"La Juve mi vuole? Spalletti fuori dal normale, con lui...": l'occasione a zero strizza l'occhio

Intanto Lucio non snocciola tabelle Champions e non parla di quote, ma di vittorie: "Certo che fa la differenza vincere le partite. Ma a questo livello c’è la ricerca del dettaglio"

TORINO - Non può stupire, considerando la dialettica di Luciano Spalletti, l’obiettivo dichiarato adesso alla squadra. Uno soltanto: tentare in tutte le maniere l’assalto al secondo posto, distante tre punti. Napoli e Milan sono a tiro. Per la Juve non può essere uguale, del resto, arrivare seconda, terza o quarta. Un concetto che Lucio ha espresso anche in conferenza stampa: “Certo che fa la differenza vincere le partite. Per essere più avanti possibile devi vincere: ti permette di consolidare, di fare un pezzettino per la prossima. Nel livello alto c’è la ricerca del dettaglio”. Lucio non snocciola tabelle Champions e non parla di quote, ma di vittorie. Basterebbe ricordare il modo in cui è riuscito ad alzare l’asticella appena varcata la porta della Continassa.

Spalletti da ufo a trascinatore

Quando il 31 ottobre si è presentato al mondo Juve, una frase ancora riecheggia su tutte: “Sì, penso che potremmo rientrare nella lotta per il primo posto e l’ho detto alla squadra. Se non credessi nelle qualità dell’organico non sarei venuto”. Allora i giocatori scrutavano Spalletti come fosse un ufo. Anche perché nel mese di ottobre la Juventus non aveva vinto neppure una partita tra campionato e Champions League: solo pareggi o schiaffoni. Lucio arriva e parla di titolo, pronuncia quella parola, toglie tensioni e chiede uno scatto di crescita a tutti quanti. Lo fa pure adesso: c’è lo scudetto del secondo posto da conquistare.

Perché rappresenta un modo per prepararsi al meglio al futuro, per pensare finalmente da Juve l’anno prossimo. A livello emotivo, quanta distanza tra lui e Antonio Conte. Il secondo, già prima della Lazio, ha firmato la resa: “Se arriviamo secondi siamo i primi dei perdenti”. Lucio, al contrario, ribalta la prospettiva: chiede questo sforzo supplementare per alzare ancora una volta l’asticella. Per allenare la mentalità, creando i presupposti per competere nel prossimo campionato.

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Pellegrini strizza l'occhio a Spalletti e alla Juve

A proposito di mentalità, ieri a Coverciano le parole di Lorenzo Pellegrini sono giunte forti e chiare alla Continassa. Dribbling sul contratto attualmente in scadenza a giugno con la Roma andato a segno, ma le considerazioni su Spalletti hanno una certa rilevanza: “Mi stima e mi vorrebbe alla Juve? Col mister ho un grande rapporto. Abbiamo vissuto dei momenti fantastici e ho apprezzato la bella persona e l’allenatore fuori dal normale che è”. Aggiungendo, com’è naturale che fosse, una postilla: “La mia felicità, però, sarebbe arrivare con la Roma tra le prime quattro. Visto che in questo momento non dipende solo da noi, ciò che possiamo fare è cercare di vincere tutte le partite rimaste, poi alla fine si vedrà”.

La stima tra Pellegrini e Spalletti, in virtù dei trascorsi in Nazionale, c’è. Non è nascosta. Così come non è un mistero che la Juve abbia inserito anche il romanista tra le occasioni a parametro zero per rinforzare la trequarti. Sarà un tema, però, di fine maggio, quando a Roma si capirà chi avrà l’ultima parola sul mercato (la querelle Ranieri-Gasperini, in un modo o in un altro, sarà risolta) e sui rinnovi più pesanti ancora in stand-by (tra questi c’è pure Celik, altro nome in orbita Juve).

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Obiettivo secondo posto: l'impresa possibile

Per Spalletti comunque, nella comunicazione con la squadra, il futuro è il secondo posto. Sarebbe un’impresa, per come è partita la Juve e per il modo in cui può chiudere. Non sarebbe certo un traguardo da festeggiare, ma alzare la tensione gli ha portato dei benefici: basti riflettere sulla crescita dei singoli, del gioco e anche sul miglioramento dei risultati. Dal gol in extremis di Gatti a Roma, in un finale che ha ribaltato gli scenari Champions, cinque vittorie nelle ultime sei uscite. Ma Spalletti ha vinto, prima di tutto, nel modo in cui ha conquistato il gruppo. Per come si è fidato dei giocatori: più riposi, più allenamenti invisibili, ritiri pre-partita light, sfuriate pressoché inesistenti, tanti dialoghi individuali e protezione pubblica per tutti.

Ha dimostrato, a 67 anni, di essere il più moderno di tutta la Serie A. La rappresentazione plastica della bontà del suo operato? Nella partita dell’allungo Champions lascia fuori dall’inizio sia Yildiz che Thuram. Non sono al meglio? Ci sono gli altri, che seconde linee non sono. I giocatori hanno fiutato lealtà, rispetto e chiarezza. Oggi in Italia nessuna squadra gioca meglio della Juve. Arrivare seconda, terza o quarta, però, cambia la prospettiva sulla reale dimensione della stagione. E prepara il terreno per provare a vincere l’anno prossimo: la Juve si fida dell’ambizione di Lucio.

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TORINO - Non può stupire, considerando la dialettica di Luciano Spalletti, l’obiettivo dichiarato adesso alla squadra. Uno soltanto: tentare in tutte le maniere l’assalto al secondo posto, distante tre punti. Napoli e Milan sono a tiro. Per la Juve non può essere uguale, del resto, arrivare seconda, terza o quarta. Un concetto che Lucio ha espresso anche in conferenza stampa: “Certo che fa la differenza vincere le partite. Per essere più avanti possibile devi vincere: ti permette di consolidare, di fare un pezzettino per la prossima. Nel livello alto c’è la ricerca del dettaglio”. Lucio non snocciola tabelle Champions e non parla di quote, ma di vittorie. Basterebbe ricordare il modo in cui è riuscito ad alzare l’asticella appena varcata la porta della Continassa.

Spalletti da ufo a trascinatore

Quando il 31 ottobre si è presentato al mondo Juve, una frase ancora riecheggia su tutte: “Sì, penso che potremmo rientrare nella lotta per il primo posto e l’ho detto alla squadra. Se non credessi nelle qualità dell’organico non sarei venuto”. Allora i giocatori scrutavano Spalletti come fosse un ufo. Anche perché nel mese di ottobre la Juventus non aveva vinto neppure una partita tra campionato e Champions League: solo pareggi o schiaffoni. Lucio arriva e parla di titolo, pronuncia quella parola, toglie tensioni e chiede uno scatto di crescita a tutti quanti. Lo fa pure adesso: c’è lo scudetto del secondo posto da conquistare.

Perché rappresenta un modo per prepararsi al meglio al futuro, per pensare finalmente da Juve l’anno prossimo. A livello emotivo, quanta distanza tra lui e Antonio Conte. Il secondo, già prima della Lazio, ha firmato la resa: “Se arriviamo secondi siamo i primi dei perdenti”. Lucio, al contrario, ribalta la prospettiva: chiede questo sforzo supplementare per alzare ancora una volta l’asticella. Per allenare la mentalità, creando i presupposti per competere nel prossimo campionato.

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