Incontro casuale, incontro casuale, ripetono fin quasi allo sfinimento. Per carità: sarà stato anche casuale, e in effetti potrebbe pure essere stato così. D’altra parte se un allenatore famoso come Conte, appena insediatosi a Napoli, vuole parlare di mercato con un giocatore tanto chiacchierato come Buongiorno, sulla carta non sceglie un ristorante pieno di gente e a maggior ragione evita di alzarsi in piedi in mezzo alla sala per stringere la mano ad Alessandro sotto gli occhi di tutti, dai camerieri ai numerosi commensali seduti agli altri tavoli: giovedì scorso, a sera. Oltretutto a Torino, la città di entrambi, dove camminando per strada o chiudendosi in un locale trovano di continuo tifosi bianconeri o granata pronti a chiedere autografi, selfie. E a fare domande. Piuttosto lo chiama al telefono, e poi parlano di tutto per tutto il tempo che vogliono. Oppure si mettono d’accordo per incontrarsi in qualche location realmente riservata, salette appartate di hotel e ristoranti lussuosi non per comuni mortali, ingressi nascosti e parcheggi protetti per le automobili, nessun curioso, nessun tifoso tra i piedi... Per dire: quello stesso alto dirigente dell’Atalanta che nella scorsa estate era piombato da Buongiorno a Torino nel disperato, estremo tentativo di fargli cambiare idea, aveva chiesto ad Alessandro di poter incontrarlo a casa sua in gran segreto: perché in certi casi anche il tavolo di una cucina può risultare l’appoggio migliore per mostrare tutte le carte. Ma a ‘sto giro, a ‘sto giro no: in piedi davanti a tutti in un ristorante affollatissimo, Conte e Buongiorno.Aperta parentesi: a meno che Conte non volesse proprio questo, al contrario.
Il ruolo di Conte
Cioè farsi vedere apposta, mostrarsi carico a pallettoni per la nuova avventura napoletana e in pieno corteggiamento, per mandare un segnale forte e chiaro sulle ambizioni sue e del nuovo Napoli, milioni alla mano: ecco, sì, anche questo poteva esserci nel menù di giovedì scorso, chissà. Mannò, mannò, incontro casuale, incontro casuale, continuano a ripetere: Conte era dovuto tornare a Torino dopo il blitz del giorno prima a Roma per incontrare De Laurentiis, nel mentre Buongiorno stava godendo dei due giorni di riposo concessi da Spalletti e a sera era andato a cena con alcuni amici. Insomma, non si erano messi d’accordo. Potere delle coincidenze, tu pensa il mondo com’è piccolo, eccetera eccetera. «Proprio tu, qui?». «Proprio lei, mister?».
