La nuova eliminazione dell'Italia lascia un segno profondo e riapre ferite mai davvero rimarginate. Dopo il ko contro la Bosnia nella finale dei playoff per l’accesso al Mondiale 2026, il movimento calcistico azzurro si ritrova ancora una volta a fare i conti con un fallimento pesante. La sconfitta ai rigori a Zenica rappresenta l’ennesimo capitolo amaro di un percorso ormai segnato da continue delusioni. Le precedenti eliminazioni contro Svezia e Macedonia avevano già incrinato certezze e prestigio. Questa volta, però, il colpo sembra ancora più duro da assorbire. L’Italia, quattro volte campione del mondo, resta fuori da un’altra grande competizione, alimentando dubbi profondi sul futuro del sistema calcio. Ma le parole di Gravina danno una visione ancora più assurda della situazione.
Gravina e il nodo dimissioni
Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha affrontato il tema delle possibili dimissioni con toni prudenti. Dopo la partita, ha chiarito che "ci sono diverse valutazioni da fare. La parte tecnica la salvaguardo al cento per cento". Un passaggio che evidenzia come le responsabilità non ricadano sull’area sportiva guidata dal ct Gattuso, e il suo staff, o sul capo delegazione Buffon. Il presidente ha poi spostato l’attenzione sul piano istituzionale: "La parte politica riguarda invece il Consiglio federale che ho convocato per la settimana prossima".

Un momento che si preannuncia decisivo per il futuro della federazione. Gravina ha inoltre sottolineato: "Faremo delle valutazioni al nostro interno", lasciando intendere che ogni scenario resta aperto. Non manca il riferimento alle pressioni esterne: "Capisco la richiesta di dimissioni". Tuttavia, ha ribadito il rispetto delle procedure: "Sono abituato a questo esercizio, ma le valutazioni spettano di diritto al Consiglio federale come previsto dalle norme". Un messaggio chiaro, che rimanda ogni decisione a un confronto collegiale.
L’arrivo di Gravina in FIGC
All’indomani della sconfitta contro la Bosnia guidata da Sergej Barbarez, Gravina si è presentato presso la sede della FIGC. Un ingresso che non è passato inosservato, soprattutto per il tono delle sue prime dichiarazioni. Alla domanda sul suo stato d’animo, il presidente ha risposto con un sorprendente: "Come sto? Bene, bene". Parole che hanno inevitabilmente alimentato polemiche e incredulità, considerando il contesto di forte crisi. L’atmosfera attorno alla federazione è carica di tensione, mentre si attendono sviluppi concreti.
Nella giornata è prevista la definizione della data del prossimo Consiglio federale, richiesto dallo stesso presidente in conferenza. L’obiettivo è fare chiarezza su responsabilità e prospettive. Intanto, il contrasto tra la gravità della situazione sportiva e la serenità mostrata dal presidente continua a far discutere. Un’immagine che contribuisce a rendere ancora più surreale il “giorno dopo” dell’ennesimo fallimento azzurro.