Quando il caos sembrava poter prendere il sopravvento, Lucio non ha mai avuto bisogno di chiamarli per nome. Bastava uno sguardo, o meglio, un cenno per intimarli a strigliare i compagni. Questione di feeling, di compatibilità tecnica con il suo calcio, di una fiducia intaccabile, consolidatasi nel tempo. Non è un caso allora che, per portare a termine la missione bianconera, Spalletti spinga per l’approdo a Torino di alcuni dei suoi pretoriani più brillanti. Pretoriani, appunto: come le guardie fidate degli imperatori romani, a cui spettava il compito di proteggere il centro del potere. Da Alisson Becker ad Antonio Rudiger, passando per Lorenzo Pellegrini.
Di Gregorio bocciato, Perin...
Tre fedelissimi plasmati tra le rovine della Capitale e il manto verde di Coverciano, per tre ruoli in cui la Juve ha disperato bisogno di certezze. A cominciare proprio dalla porta, alla luce della bocciatura di Di Gregorio e del cambio di gerarchie in favore di Perin. Una scelta, comunque, a tempo, dal momento che - salvo improbabili dietrofront - quest’ultimo pare destinato a lasciare la Juve in estate per regalarsi un’altra esperienza da protagonista prima del ritiro. Del resto, Mattia ci era già andato vicino nella finestra di mercato di gennaio - col Genoa era praticamente fatta per il suo ritorno - prima che fosse lo stesso Spalletti a chiedergli di rimanere almeno fino al termine della stagione.
