milioni di euro.
Tudor a rischio
Un club che negli ultimi anni ha inaugurato uno degli stadi più ultramoderni d’Europa - il più recente tra i grandi impianti inglesi - e che nella passata stagione ha sollevato il secondo trofeo europeo per importanza: l’Europa League. La stagione è cominciata male - con la sconfitta in Supercoppa europea contro il Psg - è proseguita con un mercato mai davvero decollato, nel quale a fare più male sono stati soprattutto alcuni grandi rifiuti (quello di Eze, per esempio, che con il contratto già pronto ha deciso all’ultimo di cedere al corteggiamento degli acerrimi rivali dell’Arsenal), ed è stata ulteriormente condizionata da una serie incredibile di infortuni. Ma è il finale che potrebbe davvero fare la differenza: con sole sette gare ancora in calendario, gli Spurs sono quartultimi, a un solo punto dal West Ham terzultimo. Insomma, da qui in avanti qualsiasi altro errore potrebbe essere fatale. Tanto che - vista la delicatezza del momento - anche la posizione di Tudor, che però nelle ultime ore ha messo da parte le questioni professionali per stringersi attorno alla sua famiglia dopo la morte del padre, è diventata traballante.
De Zerbi per il post Tudor
Al momento è difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni: c’è l’ipotesi traghettatore, e in tal senso Adi Hütter è favorito su Harry Redknapp. La delicatezza del momento, tuttavia, impone agli Spurs riflessioni più ampie volte, nel caso, ad anticipare l’ingaggio del tecnico per la ripartenza della prossima stagione. Il nome che negli ultimi giorni sta circolando con maggiore insistenza è quello di Roberto De Zerbi. Secondo il Telegraph, già a inizio marzo vi sarebbero stati colloqui con l’allenatore italiano, oggi libero dopo la fine dell’esperienza al Marsiglia. Quello dell’ex tecnico del Brighton - nel mirino anche di altri club, come per esempio il Man United - non è ovviamente l’unico nome sul tavolo: un’altra pista importante porta infatti all’ex, mai dimenticato, Mauricio Pochettino, che proprio nelle ultime ore ha dichiarato di sentire la mancanza della Premier League. Sempre che gli Spurs la giochino il prossimo anno.
