Sarà una serata entusiasmante. Lo è stata un anno fa, ci sono tutte le premesse perché stavolta sia pure più adrenalinica. E lo si può dire adesso, senza aspettare stasera, perché diciotto partite in contemporanea, una classifica che non offre certezze e che si muoverà in modo elettrizzante per novanta minuti, scrivendo in diretta il destino dei club più importanti d’Europa, sono uno spettacolo sportivo ineguagliabile. E stasera, goduria massima, lo vivremo a partire dalle 21 (magari fosse stato dalle 20 sarebbe stato più facile per i bambini convincere i genitori a stare davanti alla tv fino alla fine, ma è un altro discorso). La nuova formula della Champions League, con il classificone e il calendario “alla baraonda” funziona. Il secondo anno ha ulteriormente assottigliato il numero degli scettici. Sì, vero: resta un tot di partite inutili e un tot palesemente squilibrate, ma - parliamoci chiaro - neanche gli americani, inventori dello sport spettacolo, hanno trovato la cura giusta contro certe debolezze della “regular season” e, anzi, un turno come quello di oggi se lo sognano, con un tabellone tutto da compilare e nessuna squadra che conosce realmente la loro collocazione. D’altronde, l’imprevedibilità è il sale dello sport, l’unico spettacolo al mondo che, quando inizia, non puoi mai sapere come andrà a finire. La nuova Champions è così. Più o meno. Perché, sì, stasera è una botta di vita, ma c’è un metodo sostanzialmente infallibile per sapere in anticipo quali sono le prime dieci della classifica, anzi praticamente le prime venti. Basta prendere la classifica dei fatturati, quella della Deloitte va benissimo. E, toh, fra le prime dieci squadre in Champions ce ne sono otto della top ten nei fatturati (sarebbero 9 con il City, che è a pari punti con lo Sporting ma è undicesimo per un gol in meno).
Il calcio del popolo ricco
E nelle prime venti del classificone di coppa ce ne sono quindici delle prime venti nei guadagni. Per la cronaca, nella top ten della Champions si insinuano il Newcastle (comunque 17° per fatturato) e lo Sporting Lisbona, l’unica vera anomalia perché i suoi ricavi non entrano nemmeno nei primi trenta in Europa. Ma uno su dieci è un po’ pochino e, soprattutto, quante possibilità ha di raggiungere i quarti? Scarse, almeno stando al recente passato. L’anno scorso, per dire, ai quarti c’erano cinque squadre fra le prime dieci per fatturato e tre delle prime venti. Nel 2023-24 erano sei e due. Per trovare una squadra fuori dalla top 20 della Deloitte ai quarti di Champions bisogna andare alla stagione 2022-23, quando ce n’erano addirittura due: il Napoli e il Benfica. Entrambe eliminate lì. E nessuna squadra fuori dalla top 10 dei fatturati è mai riuscita a vincere la Champions League negli ultimi 25 anni. Sarà anche il “calcio del popolo”, ma deve essere un popolo ricco. Sarà anche il trionfo della meritocrazia, ma tra i meriti deve anche figurare un fatturato sopra il mezzo miliardo. E, attenzione, questo non è uno scandalo. Non c’è niente di immorale e neppure di ingiusto nel meccanismo: basta dirlo!
